Equo e solidale: tra i dazi e la speculazione del caffè, un settore che combatte per l’ambiente

La politica economica del presidente USA, Donald J. Trump, potrebbe avere conseguenze gravissime su tutto il mondo, ma è solo una delle sfide che il commercio sostenibile deve affrontare, come la scarsità delle materie prime

 

“Tasse, tasse, tasse. Chi non poteva pagare le tasse finiva in galera”. Recitava così il gallo cantore del famoso classico Disney, Robin Hood, e così vorrebbe dire il presidente americano, Donald Trump. Dazi, una parola che raramente ci capita di sentire, ma che ormai da settimane sta terrorizzando i più potenti Stati del mondo. L’economia, dicono gli esperti, potrebbe essere a rischio se veramente queste tassazioni del 25% sulle importazioni verranno applicate ai prodotti commerciati con gli Stati Uniti. E nel mercato equo e solidale quali sono gli effetti?

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Parte tutto dalle prime

Bottega Unsolomondo

Quello equo e solidale è un settore particolare. A parlarcene è Piero Schepisi, alla guida della cooperativa Unsolomondo, che ha subito messo le cose in chiaro: di rapporti di import/export con oltreoceano, in realtà, non ce ne sono. Più che altro “ne risentiamo di riflesso. I due grandi ostacoli che ci stanno mettendo in difficoltà sono legati alla speculazione, che si fa sulle materie prime”. In particolare, caffè e cacao rappresentano due elementi di fortissima speculazione “con dati – continua Schepisi – inquietanti. C’è una intervista con l’amministratore delegato di Illy (la marca di caffè) che spiega come i prezzi, che prima si aggiravano tra gli uno e i tre dollari per acquistare un libra di caffè, sono schizzati a 4 dollari”. Potrebbe essere il cambiamento climatico? Secondo Piero Schepisi è solo una parte del problema, individuando il centro della questione proprio nella speculazione finanziaria “perché se si guarda bene, la domanda non è superiore all’offerta”. Questo vuol dire che non ci sarebbe bisogno di alzare i prezzi, dato che c’è abbastanza materiale per tutti.

“Questo ci condiziona – ci spiega – quando dobbiamo pagare le piccole comunità di lavoratori, alle quali cerchiamo di assicurare di non andare, nei periodi buoni come questi, al di sotto delle condizioni garantite da un buon prezzo del caffè che però è assolutamente sopra le righe come valore finale.

Quanto pesa una tazzina di caffè?

Questo prodotto, in particolare, è caratterizzato da una penalizzazione sui dazi, senza contare quello che sta accadendo adesso. “Il caffè meno è lavorato, meno dazi paga”, quindi “non riusciamo a strappare, per questioni ambientali, la sua coltivazione a certi territori”. Il problema che si aggiunge, sottolinea Piero Schepisi, è che il consumo e il guadagno avvengono lontani dai luoghi di produzione. “Il caffè nasce nella penisola arabica, si consuma in tutto il mondo, ma si quota in borsa a New York dove non viene coltivato”. Una volta coltivato, il caffè grezzo viene inviato nei luoghi di consumo, dove viene trattato industrialmente e poi venduto. “Questo rende difficile la sua raffinazione nei luoghi di produzione”.

“A penalizzarci anche l’aumento dei costi dell’energia per far arrivare da noi questi prodotti”.

Cacao meravigliao

Mappa produzione cacao

“Il cacao e il caffè sono i prodotti che più scarseggiano, soprattutto per il cambiamento climatico. Si può pensare alla siccità in Brasile, nelle piantagioni di caffè, oppure in Africa dove si aggiungono anche le malattie delle culture che hanno colpito Paesi che sono grandi produttori di cacao, come il Ghana e la Costa d’Avorio”. Questo, tra le cose, apre uno spaccato curioso nella loro produzione. Infatti, il cacao che nasce in Sud America, trova i suoi maggiori produttori in Africa, e il caffè fa lo stesso ma al contrario. “Di recente, con i soldi del fondo monetario internazionale anche il Vietnam è stato munito di piantagioni di caffè”.

La situazione pugliese

Su questo possiamo stare tranquilli: non ci sono particolari difficoltà produttive. “Per fare un esempio – continua Schepisi – abbiamo ancora soggetti con i quali siamo in forte collaborazione, come il laboratorio Marconi di Cerignola, dal quale per l’ennesimo anno ritiriamo la passata di pomodoro”. In questo caso specifico è stato anche introdotto il laboratorio per la trasformazione della passata di pomodoro, partendo dai propri prodotti. Da qui, attraverso il mercato equo e solidale “continuiamo a proporla ai nostri consumatori con un ottimo riscontro”.

“Quello che vogliamo è che ci sia un’idea chiara di quale sia la prospettiva per il territorio e che nei pensieri ci sia meno marketing, con un turismo eccessivo. Vorremmo che le nuove generazioni possano avere la possibilità di tutelare questo territorio, con mezzi che non siano solo quelli turistici”.

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