L’ETS – Emission Trading Scheme è un sistema, vigente nell’Unione Europea, finalizzato alla riduzione delle emissioni di CO2 dei settori industriali ritenuti energivori. Sedicimila operatori, tra impianti termoelettrici, industriali e aviazione, sono tenuti a monitorare le proprie emissioni di gas serra e a compensarle con diritti di emissione (quote) che possono essere comprati e venduti sul mercato. Le quote di emissione sono titoli commerciabili, corrispondenti ad una tonnellata di CO2 equivalente ed impiegati come moneta nel sistema.
Oggi, 16 aprile, il Parlamento Europeo ha espresso parere contrario sul blackloading, ossia l’accantonamento temporaneo delle quote da mettere all’asta nel triennio 2013-2015.
Il congelamento dell’asta dei crediti emissivi è stato chiesto per rallentare la caduta del loro valore. Il WWF lancia l’allarme: «Con i prezzi del carbonio già ai minimi, il voto minerà ulteriormente la sicurezza degli investimenti nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio».
Attraverso questo voto, sostiene ancora il WWF, «i legislatori si sono dimostrati riluttanti nei confronti di una misura pensata per sostenere, nel breve termine, il mercato delle energie rinnovabili: guidati dalla piccola ed influente lobby del carbonio, il Parlamento Europeo rischia di perdere 10 anni di azioni sul clima».
Tra i contrati al sistema dell’ETS, una larga intesa di europarlamentari italiani, provenienti PdL, Lega, Montiani e parte del PD: «Naturalmente – assicura Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia del WWF – l’elenco nominativo dei voti sarà ricordato agli elettori non inquinatori in occasione delle prossime elezioni».
«È scandaloso – prosegue Midulla – che il Parlamento europeo, vale a dire gli eletti dal Popolo, sembri dare più valore all’industria inquinante che all’azione per fermare i cambiamenti climatici distruttivi. L’Unione Europea proponga ora soluzioni alternative per sostenere la trasformazione dell’Europa in un’economia a basse emissioni di carbonio».


