
Transizione energetica, finanziamenti per l’adattamento ai cambiamenti climatici e superamento dei combustibili fossili. Sono stati questi, in particolare, i temi al centro delle tavole rotonde che precedono il via ufficiale, previsto il 10 novembre, della Cop30. A Belém, qualche assenza “pesante” ma anche tante attese, per una Conferenza sul clima che deve fare il punto su quanto fatto finora e gettare ulteriori basi per il futuro.
Sono i padroni di casa e puntano già a prendersi la scena. La Cop30 apre oggi 10 novembre, ma il Brasile ha fretta di recitare un ruolo da protagonista nella trentesima Conferenza sul clima delle Nazioni Unite.
Una delle prime “notizie” da Belém, dove si sono già tenuti vertici alla vigilia dell’appuntamento che terrà banco fino al 21 novembre, arriva proprio dal ministero degli Esteri brasiliano: “Oltre a Cina e Unione Europea, anche Regno Unito, Canada, Cile, Germania, Francia, Messico, Armenia, Zambia e Ruanda hanno aderito alla Coalizione Aperta per la creazione di un mercato globale regolato del carbonio”.
L’iniziativa punta a integrare i diversi sistemi di scambio di emissioni attualmente in vigore nel mondo. “La Dichiarazione riconosce, pertanto, la crescente rilevanza globale dei mercati regolati del carbonio e dei meccanismi di definizione del prezzo del carbonio, nonché il ruolo di questi strumenti nel promuovere la riduzione delle emissioni e sostenere i Paesi nel raggiungimento dei propri obiettivi climatici”, si legge nel comunicato. La Coalizione Aperta “rappresenta un’iniziativa collaborativa per lo scambio di esperienze sui sistemi di monitoraggio, rendicontazione e verifica (Mrv), sulle metodologie di contabilizzazione del carbonio e sulle regole per l’uso di crediti di alta integrità, quando applicabile”.
Il TFFF

Al Vertice dei Leader di Belém è stato anche lanciato un fondo innovativo per la conservazione delle foreste tropicali e la più grande fonte internazionale di finanziamento diretto per comunità locali e popoli indigeni. Un annuncio che fa felice il WWF: l’associazione, infatti, si è pubblicamente congratulata con il Brasile e con i partner, tra cui Norvegia, Indonesia, Francia e i 34 paesi tropicali sostenitori, per la loro leadership visionaria nel lanciare il Tropical Forest Forever Facility (TFFF), un fondo innovativo per la conservazione delle foreste tropicali.
Gli investimenti annunciati hanno portato la capitalizzazione iniziale della Facility a oltre 5 miliardi di dollari. “Questo è un momento storico per i finanziamenti dedicati alla natura e al clima – commenta Kirsten Schuijt, Direttore Generale del WWF Internazionale -. Il TFFF è un punto di svolta: ricompensa i paesi affinché preservino le proprie foreste. Canalizza finanziamenti direttamente ai Popoli Indigeni e alle comunità locali, i veri custodi delle nostre foreste. Ed è progettato per essere scalabile, essere e avere grande impatto, combinando finanza pubblica, privata e filantropica per proteggere oltre 1 miliardo di ettari di foreste tropicali in più di 70 Paesi”.
La leadership e le assenze
Proposte che intendono rafforzare l’ambizione del Brasile di assumere un ruolo di leadership nei negoziati internazionali nella costruzione di un modello di transizione ecologica condiviso. Si discuterà anche di questo nei dodici giorni di summit: a dieci anni dallo storico accordo di Parigi, infatti, gli oltre 190 firmatari sono chiamati a fare il punto sulle promesse mantenute e a trasformare gli impegni in azioni concrete.
Sulla Cop30, però, pesano le grandi assenze. All’appello mancheranno molti leader dei Paesi G20, tra cui Donald Trump e Xi Jinping, rispettivamente l’11 e il 29% delle emissioni globali. E’ in questo quadro che, così come il Brasile, anche l’Unione Europea punta a ritagliarsi un ruolo importante. Lo farà forte di un accordo appena raggiunto, a fatica, sui propri obiettivi climatici al 2035 – richiesti all’Ue proprio dagli impegni di Belém – e su quelli al 2040, con la conferma (con più flessibilità) del taglio del 90% delle emissioni rispetto ai livelli del 1990.
Tra tante attese, le certezze. Quelle che l’Unicef ha già messo sul tavolo alla plenarie generale dei Leader, con l’intervento della Direttrice Generale Catherine Russell.

“Il rischio per i bambini inizia ancora prima che facciano il loro primo respiro. Per ogni aumento di un grado Celsius della temperatura, le probabilità che una donna incinta abbia un parto prematuro o il rischio di morte in utero aumentano del 5%”.
Una volta nati, le minacce continuano. Durante le ondate di calore, il corpo dei bambini si riscalda più rapidamente e sudano eccessivamente, esponendoli a un rischio maggiore. Inoltre, respirano due volte più velocemente degli adulti, il che significa che inalano più aria inquinata.
“Entro il 2050 – ha rimarcato Russell -, si prevede che l’esposizione dei bambini alle ondate di calore aumenterà di otto volte. Già oggi, un bambino su cinque vive almeno il doppio dei giorni di caldo estremo ogni anno rispetto a quando i suoi nonni erano bambini. Gli eventi climatici stanno aumentando in frequenza e gravità. La scienza è chiara su ciò che deve essere fatto. Ciò che è meno chiaro è se saremo in grado di affrontare la sfida. Il mondo agirà per proteggere i bambini?”
Una risposta c’è già: “Sappiamo cosa dobbiamo fare, ovvero ridurre urgentemente le emissioni. Una transizione energetica equa porterà enormi benefici ai bambini, riducendo l’inquinamento atmosferico, responsabile del 15% di tutti i decessi dei bambini sotto i cinque anni, e creando nuove opportunità per i giovani nell’economia verde. Dobbiamo aumentare gli investimenti nell’adattamento e nella risposta alle perdite e ai danni, in particolare – sottolinea Russell – nei servizi di base da cui dipendono i bambini per sopravvivere e crescere: salute, istruzione, acqua e servizi igienico-sanitari, alimentazione e protezione sociale”
La scienza alla base delle politiche climatiche
A proposito di scienza, c’è anche il CMCC, centro di ricerca leader globale sui cambiamenti climatici, a portare la sua esperienza internazionale alla COP30 in Brasile. Le competenze di scienziate e scienziati, gli ultimi risultati degli studi più avanzati sulle scienze del clima sono, infatti, a disposizione dei negoziati e delle politiche climatiche alla conferenza brasiliana.
Il CMCC è direttamente impegnato su alcuni dei temi più rilevanti, come le foreste e la riduzione delle emissioni, le politiche e le soluzioni di adattamento, gli impatti del clima sulla salute, la resilienza delle aree costiere. E, quotidianamente, a Belém sarà protagonista.


