Coronavirus… qui Bruxelles, senza governo e con le volpi in giro

Foggiano di nascita, belga d’adozione. Giovanni De Paola è un giornalista e comunicatore, impegnato da anni a livello internazionale . Da “fuorisede” ormai fisso, spiega – con brio – ciò che sta accadendo nella sua Bruxelles, ai tempi del Coronavirus

Ma se io avessi previsto tutto questo dati causa e pretesto, le attuali conclusioni…“. E chi lo avrebbe mai previsto. Come in quei sogni che sudi, poi ti svegli e dici uff… meno male che era solo un sogno. E invece capita che ti svegli e dici: “Ah no, non è un sogno, ma sembrava proprio….“. Per sempre tuo, per sempre tuo Cirano! Ah cavolo, no. È che, chiuso in casa, ascolto sempre musica, Guccini stavolta, e mi escono frasi a casa… cioè a caso.

Effetto-coronavirus: governo di emergenza per bloccare il contagio

Ma veniamo a noi. Qua a Bruxelles tutto a posto, si può uscire, oltre che per compere varie, anche per fare jogging o passeggiate nei parchi, con famiglia o con un amico, ma senza sostare. Senza parco non-so-stare. Se hai bambini di meno di 5 anni puoi, addirittura, prendere l’auto per portarli nel verde, nei parchi appunto. Affrontare qui in Belgio il “lockdown” (ho chiesto ai ben informati e pare che anche in Italia il termine in voga sia questo), insomma, non è durissimo. Molta libertà affidata alla responsabilità del singolo. Gran Paese. Ma come? Il Belgio conta il tasso di letalità più alto al mondo. Il 21 aprile, su più di 11 milioni di abitanti si registrano quasi 6 mila morti. Pare che detenga questo record negativo per la trasparenza e la maniera particolare di contare i morti di COVID-19: tutti i decessi avvenuti nelle case di riposo vengono archiviati come morti per coronavirus, anche quelli non sottoposti a tampone. Un altro record che la patria di Jacques Brel stava battendo è il numero di giorni senza governo, ben 541 giorni come 10 anni fa. Ma l’effetto coronavirus ha portato, dopo 454 giorni senza un esecutivo, alla formazione di un governo di emergenza che possa traghettare il Paese fuori dalla pandemica crisi.

Tutti cuochi aspettando la normalità

Un’immagine di Bruxelles prima del Coronavirus

Anche qui la domanda è: quando si tornerà alla normalità? Quando si potrà andare a fare visita alle famiglie che sono in Italia? I voli che avevamo da marzo in poi sono stati cancellati e rimborsati, nei migliori dei casi, nel peggiore è stato fatto un buono (nonna, m’hanno fatto un buono, che vor dì?). Aspettiamo, mentre il notiziario ci dice che in autunno ci sarà una seconda ondata virale, mentre un sito in cerca di click ci dice che il virus si annida nei testicoli degli uomini (come no), mentre qui si affronta la quarantena, o confinement per dirla in francese, banchettando e sperimentando ricette nuove, vini nuovi, colesterolo nuovo. La cucina, il pane fatto in casa, la pizza fatta in casa, i leit motiv della quarantena.

La volpe per strada

Come le canzoni ascoltate in loop. Menzione speciale per Giancane, brano: Ipocondria, ascoltato tante di quelle volte che più di passione musicale sembra si possa parlare di tentato suicidio acustico. A proposito di Giancane, l’altro giorno camminando sotto casa ho incrociato una volpe in pieno giorno che camminava beata, prendendosi anche lei una parte di quella strada che, in fondo, non c’è scritto da nessuna parte appartenga all’uomo. Come in tante foto, di varie parti del mondo, abbiamo visto animali riappropriarsi di luoghi che non gli erano più accessibili a causa nostra. Me’, alla fine bisogna prendere il lato positivo della quarantena e rendersi conto di come sia facile assistere a un rovesciamento radicale della realtà. Un pensiero al cambiamento climatico in corso è d’obbligo.

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