Le campane di Agnone: la visita al Museo Marinelli tra i rintocchi della storia

La visione di un filmato che ripercorre tutte le fasi di lavorazione di una campana. E poi, l’accompagnamento di una guida esperta, per trasportare all’interno delle sale del museo dove sono riproposti modelli, antichi attrezzi, e calchi per la decorazione delle campane. E’ la suggestione della visita al Museo Marinelli, attiguo alla Fonderia Marinelli, che opera ad Agnone sin dal medioevo in quello che è ormai per tutti “il paese delle campane”

 

“Una struttura medievale ferma nel tempo”. L’ultimo atto della visita si compie in fonderia. Niente immagini, nessun flash, neppure video. Solo i racconti di chi ha ereditato una storia quasi millenaria e ne trasmette la passione. Agnone, provincia di Isernia, Molise. Conosciuto come “il paese delle campane”. Perché qui sopravvive la più antica fonderia italiana che da otto secoli, ininterrottamente, di padre in figlio, tramanda quest’arte antica: la “Pontificia fonderia di campane Marinelli”.

Un fascino senza tempo

“Un luogo senza tempo: qualsiasi operazione nella fonderia è mano dell’uomo”. C’è la poesia che emerge nella visita guidata all’interno del museo intitolato a Giovanni Paolo II. Il motivo della scelta è molto presente nei saloni: si rincorrono, infatti, le immagini che immortalano la storica visita nella fonderia di Karol Woityla, nel marzo 1995. Ma il legame con il Vaticano è consolidato anche da un altro momento significativo per la storia firmata Marinelli: il 1924, l’anno in cui Papa Pio XI concesse alla famiglia Marinelli il privilegio di effigiarsi dello Stemma Pontificio.

Il nome di Agnone, pertanto, non può che legarsi a questa dinastia che ha reso l’antica città sannita, attualmente un comune di 5200 abitanti, nella sede di quello che si presume sia il più antico stabilimento al mondo per la fabbricazione delle campane. Proprio nel Museo Marinelli, infatti, è conservato un raro esemplare di campana gotica che la tradizione vuole sia stata fusa 1000 anni fa, ad Agnone.

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Come si realizza una campana

Ma quello che coinvolge, nel tour tra parole, immagini e rintocchi è anche la sorpresa nello scoprire davvero come si crea una campana. “Per realizzarla occorrono procedure molto complesse, esperienza secolare e tempi tecnici di lavorazione  di circa tre mesi. Il procedimento è lo stesso in uso nel Medioevo e si avvale degli stessi mezzi e materiali”.

Si parte dalla costruzione di un elaborato modello composto da anima, falsa campana e mantello.. L’anima è in sostanza una sagoma di legno: si prepara una costruzione in mattoni ricoperta d’argilla corrispondente all’interno della campana. C’è poi il momento in cui si realizza la ‘Falsa campana’: sull’anima, rivestita di argilla sino a ottenere una superficie levigata, si applicano le iscrizioni dedicatorie, le immagini e i fregi artistici in cera. A seguire, il mantello: sulla falsa campana si applicano alcuni strati di argilla di diversa raffinatezza e consistenza sino allo spessore desiderato.

La forma così completata si cuoce con la tecnica della cera persa (la cera si scioglie col calore lasciando impressa in negativo all’interno del mantello, la composizione artistica).

A questo punto si solleva il mantello e, dopo aver distrutto la falsa campana, lo si ricolloca sull’anima. Il modello viene interrato nel fosso di colata dove avviene la fusione del metallo a 1200° C. Il bronzo liquefatto viene versato nelle singole forme, riempiendo lo spazio libero creato tra l’anima e il mantello. Dopo un lento raffreddamento la campana è estratta dal fosso di colata, liberata dall’anima e dal mantello, viene ripulita e cesellata. Vi si applica poi il battaglio di ferro e si provvede al collaudo musicale.

Il lavoro

“Due minuti e venti secondi di colata valgono un anno di lavoro”. Il procedimento tecnico, dopo la visita, appare chiaro e preciso. Ma solo attraverso le parole di chi, ancora oggi, vive quei centoquaranta secondi tra l’orgoglio e la soddisfazione di un’opera d’arte e il terrore di demolire una lunga lavorazione, si coglie davvero il senso di una ‘missione’.

La vita quotidiana

E si apprezza maggiormente quello che, di fatto, “deve essere considerato non un semplice oggetto ma un vero strumento musicale”. Del resto, la campana “è un po’ la colonna sonora della nostra esistenza – ribadiscono costantemente nella fonderia -. Le campane a festa per celebrare qualcosa di bello, quelle a lutto per piangere, le porte della città che si chiudevano al suono della campana… La nostra vita quotidiana è stata, e in alcuni casi è ancora, segnata dal suono delle campane”.

Eppure, c’è una figura che ha dovuto soccombere anche in un ambito che vive con le stesse ‘regole’ del Medioevo: “Il campanaro è stato sostituito all’aggressione della elettrificazione”.

La suggestione

Se ci sono dei termini che possono sintetizzare la visita al Museo Marinelli, sono sicuramente “passione” e “fascino”. La prima è quella che si coglie già all’ingresso, scrutando i volti dei fratelli Marinelli e di tutti coloro che fanno parte di questa dinastia – famiglia. Il fascino, invece, lo trasmettono racconti, aneddoti, l’officina e tutti gli strumenti che riempiono, festosamente, quello stabile – anche un po’ nascosto – di Agnone.  E soprattutto, quella lavorazione, quella colata, quel forno nascondono anche un segreto: uscendo dal Museo non si ascolterà mai più superficialmente un rintocco di campana. Ma il pensiero andrà a tutto quello che c’è dietro quel suono. E all’anima, intesa come sagoma ma non solo.

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