Mare di Puglia: una strategia per lo sviluppo del territorio pugliese

Il mare di Puglia è una risorsa economica strategica e sostenibile per la quale c’è bisogno di politiche e attività di salvaguardia e un cambiamento culturale.

Un momento del forum sulla blue economy

Il confronto fra esperti, operatori del settore ed istituzioni sulle potenzialità ed opportunità del mare di Puglia ha messo in evidenza punti di forza e debolezza. Se ne sta parlando in questi giorno a Bari al Forum Il mare di Puglia, in programma fino a sabato 24 marzo alla Fiera del Levante (pad. Regione Puglia)  e dedicato alla blue economy.

Il mare di Puglia è una risorsa economica strategica

Il mare di Puglia è una risorsa economica strategica. L’export dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura cresce del 33% nel 2017 rispetto all’anno precedente. La Puglia è anche terza regione per quantitativo di specie ittiche pescate, seconda per fatturato e la regione meridionale con il maggior numero d’impianti (131). La Puglia si posiziona all’8° posto a livello nazionale in costante crescita negli ultimi anni. “Sono indicatori che consideriamo un punto di partenza, un potenziale da moltiplicare con la sostenibilità. È questo il senso del nostro impegno” ha commentato Michele Mazzarano, assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia, annunciando la redazione del Piano strategico del mare e la realizzazione della prima Fiera del mare entro un anno.

Il mare di Puglia è anche zona economica speciale e sostenibile

Mare di Puglia mar piccolo Taranto
Nell’area del Mar piccolo di Taranto la pesca presenta alcune criticità

La Regione Puglia sta lavorando per la realizzazione di zone economiche speciali sostenibili nel mare di Puglia. E’ stata già definita la perimentrazione delle aree nelle zone economiche speciali (Zes) del mar Jonio e Adriatico meridionale, dalle quali sono state escluse le attività industriali con emissioni in atmosfera. S’intende attrarre investimenti di attività industriali legate ai porti.

La Giunta regionale ha approvato anche la delibera su blue economy e strategia per la specializzazione intelligente. Il provvedimento interessa tutte le attività legate al mare di Puglia, dalla pesca all’acquacoltura, al trasporto marittimo alla cantieristica e ricomprende energie degli oceani, biotecnologie blu, turismo costiero e marittimo. Anche l’Unioncamare Puglia da qualche anno dedica il proprio padiglione all’economia del mare di Puglia durante la Fiera del Levante.

Il mare di Puglia offre anche nuove opportunità di formazione e lavoro

Il progetto “Bari Blue Growth” permetterà a giovani baresi tra i 18 e 25 anni di seguire un percorso di emersione, attivazione e professionalizzazione sulle filiere del mare di Puglia e dello sviluppo territoriale. L’iniziativa è promossa da 5 associazioni baresi in collaborazione con il Comune di Bari e finanziata nell’ambito del bando Restart dell’ANCI. L’offerta formativa riguarderà gli sport acquatici. In particolare, saranno formate le figure professionali dell‘istruttore di vela e windsurf. E’ previsto, inoltre, un percorso teorico-pratico di cantieristica navale della durata di un mese sulla realizzazione di un nuovo modello di deriva a filiera corta. Ci saranno anche visite guidate, laboratori culturali sulle culture del mare, seminari e workshop sul tema della costa e del paesaggio. Il progetto sosterrà nuove idee d’impresa nel settore con l’attribuzione di quattro premi per la start-up.

La pesca nel mare di Puglia mostra esempi e criticità

Ci sono anche esperienze di pesca sostenibile nel mare pugliese. L’area marina protetta di Torre Guaceto, per esempio, è diventata una best practice di pesca sperimentale che ha dato vita ad un protocollo condiviso per la rigenerazione della popolazione ittica. Anche la cooperativa dei pescatori di Monopoli è un altro esempio di sostenibilità sospendendo la pesca dell’alalunga per non incorrere nel novellame del pesce spada.

L’analisi della situazione presenta anche criticità nel Mar Piccolo di Taranto e alcune zone di Brindisi. Occorre adottare politiche e attività per salvaguardare le aree migliori che rappresentano una grande ricchezza economica per la pesca e l’acquacoltura. «Ci sono ambienti e aree dove molte specie ittiche pregiate si riproducono e creano una diffusione di esemplari giovani. E’ necessario individuare le aree più importanti che svolgono un ruolo essenziale per il mantenimento della biodiversità e intervenire con gli aspetti normativi» ha detto Angelo Tursi, docente di ecologia dell’Università di Bari.

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Il modello sostenibile per il mare pugliese è un cambiamento culturale.

E’ necessario anche un modello sostenibile per la pesca ed acquacoltura nel mare di Puglia che implichi un cambiamento culturale. Bisogna consumare pesce di taglia maggiore e praticare la pesca dopo che le specie ittiche si siano riprodotte almeno una volta. «E’ sufficiente seguire una serie di regole precise – sostiene Pino Lembo dell’Istituto di ricerca ed acquacoltura Coispa – per non impoverire il mare di Puglia di risorse e disporre di quantità maggiori di prodotti».

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