Biossido di titanio: ecco le nuove costruzioni green

Questo rivestimento esposto al sole degrada gli inquinanti atmosferici purificando l’aria inquinata delle nostre città

Il biossido di titanio mangia lo smog. A sostenerlo Cecere Management, realtà imprenditoriale italiana che con i progetti “Nunziare” ha trovato un modo per far “respirare” i fabbricati. In una nota, la holding spiega che “i fabbricati infatti, sono responsabili attualmente di circa il 40% delle emissioni di Co2 in atmosfera e l’industria dell’edilizia e delle costruzioni è ben lontana dal raggiungimento degli obiettivi del 2030 contenuti nell’accordo di Parigi.”.

“Per affrontare il problema dell’inquinamento la scienza è alla continua ricerca di nuovi modi per rimuovere più inquinanti dall’atmosfera: i fotocatalizzatori, come il biossido di titanio, sono un ottimo modo per farlo, specialmente se utilizzati sulle facciate degli edifici.”.

“Alcuni istituti di ricerca italiani hanno testato che 1 mq di questo rivestimento riesce a depurare, in 8 ore d’esposizione al sole o luce artificiale, fino a 72 mc d’aria, quindi circa 1000 m2 di facciata, trattata con biossido di titanio, ha la capacità di purificare l’aria in misura paragonabile a un bosco delle dimensioni di un campo da calcio, oppure di eliminare gli ossidi di azoto (NOx) emessi da 70 automobili nel corso di un’intera giornata.”.

“Un’ulteriore arma che il gruppo Cecere Management sta già adottando per contrastare lo smog urbano è la “forestazione” degli edifici. Le piante, per natura, assorbono Co2 e purificano l’aria in cui viviamo da diverse sostanze inquinanti. Inoltre, la vegetazione è una barriera naturale al rumore e garantisce un corretto deflusso delle acque piovane sul terreno. Risulta perciò di fondamentale importanza dotare gli edifici di spazi verdi con essenze arboree adatte a garantire un elevato assorbimento di C02 dall’area.”.

L’azienda acquista “fabbricati obsoleti che vengono abbattuti e ricostruiti a basso impatto ambientale, attraverso una bonifica dello spazio (anche da eventuale amianto), con l’obiettivo di creare complessi residenziali che vengono poi venduti direttamente dalla stessa azienda tramite vari mezzi di comunicazione e social network.”.

“Al momento della demolizione dei fabbricati, inizia il processo “ecosostenibile” attraverso il recupero dei materiali di demolizione. Ad esempio, sotto la parte rimasta dell’edificio abbattuto (la base di cemento) viene inserito un sistema di trincee drenanti per il mantenimento delle falde acquifere e vengono costruiti serbatoi di accumulo dell’acqua piovana. In costruzione, l’isolamento viene effettuato attraverso monoblocchi di polistirolo i fori finestra, tra gli infissi e le pareti esterne. Inoltre, tra i piani vengono posti dei blocchi di EPS per evitare dispersione di calore e per garantire insonorizzazione.”.

“Per quanto riguarda la parte impiantistica: fotovoltaico, solare-termico, domotica attraverso l’app da loro stessi sviluppata (Nunziare) che, tramite il controllo remoto, gestisce calore, luce e ogni necessità dell’abitazione. L’app è in grado di fornire anche un report dei consumi e funziona anche con diversi avvisi (per esempio, avvisa se una presa di corrente è rimasta attiva per troppo tempo, oppure avvisa che la stessa lampada è accesa da diverso tempo. Tutte queste azioni portano ad un complesso abitativo finale di classe A3/A4 (A4 significa zero emissioni): costruire a “impatto zero” significa infatti garantire il minore consumo possibile per le abitazioni. Anche in fase strutturale si limitano al minimo le emissioni di Co2.”.

“La sostenibilità edile si vede anche nelle scelte più specifiche del capitolato: vengono scelti infissi in pvc non solo perché isola meglio, ma perché in fase di abbattimento futuro dell’edificio è un materiale che potrà essere riutilizzato.”.

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