
Dati sulla qualità dell’aria a Bari che schizzano verso l’alto in estate. Come monitorare il livello delle emissioni inquinanti? Nostra intervista al presidente dell’associazione Energy Managers, ing. Pasquale Capezzuto
Qual è lo stato di salute dell’aria a Bari? Domanda legittima, se pensiamo che il trend più che positivo dei dati relativi al flusso turistico di questa estate porta con sé un inevitabile aumento di emissioni di sostanze inquinanti prodotte da aerei, traghetti, navi da crociera, pullman turistici e auto che passano sul nostro territorio.
Dai dati ambientali ARPA Puglia del mese di giugno 2023 – unici dati disponibili ad oggi per il periodo estivo – si ricava che mentre nei mesi invernali e primaverili non vi sono superamenti di PM10 (polveri sottili), nel mese di giugno sono stati rilevati picchi di superamento dei limiti. E sicuramente luglio e agosto hanno registrati aumenti ancora maggiori, se guardiamo il trend degli stessi mesi nel 2022. Il sito dell’ARPA Puglia, però, presenta dati difficili da scaricare e di difficile lettura per i non addetti. Questa situazione delinea una mancanza di trasparenza nell’informazione ai cittadini circa la qualità dell’aria.
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Andare oltre i semplici dati si può?
Dunque si dovrebbe investigare sulle fonti di inquinamento dell’aria a Bari nel periodo delle vacanze e, possibilmente, monitorare con particolare attenzione il Porto (al cui interno manca una stazione di monitoraggio e ci si affida ai dati di quella situata nel CUS) e alle emissioni all’aeroporto Karol Woytila, privo di una sua stazione, quindi di dati. La stessa relazione annuale sulla qualità dell’aria presente sul sito del Comune di Bari è ferma al 2021 e nella stessa non si trovano valutazioni sulle cause e fonti e di inquinamento bensì solo una fotografia della situazione. Vorremmo conoscere il parere del direttore di ARPA Puglia, Vito Bruno, di Ugo Patroni Griffi, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale, e di Antonio Vasile, presidente di Aeroporti di Puglia.

Sull’argomento, intanto, Ambien&Ambienti ha sentito l’ing. Pasquale Capezzuto, Presidente dell’Associazione Energy Managers – associazione tecnico-scientifica senza fini di lucro di professionisti per la promozione dello sviluppo sostenibile e l’uso razione dell’energia – e della Commissione UNI 058 città, comunità e infrastrutture sostenibili – che si occupa della redazione di norme nazionali sulle citta’ sostenibili, resilienti e smart e del recepimento delle norme internazionali e europee -.
Capezzuto: “Tenere sotto controllo alcuni parametri più di altri”
Ingegner Capezzuto, ARPA monitora le caratteristiche ambientali di molte città italiane. Per Bari quali sono le aree interessate da centraline di monitoraggio e quali sono i parametri ambientali indagati?
La Rete Regionale di Rilevamento della Qualità dell’Aria , così come definita dalla D.G.R. 2420 del 16.12.2013, è composta da 53 stazioni fisse (di cui 41 di proprietà pubblica e 12 private), dislocate dove maggiori sono le sorgenti di emissione di sostanze pericolose (dati ARPA Puglia). La RRQA rispetta i criteri sulla localizzazione fissati dal D. Lgs. 155/10 e dalla Linea Guida per l’individuazione della rete di monitoraggio della qualità dell’aria redatta dal Gruppo di lavoro costituito nell’ambito del Coordinamento ex art. 20 del d.lgs. 155/2010. A queste 53 stazioni se ne aggiungono altre 9, di interesse locale.
La rete regionale rileva i seguenti parametri: PM10 (polveri fini), PM2,5 (particolato), NO2 (biossido di azoto), O3 (ozono), C6H6 (benzene), CO (monossido di carbonio), SO2 (anidride solforosa). Non tutte le stazioni monitorano tutti i parametri citati, ad esempio su Bari non viene monitorato l’SO2.
Quali fra questi parametri sono importanti e possono destare preoccupazione?
I parametri da tenere sotto controllo in città sono il PM10, PM2,5, NO2, O3, C6H6, CO, SO2, non solo in relazione alle attività industriali in senso lato e al traffico veicolare nella nostra città. Dobbiamo considerare anche la presenza di attività portuali e aeroportuali.

