Depuratori, a rischio non solo il mare

Turismo a rischio per via di depuratori che inquinerebbero le acque del Mar Jonio? Il parere del prof. Mario del Prete (Università della Basilicata)

Il turismo, sostenuto dalle brillanti politiche degli ultimi anni portate avanti in maniera trasversale ed integrata tra valorizzazione del paesaggio, dei beni culturali, delle risorse agricole, delle vie dell’olio e del vino, sarebbe a rischio per via di depuratori che inquinerebbero le acque del Mar Jonio. 

mario del prete
Il prof. Mario del Prete

Ma a rischio è soprattutto la capacità di farsi capire: può essere sprecata la risorsa idrica invece di valorizzarla, utilizzando il risparmio per processi virtuosi di sviluppo della nostra Regione e che consentano di migliorare le strategie di lavoro e le scelte a favore di chi ha bisogno? Ne abbiamo parlato col prof. Mario Del Prete, già ordinario di geologia applicata all’Ambiente all’Università della Basilicata. L’occasione l’ha offerta il vero e proprio grido di allarme  seguito da un appello a nome di comitati e semplici cittadini di Manduria nel corso dell’assemblea che si è tenuta giovedì scorso per richiamare l’attenzione sul rischio che in futuro possa essere distrutta la qualità dei nostri mari.

Professore, il tratto salentino che interessa è quello di Manduria, ma si collega a quello di Sava, Porto Cesareo e Nardò, in paesaggi mozzafiato che sono alla ribalta dei media che propongono turismo di qualità…

«Per questo, in nome della nostra gente – dice il prof. Del Prete – chiediamo al Presidente Emiliano che, ferma restando la necessità di costruire al più presto depuratori efficienti, si cambi il Piano di Tutela delle Acque e, per decisione politica, basata se non altro sul principio di precauzione, si salvi il mare, una delle poche fonti di speranza per un futuro migliore delle nostre terre troppo spesso calpestate».

Professore, il suo appello deriva da una profonda conoscenza del territorio ma anche da fondamenti scientifici rilevanti che l’ hanno proiettata in campo internazionale per i suoi studi. Verrebbe da dire che finalmente l’Accademia che si fa sentire, non solo per rivendicare il proprio ruolo, ma per essere di supporto nelle decisioni politiche che si riflettono sul nostro futuro. Siamo in presenza di due visioni, una prettamente tecnica e che punta ad evidenziare che le acque reflue vanno allontanate e scaricate in corpo idrici superficiali e/o a mare, l’altra che sostiene che il bene acqua non va sprecato in scarichi a mare ma deve diventare preziosa risorsa per arricchire le nostre falde, sempre più in balia dell’intrusione salina. In questo contesto si inseriscono i depuratori, con le loro criticità ed i malfunzionamenti, che portano a mare acque non di qualità e provocano inquinamento della risorsa mare, quel mare la cui bellezza ci ha reso famosi nel mondo in questi ultimi anni. Ma perché non vengono riutilizzate le acque reflue? La politica che dice?

«Il Presidente Emiliano ha apertamente manifestato l’obiettivo politico di proteggere il mare e gli ecosistemi marini dalle alte probabilità di inquinamento causato dagli scarichi dei depuratori, ma si è trovato di fronte al muro di tutti coloro che non intendono retrocedere di un passo dal progetto infausto di versare in mare i reflui qualunque siano gli impatti sull’ecosistema marino, sulle spiagge, sull’economia turistica e sulla pesca nelle nostre zone costiere».

Ma il Piano di Tutela regionale consente, oltre agli scarichi in mare e in corsi idrici superficiali, anche il riuso dei reflui contro la contaminazione della falda di base. Allora che si fa?  Non le sembra una contraddizione?

«Lo scorso 7 ottobre 2015 il Consiglio Regionale ha approvato all’unanimità un ODG (trasversale tra posizioni politiche) per cambiare il Piano di Tutela delle Acque ed evitare il recapito finale in mare, con ciò preservando l’integrità dell’ecosistema costiero di Manduria. Questa proposta politica sembra tutt’oggi essersi arenata nelle secche di una resistenza subdola che si avvale delle argomentazioni più disparate pur di dimostrare l’impossibilità normativa delle alternative allo scarico in mare nonostante la consapevolezza di procurare danni irreversibili all’ecosistema marino dell’intero golfo di Taranto. La direttiva europea 60 del 2000 impone però di impedire l’inquinamento, arrestando o eliminando gli scarichi, le emissioni e le perdite di sostanze pericolose prioritarie, che avviene sistematicamente con scarichi di reflui a livelli minimi di depurazione o peggio ancora con i reflui non depurati delle cosiddette fasi emergenziali».

Ma allora il problema si sposta sulla depurazione. Se i processi depurativi funzionassero bene si annullerebbe il rischio di inquinamento, non le pare?

specchiarica-depuratori
Anche la spiaggia di Specchiarica (nella foto) potrebbe venire contaminata dagli scarichi del depuratore

«Vero. Ma se la qualità delle acque fosse migliore, perché scaricarla ovvero “buttarla” in mare? Con la crisi della risorsa acqua la Puglia non può permettersi di allontanare da sé una risorsa preziosa che risulta addirittura indispensabile per contrastare l’emungimento spinto in agricoltura da pozzi che hanno ormai modificato la qualità delle acque sotterranee, con livelli di intrusione marina inimmaginabili».

Anche Ambient&Ambienti ha sempre sostenuto l’importanza di migliorare il processo depurativo, anzi di giungere a processi di affinamento che consentono di elevare la qualità delle acque a tal punto da renderle idonee per l’uso in agricoltura. E poi, quando ciò non è possibile, utilizzarla per ricaricare la falda. Abbiamo già parlato di interventi virtuosi come quello di Fasano, che aprono al futuro. Perché non ascoltarli ed invertire la rotta?

«Noi chiediamo la rapida attivazione di depuratori ma con affinamenti tali da poter recuperare i reflui in estate ed in inverno per l’agricoltura e la lotta alla desertificazione, nella piena consapevolezza della validità scientifica e normativa degli scarichi al suolo quali uniche alternative alle condotte ed agli scarichi in battigia. Tutto ciò va visto anche come un importante investimento economico se si pensa ai costi dei danni ambientali, alle condizioni di stress da emungimento della falda carsica di base ed ai costi che la Regione Puglia paga per l’acquisto, il trasporto e l’approvvigionamento di acqua dalla Basilicata e dall’Irpinia.

Occorre varare la modifica del Piano di Tutela delle Acque laddove sono invece previste le condotte sottomarine e gli scarichi in battigia.  Pensi che a Manduria lo scarico in mare è previsto a meno di 1 km dalla battigia della spiaggia di Specchiarica, ad una profondità di 14 m. Chiunque può osservare uno straordinario ecosistema marino compreso tra due aree protette e una vasta colonia di Posidonia. Gli scarichi di reflui nutritivi avvantaggeranno le alghe e fra queste anche le alghe tossiche».

 

Articoli correlati