
Il 26 aprile 1986 l’Europa conobbe l’incubo del nucleare, ma oggi è ancora così? L’analisi di Legambiente Puglia

Sono passati 40 anni da quella notte del 26 aprile 1986, quando il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, in Ucraina, esplose durante un test di sicurezza. L’area divenne immediatamente radioattiva e invivibile per chiunque, mentre la nube tossica che si sprigionò invase mezza Europa, spostata dai venti fino in Italia.
Una tragedia indimenticabile, che molti non ricordano più o sono troppo giovani per conoscere il terrore di quegli anni, che oggi però torna prepotentemente alla ribalta con l’intenzione di puntare di nuovo sul nucleare.
Le radiazioni e la nube tossica provocarono malattie gravissime, come tumori e leucemie, ma anche deformità bambini nati morti. Anche la Natura subì gravi danni. A distanza di anni, pur essendoci ancora alti livelli di radioattività, nelle aree colpite la natura lentamente si sta riprendendo.
Oggi, per bloccare gli effetti ancora attivi del materiale radioattivo all’interno del nocciolo del reattore, è stato costruito un sarcofago in cemento e acciaio che ricopre completamente la struttura. Per potenziare la sicurezza, nel 2016 è stata realizzata una nuova struttura che ingloba il sarcofago esistente.
Il sacrificio di Fukushima

In tempi recenti, a Fukushima, in Giappone, nel 2011 una scossa sismica di magnitudo 9 provocò un terremoto e un maremoto che colpirono violentemente la centrale nucleare, situata sulla costa, e i reattori bloccando di fatto le procedure automatiche d’emergenza e riversando in mare una parte di materiale radioattivo. L’estremo sacrificio di alcuni tecnici e operai, che nonostante le elevate radiazioni cercarono di riattivare tutti i sistemi, probabilmente evitò ulteriori danni alle persone e all’ambiente.
Il nucleare in Italia

“In Italia, due referendum popolari avrebbero dovuto chiudere definitivamente la strada al nucleare nella politica energetica nazionale – ricorda Legambiente – Nel novembre 1987, il voto favorevole di oltre l’80% dei partecipanti ai tre quesiti referendari portò al blocco dei programmi nucleari e alla progressiva dismissione degli impianti esistenti. Nel giugno 2011, il 94% dei votanti confermò la volontà di impedire la ripartenza di nuovi programmi nucleari. Il referendum del 1987 ebbe anche l’effetto di fermare i progetti di impianti nucleari previsti in Puglia, nelle aree costiere di Carovigno e Avetrana. Oggi quelle stesse aree costiere, individuate allora per la sola disponibilità di acqua marina da utilizzare nei sistemi di raffreddamento e per una presunta facilità di consenso, rappresentano una straordinaria risorsa naturale, ambientale, turistica ed economica per la Puglia.”.
La riconversione della centrale termoelettrica a carbone ENEL di Brindisi era un primo passo: la transizione, prevista entro il 2025, è stata però spostata al 2038, perché il governo la considera una “riserva fredda”. Questo “alimenta – continua Legambiente – gravi preoccupazioni sulla possibilità che proprio Brindisi venga considerata come sito per la localizzazione di uno degli SMR, ovvero Small Modular Reactors, piccoli reattori modulari fino a 300 MW, previsti in Italia.”.
Gli SMR
Si tratta di piccoli impianti modulari, che nel mondo occidentale non sono stati finora realizzati, per produrre energia nucleare. Sono costruiti in fabbrica e assemblati in loco; in questo modo si abbattono i costi di costruzione. Utilizzano sistemi di sicurezza passivi che sfruttano leggi fisiche, riducendo così gli interventi umani e l’utilizzo di fonti di energia esterni.
Questi sistemi sono oggi operativi in Russia e in Cina. Secondo Legambiente, “i costi stimati di generazione risultano da tre a quattro volte superiori rispetto ai sistemi basati su rinnovabili e accumulo. Secondo la sintesi della presentazione WNISR 2025, The World Nuclear Industry Status Report – continua Legambiente – i Paesi con reattori operativi sono diminuiti da 32 a 31, quelli impegnati nella costruzione di nuovi reattori sono scesi da 13 a 11 e, fuori dalla Cina, il saldo tra nuovi avviamenti e chiusure dal 2005 è fortemente negativo, con 48 reattori in meno.”.
Il nucleare oggi

Secondo le stime, oggi l’Italia acquista circa il 16% di energia elettrica per il fabbisogno nazionale dalle centrali nucleari francesi, svizzere e slovene, spendendo circa 10 miliardi di euro all’anno. Per ridurre questi costi e diventare indipendente, il governo sta puntando al ritorno del nucleare. Per questo motivo, ENEA sta eseguendo dei test, nel Lazio, insieme ad altri Paesi europei, per sviluppare nuove generazioni di centrali nucleari più sicure e più efficienti. Le prime strutture potrebbero essere operative dal 2050.
Fissione e fusione?
Il nucleare è considerato fondamentale perché produce enormi quantità di energia. Questa energia fino ad oggi è stata prodotta attraverso la fissione. Queste sistema permette di dividere gli atomi: un neutrone colpisce un atomo pesante frammentandolo, innescando una reazione a catena. Ma così si producono scorie radioattive che restano pericolose anche per migliaia di anni.
Con la fusione, invece, due atomi vengono spinti, a temperature altissime, ad unirsi, quindi a fondersi. Non produce scorie, ma solo piccole quantità di elio. In caso di pericolo, la reazione si spegnerebbe istantaneamente, evitando l’esplosione. Questo è quanto avviene nel Sole e nelle stelle.
Tra gli anni ‘80 e ‘90 si parlò di fusione fredda, ovvero produrre energia infinita a temperatura ambiente. Dopo che un esperimento che avrebbe prodotto energia pulita e gratuita, i successivi test e verifiche avrebbero smentito i risultati. Ma questa soluzione attualmente è teorica nonostante alcune linee di ricerca.
Le rinnovabili restano il futuro, oggi
Detto questo, le energie rinnovabili, come sole, vento e acqua, ma anche idrogeno, e di conseguenza i sistemi di accumulo di energia, restano il punto di riferimento attuale, il futuro oggi. Sono fonti inesauribili che non richiedono particolari strutture o accortezze. Servono solo finanziamenti statali per permettere la riqualificazione degli impianti esistenti e la riconversione di alcune strutture, perché gli sforzi dei privati non bastano.
“Solo a Brindisi – conclude Legambiente – se si desse realmente seguito ai progetti e agli investimenti, in gran parte privati, contenuti nelle 61 manifestazioni di interesse presentate nell’ambito dell’Accordo di programma per l’area di crisi complessa, si potrebbero creare migliaia di posti di lavoro e avviare uno sviluppo autopropulsivo fondato sulle risorse locali. Il nucleare non è in grado di svolgere un ruolo trainante nella transizione energetica globale, se non in contesti molto specifici e fortemente centralizzati. Al contrario, solare, eolico, accumuli, efficienza energetica, reti intelligenti e comunità energetiche stanno già cambiando l’equazione energetica, con velocità, scalabilità e costi incompatibili con i modelli industriali del nucleare tradizionale e modulare.”.


