Caldo, strage di cozze a Taranto

Le alte temperature riscaldano il mare, uccidendo gli apprezzati molluschi tarantini, lasciando così campo libero alle produzioni estere

 

Il gran caldo di agosto e l’assenza di precipitazioni ha devastato molte colture. Anche gli allevamenti marini hanno subito gli effetti dell’estate bollente. Le pregiate cozze tarantine hanno subito un forte contraccolpo a causa dei cambiamenti climatici, provocandone la perdita fino al 70%.

È quanto denuncia Coldiretti Puglia che segnala, strettamente connesse alla moria di cozze, la mancanza di plancton, l’assenza di una politica di valorizzazione e promozione delle qualità straordinarie delle cozze di Taranto e il sovrappopolamento con il calo dei consumi, su cui incidono tra l’altro le importazioni dall’estero.

«Le alte temperature hanno causato una vera e propria strage di cozze tarantine. Gli operatori hanno denunciato perdite di prodotto tra il 40 ed il 45% fino a raggiungere punte del 70%. L’afa eccezionale con la tropicalizzazione del clima ha determinato un innalzamento delle temperature dei mari fino a valori che nelle acque vicino alla costa hanno raggiunto i 35°C e l’assoluta mancanza di piogge che tendono a raffreddare le acque del mare ha portato alla fermentazione delle alghe, privando l’acqua di ossigeno e portando alla moria di pesci e molluschi presenti negli impianti, oltre alla mancanza di plancton» denuncia Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Taranto.

“Il mercato è invaso di contro di cozze provenienti da Grecia e Spagna – denuncia Coldiretti Puglia –  perché il settore soffre la concorrenza sleale del prodotto importato dall’estero e spacciato come italiano, soprattutto nella ristorazione, a causa dell’assenza dell’obbligo di etichettatura dell’origine. Ad oggi, infatti, l’unico strumento per invertire la crescente dipendenza italiana dall’importazione, che ha superato il 76% è rappresentato dall’acquacoltura, che invece – aggiunge Coldiretti Puglia – viene penalizzata dalla mancanza di certezze e da una grave assenza di norme che ne consentano lo sviluppo. La produzione ittica derivante dall’attività della pesca è da anni in calo e quella dell’acquacoltura resta stabile, non riuscendo a compensare i vuoti di mercato creati dell’attività tradizionale di cattura. Una rinascita che passa per il mercato, e sulla quale Coldiretti sta cercando di impegnarsi a fondo, facendo partire iniziative che hanno come obiettivo la semplificazione, la promozione e la tracciabilità.”.

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