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Vito Matera: l’artista che racconta la “sua” Murgia

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La Murgia secondo Vito Matera: “Le terre di un popolo di formiche, cm. 30×40

«Le mie non sono sculture, sono “foglie” che volano. La scultura conquista lo spazio con prepotenza, le mie opere si insinuano nello spazio con leggerezza». Così parla del suo lavoro Vito Matera, pittore e scultore che vuole raccontare colori e spazi, naturali o creati dall’uomo, che si riferiscono alla Puglia.  La sua ascoltata  -malgrado lui lo neghi – consigliera è la moglie Giovanna, che con fine ironia lo definisce un “cercatore e ri-cercatore”, perchè sempre alla ricerca di nuove suggestioni e sperimentazioni sui temi a lui consueti proposti su materiali naturali o frutto della tradizione contadina, materiali recuperati nelle vecchie case o nelle campagne delle Murge.

Giovanna, la sua musa domestica, mostra una pezzo di legno corroso e lavorato dal vento. «Lo ha trovato nella gravina», dice orgogliosa. Già, il legno è il materiale su cui il nostro artista si sbizzarrisce maggiormente: quello solcato dagli anni e dalle intemperie, di cui Matera esalta le venature senza stravolgerlo. E su un blocchetto di legno innesta una “foglia”scolpita a forma di ulivo, e naturamente di ulivo, uno dei tanti ulivi nodosi che “fanno” il paesaggio pugliese. «La natura aspra della Murgia è una delle mie fonti di ispirazione», dice; l’altra fonte è la stessa Gravina vecchia che da bambino percorreva in lungo e in largo addentrandosi tra le corti della città vecchia, o passaggi segreti che portavano in ambienti sconosciutissimi, le grotte basiliane e ricche di affreschi. Una Murgia magica insomma, misteriosa, che recupera senza atteggiamento “esotico”, ma per ricreare atmosfere nuove. Con lo stesso atteggiamento recupera, per ricrearli, oggetti di uso quotidiano. Nella sua casa appese alle pareti ci sono delle sedute di sedioline d’asilo, e lì sopra Matera ha disegnato, per esempio, l’affetto che lo ha legato ad un suo alunno cerebroleso (perchè il nostro è stato una amatissimo prtofessore); una meridiana (frutto di un corso di astronomia) poggia sulla gamba di una tavolino; un brioso “San Michele” troneggia su un trespolo su cui in passato venivano appoggiate le statuine della madonna. E poi ci sono le cassette dei vini: oggetti da buttare, ma che nelle sue mani diventano magici scrigni che custodiscono ora un presepe, ora una falce di luna, ora il rosone di una cattedrale: perchè anche le severe cattedrali romaniche di cui è disseminata la Murgia fanno farte integrante della sua ispirazione. Nulla per lui va trascurato della sua terra,  il suo è un omaggio al fascino di una civiltà che sa dare il giusto peso alle cose. Ecco perchè anche nella prossima mostra – una collettiva all’ Agorà Gallery di New York, in programma dal 23 dicembre al 12 gennaio 2012 saranno presenti anche le tavole a forma di facciata di cattedrale, “raggrumite” dalla presenza della sabbia, dell’argilla, della terra, anche della carta, impastata e lavorata per essere poi ricoperta dai colori della terra di Puglia.

 

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