
Presentati i risultati del Rapporto regionale AGRIcoltura100 di Reale Mutua e Confagricoltura Puglia
Il 52,7% delle imprese del territorio pugliese mostra un livello di sostenibilità alto e medio-alto, valore in costante aumento dal 2020 (45,5%), primo anno di rilevazione. Al contempo, è diminuita nello stesso periodo la quota di imprese al livello base, scese da 30,1% a 16,6%.
Sono questi i dati che emergono dal il Rapporto Puglia 2026 di AGRIcoltura100 – l’iniziativa pluriennale di Reale Mutua in collaborazione con Confagricoltura ed MBS Consulting – realizzato attraverso un’indagine su 312 aziende agricole pugliesi.
Non “solo”: le aziende più sostenibili sono anche quelle più competitive, correlazione che evidenzia come la sostenibilità, oggi più che mai, rappresenti una leva capace di supportare le aziende nell’esprimere performance economiche più solide e rispondere in modo più efficace alle sfide del settore, dalle tensioni internazionali al rischio climatico, particolarmente avvertito sul territorio.
Puglia: tra le principali regioni agricole d’Italia e d’Europa
Con oltre 73 mila aziende nel comparto, pari al il 10,8% del totale nazionale, la Puglia è una delle regioni agricole più importanti in Italia e in Europa. Le prime province per numero di imprese sono Bari (23,8 mila) e Foggia (23,3 mila), seguite da Taranto (circa 10 mila), Lecce (9,1 mila) e Brindisi (7,1 mila). Molto significativa anche la quota di lavoratori, misurata sul totale degli occupati, più che doppia rispetto alla media nazionale: 8,1% contro 3,6%. Quello pugliese, d’altra parte, è un sistema produttivo ricco e complesso che genera valore ben oltre la produzione primaria, sostenendo turismo, cultura del cibo, valore territoriale.
L’agricoltura pugliese eccelle in qualità e sicurezza alimentare, gap invece nella gestione dei rischi
Nonostante la quota significativa di aziende nella regione con un livello elevato di sostenibilità, il dato complessivo risulta inferiore alla media nazionale (57,9%), a dimostrazione di un percorso avviato ma non ancora pienamente consolidato. Uno dei maggiori punti di forza è quello della qualità e sicurezza alimentare, che vede il 70% delle imprese ai livelli più elevati, oltre la media nazionale del 65,5%. Molto elevato anche l’impegno nella sostenibilità ambientale (60% di imprese ai livelli più elevati, in linea con la media nazionale), a conferma di un presidio strutturato delle pratiche legate alla gestione delle risorse naturali, alla riduzione degli impatti ambientali e alla tutela del suolo e degli ecosistemi.
Al contrario, uno dei principali gap del sistema pugliese si manifesta nell’ambito della gestione dei rischi (ambientali, economici, organizzativi), dove solo il 35,3% delle imprese raggiunge livelli medio?alti e alti, a fronte del 43,9% nazionale.
Le imprese agricole pugliesi alla prova di dazi e inflazione
Il 45,1% delle aziende agricole del territorio esprime elevata preoccupazione per le conseguenze delle nuove tensioni mondiali. Dazi e tensioni commerciali hanno avuto diversi impatti sul comparto, in particolare sulle imprese esportatrici, tra le quali il 17,4% ha risentito in modo particolare dell’aumento dei costi delle materie prime (vs 11,2% nazionale). Tra le risposte attivate, la ricerca di nuovi mercati (20,7%), il riorientamento verso il mercato interno (15,5%) e la revisione delle condizioni contrattuali (10,0%).
Il 40,4% delle aziende agricole pugliesi ha inoltre registrato un aumento dei costi nel 2025 rispetto al 2024, e ben il 70,6% dichiara una scarsa capacità di intervento sui prezzi, tra i principali fattori che contribuiscono a deprimerne la redditività.
5 leve per l’evoluzione del settore
In un contesto di forti tensioni sul commercio internazionale e di nuove sfide per il comparto, il Rapporto individua cinque direttrici fondamentali per l’evoluzione dell’agricoltura pugliese. Insieme al continuare a lavorare sulla differenziazione qualitativa delle produzioni, centrale sarà il fattore innovazione, nel quale oltre il 70% delle aziende pugliesi ha effettuato investimenti negli ultimi due anni, con una concentrazione significativa su meccanizzazione, tecniche colturali e miglioramento dei processi produttivi, mentre più contenuti risultano i livelli di adozione delle tecnologie più avanzate. Cruciale sarà inoltre rafforzare la cultura della gestione del rischio idrogeologico e climatico e gli strumenti di prevenzione e protezione: ben il ben il 73,7% delle imprese ha infatti subito danni riconducibili a eventi naturali negli ultimi tre anni, primo fra tutti il caldo estremo, contro una media nazionale del 67,6%. Ulteriori leve sono rappresentate da integrazione industriale e multifunzionalità, per superare i limiti strutturali di un sistema produttivo caratterizzato da un’elevata frammentazione e da una prevalenza di imprese di piccola dimensione, e dagli investimenti capitale umano, in particolare iniziative di stabilità occupazionale e promozione dell’occupazione giovanile e femminile.


