L’agricoltura pugliese intende essere un settore dinamico ed attraente, soprattutto per le nuove generazioni. E’ l’obiettivo chiave del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) della Regione Puglia, con il quale sono state operate scelte di programmazione ben precise. Le ha illustrate Dario Stefàno, assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, insieme ad altre valutazioni e commenti.
Dal 1997 al 2005 si è registrata una riduzione della superficie agricola. Come spiega questo fenomeno?
«La riduzione delle superfici dedicate all’agricoltura, come pure la partecipazione di questa alla formazione della ricchezza ed alla offerta di opportunità di lavoro, è un fatto fisiologico nelle economie contemporanee. Le ragioni sono da rintracciarsi in una serie di fattori tra cui l’incremento di produttività delle terre, la possibilità di approvvigionamento da mercati lontani, la tendenza a trovare occupazione in altri settori produttivi, insieme agli effetti della Politica Agricola Comunitaria. Va da sé che occorre capire qual è l’utilizzo della terra non più coltivata che può essere, ad esempio, destinata alla forestazione, alla produzione di energia, oppure trasformata in masseria didattica o sociale. Il problema vero sorge quando il terreno è abbandonato, perdendo sia la sua funzione produttiva, sia quella naturale e con esse il bagaglio di saperi e tradizioni che costituiscono il dna di una economia rurale come quella pugliese. Come pure diviene problematica la perdita della funzione socio territoriale in quanto produttrice di beni pubblici».
Cosa si può fare e si sta facendo?
«Pur non trovandoci ancora dinanzi ad una vera e propria condizione di emergenza, l’azione di governo della Regione Puglia si è significativamente concentrata su un obiettivo chiave: rendere l’agricoltura pugliese un settore dinamico ed attraente, soprattutto per le nuove generazioni, facendolo tornare argomento centrale delle politiche regionali. In tal senso, molto si sta cercando di fare con il PSR della Puglia, col quale sono state operate scelte di programmazione ben precise: sostenere la forestazione delle terre non più coltivate, favorire l’insediamento delle giovani generazioni per accelerare un ricambio generazionale più che necessario, puntare alla qualificazione delle produzioni ed al contestuale miglioramento delle condizioni di vita delle aree rurali».
Stanno per essere presentati i primi documenti sulla Pac. Quali sono le sue valutazioni? Esiste una relazione tra il Psr pugliese e la Pac?
“Il 17 novembre il Commissario europeo all’agricoltura Ciolos aprirà ufficialmente il negoziato per la riscrittura della Pac, con una relazione che ne costituirà l’impalcatura stessa. Ad oggi il nostro Paese non solo non ha ancora chiarito la sua posizione, ma il Governo non ha avviato un solo momento di confronto su un tema così centrale per il futuro del comparto. Per questo motivo, come Regioni, forti anche del ruolo e delle deleghe che il titolo V della Costituzione ci attribuisce, abbiamo lavorato ad un documento unitario, approvato all’unanimità da tutte le Regioni e che ha ricevuto l’apprezzamento ufficiale di tutte le organizzazioni di categoria e del mondo della cooperazione. Già presentato alla Commissione Agricoltura della Camera, sarà a breve presentato al Senato, al Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, De Castro, in attesa di ricevere la disponibilità ad un incontro da parte del Ministro Zaia. Il documento, dunque, è un contributo alla definizione di una posizione comune e condivisa del sistema agricolo nell’ottica di un rafforzamento del peso dell’Italia nel negoziato: il nostro auspicio è che Parlamento e Governo nazionale vogliano valorizzare al massimo il significativo lavoro che abbiamo prodotto. I temi portanti e innovativi che vi abbiamo racchiusosono diversi: la considerazione che il comparto ha bisogno di più risorse per affrontare le nuove sfide globali o, quantomeno, della conferma dell’attuale budget complessivo; la richiesta che i pagamenti diretti vadano agli agricoltori attivi ed in virtù di ciò che si impegnano a fare e non sullo status storico; l’individuazione di nuovi strumenti di sostegno al reddito degli agricoltori, come la creazione di un fondo anticiclico in grado di intervenire nelle situazioni di crisi del settore, ma anche di nuovi strumenti assicurativi; l’ispirazione di una strategia comune a tutti i fondi erogati nel settore per migliorare le sinergie e ridurre gli attuali problemi di demarcazione; la creazione di una componente agricola ben organizzata, proseguendo e migliorando la esperienza delle OP, ma in tutte le filiere; la definizione di regole che sostituiscano quelle delle varie Ocm in graduale eliminazione; interventi tesi a favorire le esportazioni e dare garanzie ai produttori e ai consumatori europei attraverso il riconoscimento di una maggiore reciprocità commerciale; garantire migliori e più efficaci ed omogenee regole, ma anche adeguate risorse finanziarie per la realizzazione dei controlli in tutti gli Stati membri; una maggiore flessibilità e una significativa semplificazione dei processi per l’attuazione delle politiche agricole, rivedendo anche le attuali regole sull’utilizzo delle risorse finanziarie, con l’introduzione di norme di flessibilità finanziaria all’interno dei singoli Stati membri. Il Psr pugliese, come ogni Psr regionale, trova fondamento nei pilastri dell’attuale Politica Agricole Comune che deve trovare una necessaria prospettiva della nuova programmazione, che non potrà commettere l’errore di non valorizzare i processi avviati”.
E’ stato approvato di recente in giunta il Ddl sulla biodiversità. Può commentare questo provvedimento?
«La biodiversità è necessaria per mantenere l’equilibrio degli ecosistemi ed i benefici che essi apportano all’ambiente nel suo complesso. La perdita di specie e varietà, infatti, comporta un danno ecologico ed economico, ma anche culturale, poiché si perdono le conoscenze umane legate alla loro presenza ed utilità paesaggistica, alimentare, farmacologica o tecnica. Negli ultimi decenni il patrimonio genetico ricco di biodiversità si è notevolmente ridotto a causa delle mutate condizioni economiche, di scelte politiche sovranazionali e della trasformazione dell’agricoltura in attività produttiva svuotata della sua componente di cultura rurale. Questo, sostanzialmente, ha orientato i produttori agricoli verso la monocoltura, cioè la coltivazione o allevamento di poche specie e di una sola varietà che ha determinato una notevole perdita di agro biodiversità. E’ un fenomeno, questo, di portata mondiale che ha interessato anche il nostro Paese e la Puglia. Con il disegno di legge recentemente approvato, che mi auguro diverrà presto norma regionale, il governo regionale della Puglia ha fatto una scelta strategicamente ben precisa: tutelare le risorse genetiche autoctone di interesse agrario, forestale e zootecnico, minacciate di erosione genetica o a rischio di estinzione. Un patrimonio che riveste un notevole interesse dal punto di vista non solo ambientale, in quanto parte integrante dell’ecosistema agrario pugliese, ma anche culturale, legato alla storia ed alle tradizioni alimentari, scientifico ed infine economico, poiché può diventare il punto di forza dello sviluppo dei territori rurali della regione».


