Sanremo e Olimpiadi “inquinati” dagli sponsor?

Foto di BLazarus da Pixabay

Greenpeace attacca Rai, Ministeri e il Comune di Sanremo: “si rifiutano di comunicare quanti soldi prende il festival da aziende responsabili della crisi climatica”

 

“Tra gli sponsor ufficiali delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 c’è anche il colosso italiano del petrolio e del gas Eni, che con le sue emissioni sta contribuendo a far scomparire la neve e il ghiaccio da cui le Olimpiadi stesse dipendono!”.

A pubblicare questa affermazione è Greenpeace Italia prima dell’inizio delle olimpiadi invernali. Secondo l’associazione che combatte il riscaldamento globale, si stima che “nel lungo termine le emissioni dell’ENI per il solo 2024 (pari a 395 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente) a livello globale potrebbero fondere 6,2 miliardi di tonnellate di ghiaccio glaciale, che corrisponderebbero a oltre la metà (58%) del volume dei ghiacciai alpini italiani.”. Sempre secondo Greenpeace, “Nel 2024, per ogni euro investito in Plenitude, Eni avrebbe investito 7,7 euro nel settore petrolifero e del gas. Nello stesso anno, Eni ha avviato una causa per diffamazione, ancora in corso, nei confronti di Greenpeace Italia per aver diffuso un report sulle morti premature attribuibili alle emissioni di gas serra di cui è l’azienda è responsabile.”.

Foto di Jack Gittoes: https://www.pexels.com/it-it/foto/spettacolo-di-osservazione-della-folla-all-interno-dello-stadio-buio-761543/

Dopo le olimpiadi, tocca a Sanremo, dunque. Anche in questo caso, Greenpeace Italia torna ad attaccare ENI, in quanto main partner. Oltre ad ENI, forti critiche anche verso Suzuki e Costa Crociere, coinvolte nell’evento “Tra palco e città” di Rai Pubblicità.

Greenpeace ricorda che lo scorso anno “ha inviato una richiesta di accesso civico generalizzato (FOIA) nei confronti di Rai e Rai Pubblicità, per ottenere informazioni sui finanziamenti elargiti al Festival di Sanremo dai principali sponsor e partner, e conoscere gli spazi ottenuti in cambio da quest’ultimi. La richiesta era stata poi estesa al Comune di Sanremo, al Ministero dell’Economia e delle Finanze e al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Tuttavia, da allora Greenpeace non ha ricevuto nessuna risposta soddisfacente.”; perché sembra che si siano appellati a clausole di riservatezza e segreto commerciale e industriale.

L’ambiente finisce in tribunale

Intanto è in corso il processo civile intentato da Greenpeace Italia, ReCommon e 12 cittadini italiani nei confronti di Eni e dei suoi azionisti Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), ritenuti responsabili di danni alla salute, all’incolumità e alle proprietà, nonché per aver messo, e aver continuato a mettere, in pericolo gli stessi beni per effetto delle conseguenze del cambiamento climatico a cui la società contribuisce da decenni come grande inquinatore.

Il procedimento ha avuto inizio il 9 maggio del 2023. Interrotto nel luglio del 2024 perché è stato necessario il ricorso alla Corte di Cassazione per stabilire se in Italia fosse possibile o meno istruire cause climatiche, dopo che Eni, CDP e MEF avevano contestato la possibilità di procedere con una causa climatica davanti a una corte ordinaria.

Nel luglio del 2025, le sezioni unite della Suprema Corte hanno dato pienamente ragione a Greenpeace Italia, a ReCommon e ai 12 cittadini. Questi chiedono anche ad Eni di ridurre almeno del 45% le emissioni entro il 2030 rispetto ai livelli del 2020.

Perché non fornire i dati?

Se i dati di Greenpeace, al momento gli unici disponibili, non sono considerati validi o attendibili, allora perché Rai, Ministeri e aziende non forniscono i dati in loro possesso? Magari si potrebbero risolvere così dubbi e posizioni incerte. Il confronto è crescita e miglioramento, se fatto con cognizione di causa.

Al momento, non siamo in possesso di dati che possano confutare o meno la posizione di Greenpeace. Possiamo solo evidenziare la posizione di un’associazione che da tempo si batte per il pianeta e l’ambiente. Dall’altra parte abbiamo istituzioni e aziende che portano avanti un sistema economico e industriale vitale per i rispettivi mercati e Paesi di riferimento, oltre al benessere sociale e al lavoro, dalle quali però aspettiamo il contradditorio, perché chi legge ha il diritto e il dovere di poter analizzare le varie posizioni e trarne le dovute considerazioni.

Il beneficio del dubbio è sacro. Così come la ricerca della verità.

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