“SISTRI, Sistema di controllo della rintracciabilità dei rifiuti, per il settore agricolo tutto da riscrivere”. Ne è convinto Giuseppe Deleonibus, ingegnere ambientale specializzato in tutela ambientale e controllo dell’inquinamento. Lo abbiamo intervistato a Monopoli a margine del seminario: “La corretta gestione dei rifiuti agricoli prodotti dalle colture orticole: adempimenti SISTRI e opportunità economiche”, promosso dall’associazione culturale Acuto di Noci in RTS (organismo di formazione accreditato) con Krea (associazione delle Comunità CreAttive) di Conversano nell’ambito del progetto AG.RI.RE. – “Agricoltura: dal Riciclo del Rifiuto una Risorsa di Reddito” (POR PUGLIA 2007 – 2013).
Progetto, quest’ultimo, che si pone come obiettivo di informare e coinvolgere gli operatori del comparto agricolo, imprenditori singoli e consorziati, imprese agroalimentari, tecnici e referenti delle associazioni di categoria operanti nei 21 Comuni dell’Ato Bari/5.
“Il Sistri è stato istituito con l’entrata in vigore del Decreto Ministeriale 17 dicembre 2009 – ha spiegato l’ingegnere – consentirà, mediante l’ausilio di dispositivi elettronici, di informatizzare sia la gestione che la movimentazione dei rifiuti speciali (pericolosi e non pericolosi)”. Di fatto, però, non è ancora operativo.
Il SISTRI vuole contrastare fenomeni di illegalità in nome della trasparenza e del controllo: quali sono gli aspetti che non la convincono?
«A parere mio il SISTRI dovrebbe essere riscritto completamente e tenendo in grande considerazione le specificità dei singoli settori produttivi. Detto ciò, restano da risolvere questioni impellenti per quello agricolo, ad esempio, se la conservazione per 5 anni delle schede di movimentazione da parte degli imprenditori agricoli esonerati sia effettivamente sostitutiva della tenuta del registro di carico e scarico, previsione non chiaramente esplicitata nel decreto 205/2010; bisogna poi capire quale sia il documento di trasporto dei rifiuti da utilizzare nel caso in cui l’agricoltore esonerato dell’iscrizione al Sistri trasporti i propri rifiuti pericolosi; come concretamente e in maniera realistica si debba prevedere la «destinazione definitiva dei rifiuti» all’interno degli accordi quadro tra associazioni imprenditoriali e piattaforme di conferimento o imprese di trasporto dei rifiuti, ai fini della costituzione di un circuito organizzato di raccolta; infine non è stata ancora correttamente disciplinata la movimentazione di rifiuti tra due distinti poderi appartenenti alla medesima azienda agricola al fine di raccoglierli per il successivo conferimento, ad esempio a un circuito convenzionato».
Secondo lei fatta la legge trovato l’inganno?
«L’inganno sta nella irrealizzabilità del Sistri (così come è oggi concepito), almeno per il settore agricolo».
Si parla di informatizzazione: ma secondo lei gli agricoltori sono nelle condizioni di recepire le innovazioni tecnologiche?
«Nelle nostre zone il 57% dei contadini ha più di 65 anni quindi sono anziani e l’85 – 87 % delle aziende sono piccole: ne consegue che la tecnologia informatica non è ancora radicata nel contesto agricolo. Certo gli agricoltori sono sempre pronti ad accogliere le innovazioni tecnologiche. Io suggerisco di adempiere agli obblighi di registrazione tramite le associazioni di categoria o Società di Servizi di loro diretta emanazione, con una frequenza di registrazione a cadenza mensile e comunque prima della movimentazione dei rifiuti; questo per le registrazioni trimestrali per i produttori fino a 200 kg di rifiuti pericolosi all’anno, e comunque prima della loro movimentazione».


