La Rainbow Warrior, nave simbolo di Greenpeace, ha raggiunto l’Isola del Giglio per mandare un messaggio al governo che ha deciso di trasferire a Genova il relitto della Costa Concordia. Greenpeace ha sempre chiesto lo smaltimento della nave nell’arcipelago toscano: una scelta che, secondo l’associazione, avrebbe minimizzato i rischi ambientali.
Sulla nave di Greenpeace, posizionata non lontano dal relitto, sono iniziati a comparire dei messaggi luminosi composti con luci a led con le domande che l’organizzazione sta facendo da mesi e alle quali non è stata data risposta. Interrogativi come Un altro disastro, quanto ci Costa? e In mare aperto per 5 giorni?.
Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia: «Non sappiamo cosa accadrebbe se, com’è già successo, durante il traino si dovesse staccare un altro cassone. Non conosciamo previsioni meteo davvero affidabili a cinque giorni (tanto, e forse più, ci vorrà per portare la Concordia a Genova) e non abbiamo certezze su come saranno limitati i rischi di rilascio dei liquidi pericolosi o contaminati che sono dentro il relitto. Infine, non sappiamo con quali garanzie avverrà a Genova la rottamazione della Concordia che deve rispettare le norme comunitarie».
Greenpeace e Legambiente seguiranno via mare le operazioni, a bordo di un’imbarcazione messa a disposizione dalla Fondazione Exodus. La fondazione di Don Antonio Mazzi, nella sua sede all’Isola d’Elba, propone programmi educativi rivolti a ragazzi in difficoltà. «Verificheremo che non avvengano rilasci di sostanze inquinanti durante il trasporto. Nei serbatoi della nave si trova ancora una grande quantità di idrocarburi e altre sostanze dannose in grado di minacciare l’ecosistema marino», affermano gli ambientalisti.
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