Teniamo conto che i combustibili utilizzati dai motori marini delle navi emettono principalmente SO2, PM2,5 e PM10 e quindi sono questi i parametri che devono essere oggetto di attenzione particolare. Ovviamente la CO2 emessa è un elemento che non contribuisce agli obiettivi globali di decarbonizzazione nazionali e europei.
Ci sono mesi più critici sotto il profilo ambientale per Bari? Quali sono i parametri rilevati e a cosa posso ricondursi?
Nel mese di giugno 2023 si rileva un superamento del limite di legge del PM10. Analogamente è avvenuto l’anno precedente per i mesi estivi. È dunque in atto una tendenza all’aumento dei valori? L’ARPA Puglia dovrebbe effettuare le opportune indagini per verificare se non sia in atto una tendenza ad un progressivo peggioramento della qualità dell’aria cittadina.
Dati poco chiari e non sempre aggiornati, cittadini disorientati
Il sistema di monitoraggio è di facile comprensione e acquisizione per chi voglia esaminare i dati?
In primis, la DGR nr. 1111/2009 ha affidato ad ARPA Puglia la gestione, l’implementazione e l’aggiornamento dell’Inventario Regionale delle emissioni in atmosfera conformemente a quanto previsto dalla normativa vigente (art. 22 D.Lsg 155/2010). L’inventario disponibile sul sito del Catasto Emissioni Territoriali della regione Puglia presente sul sito dell’ARPA richiede però la partita IVA per la consultazione, mentre i dati presenti forniti dall’ INEMAR (Inventario Regionale delle Emissioni in atmosfera) sempre sul sito ARPA Puglia presentano un report fermo al 2015.
I dati mensili e le relazioni sulla qualità dell’aria sul sito ARPA attualmente non sono accessibili, ma dal sito del Comune di Bari si può accedere a dati relativamente recenti, dato che si fermano a giugno 2023. Quanto alle le relazioni annuali, queste sono ferme al 2021.
Dunque oggi l’accesso ai dati non è di facile accessibilità né per gli addetti ai lavori né per i cittadini. L’informazione puntuale e chiara su tali temi consentirebbe ai cittadini di eliminare ogni dubbio su eventuali situazioni di pericolo o di danno per la salute.
Porto di Bari osservato speciale
Sappiamo che nei mesi primaverili e invernali non vi è superamento del PM10, mentre questo è stato registrato a giugno di quest’anno. A cosa può essere addebitare? Ci sono attività o comportamenti (come l’aumento del traffico veicolare) che sono responsabili di emissioni nocive e che, magari solo in estate, provocano superamenti delle soglie limite?
Gli ottimi dati relativi al traffico portuale rilevabili dal web mostrano una crescita costante dei flussi negli anni. I “passeggeri traghetti” sono aumentati del 233,6% rispetto al 2022. E continua a crescere in maniera esponenziale il traffico crocieristico che, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, segna un aumento del 13239,9%. Il trasporto marittimo e il conseguente trasporto su strada costituiscono le fonti principali di emissioni derivanti dalle attività portuali.
Dunque il porto osservato speciale?
Sì, perché va anche considerato l’aumento del traffico merci. Rispetto al periodo gennaio-agosto 2020 nel 2023 lo scalo del capoluogo di regione ha gestito merci, pari al +49,6% rispetto allo stesso periodo del 2022. Una crescita considerevole che supera, in tutti i comparti merci, anche le statistiche del 2019, anno pre-pandemia. Ma l’aumento di navi significa aumento di emissioni inquinanti. Certo è in atto una lenta campagna di sostituzione degli attuali combustibili con quelli a gnl o biocombustibili, ma le navi utilizzano carburanti ancora molto inquinanti.

Un altro elemento negativo è che ad oggi non è stata realizzata l’elettrificazione delle banchine del porto, soluzione che riduce notevolmente le emissioni durante la sosta in porto. Attualmente per produrre l’energia elettrica necessaria al suo funzionamento, una nave è costretta a tenere acceso il motore marino, che consuma molto carburante aumentando così le emissioni inquinanti.
Purtroppo, per le emissioni derivanti dalla presenza dell’aeroporto non si hanno notizie, considerando però che il kerosene usato dagli aerei è un combustibile molto meno inquinante ma che il traffico passeggeri e merci è’ anch’esso considerevole.
Altro elemento da tenere in considerazione è l’ormai costante incursione dell’alta pressione con le conseguenti condizioni meteo di calma dei mesi estivi, che hanno modificato le favorevoli condizioni dei nostri venti prevalenti. La concomitanza di elementi strutturali come l’aumento progressivo delle presenze nella città e i fenomeni di intasamento del traffico veicolare dovuti anche al restringimento delle corsie stradali e alle zone 30 e alla accentuata mancanza di parcheggi, quindi ad una rallentata circolazione locale (vedi i valori di PM2,5 della stazione Cavour gennaio 2023), tenendo conto che non vi sono dati rilevati derivati da un piano urbano del traffico o dall’ aggiornamenti del PUMS, porterebbero a ipotizzare una possibile correlazione tra tali fenomeni e l’aumento progressivo dei valori dei parametri.
Ecco perché è necessario indagare sui fenomeni in atto, in modo da fornire ai non addetti ai lavori dati precisi e fugare ogni dubbio o incertezza o eventualmente porre mano a interventi correttivi.
Più centraline di monitoraggio, anche all’aeroporto
Dove pensa che occorra verificare gli effettivi superamenti delle soglie di alcuni parametri per poi investigarne le fonti? Come si dovrebbe intervenire?
Non essendo un esperto del settore ma solo un osservatore di fenomeni, e utilizzando il filtro della sostenibilità, ritengo che ARPA Puglia debba investigare le cause degli aumenti rilevati e la possibile localizzazione delle sorgenti di emissione, per rassicurare la cittadinanza e stabilire le dovute correlazioni. Spesso la sfiducia della gente verso le istituzioni e la Pubblica Amministrazione dipende proprio da una insufficiente o poco chiara comunicazione.
Quanto alle aree da monitorare con particolare attenzione, oltre all’aeroporto dove andrebbe installata una centralina di monitoraggio delle sostanze pericolose, credo che vada riservata particolare attenzione all’area del Porto, anche installando opportunamente una stazione di rilevamento a Bari di SO2. E’ da verificare se la stazione attualmente di riferimento installata presso il CUS Bari possa fornire dati significativi per la stazione portuale. La realizzazione di una cabina elettrica di alimentazione dedicata alla elettrificazione delle banchine del porto, come avvenuto nell’area portuale e fieristica di Genova, potrebbe contribuire ad una consistente riduzione delle emissioni in atmosfera.


