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Rivalorizzare gli spazi collettivi

Il rapporto Censis 2011 individua anche una possibilità di uscita alla crisi del settore edile

I dati ricavati dal 45esimo rapporto annuale Censis  sulla situazione sociale del Paese mettono in luce un aspetto molto interessante, in contrasto ed allo stesso tempo in conseguenza della questione – già analizzata, leggi articolo “Le difficoltà dell’edilizia” – della crisi degli investimenti nel settore dell’edilizia: il dibattito sugli spazi pubblici. La riflessione sull’importanza all’interno delle città di luoghi condivisi mette le sue radici già  nell’epoca della “polis” ateniese, nella cosiddetta “agorà”, che era sede di mercati, dibattiti politici e filosofici, questioni amministrative e giudiziarie; col passare del tempo ed i continui cambiamenti antropologici cui è stata sottoposta la città, si può dire che molto è cambiato, ma restano ancora vivi elementi funzionali e valori fondamentali.

Bari - Concerto in Piazza Prefettura

I “numeri” del Censis – Il capitolo finale del rapporto Censis , “Territorio e reti” , esprime un importante distinguo tra la vivibilità quotidiana delle grandi metropoli e la qualità della convivenza sociale nei piccoli comuni: «si rileva – è scritto – un aumento della problematicità che tende ad impennarsi a partire da una dimensione demografica superiore ai 50.000 abitanti o comunque nei Comuni di una grande cintura metropolitana». Le grandi città, dunque, sono sotto la lente di ingrandimento, perché maggiormente condizionate da molteplici fattori di sviluppo, mobilità e servizi, che le rendono più efficienti, ma al tempo stesso più frenetiche e meno efficaci nelle opportunità dello scambio sociale. Ecco allora emergere – o ri-emergere – un rinnovato interesse per gli spazi collettivi, specie nei piccoli comuni, con particolare riferimento alle categorie generazionali più deboli, maggiormente esposte al rischio della marginalità territoriale: «un’indagine del Censis sulla terza età mostra come […] la piazza (o il giardino pubblico) rimane il luogo dove gli anziani si incontrano con maggiore frequenza (27,5 %)».

Bari - Piazza del Ferrarese

Spazi pubblici ed etica civica – Ma non sono solo gli anziani ad esprimere un bisogno di piazza. «Più in generale, dopo anni di disattenzione, si osserva un bisogno di interesse per lo spazio pubblico che trova le sue radici in un recupero di alcuni aspetti della tradizionale vita comunitaria»: parchi urbani utilizzati quotidianamente per lo sport, il passeggio, o come alternativa a week end fuori porta; concerti all’aperto o eventi sportivi; sagre alimentari, cui ogni anno partecipano circa 4 milioni e mezzo di italiani; e poi ancora palii di quartiere, mercatini dell’usato e tutte quelle nuove forme di “riappropriazione giovanile” degli spazi pubblici, «da quella tutta politica (le piazze degli indignati) a quella rivendicativa (i raduni critical mass o il movimento dei guerriglia gardener) o ludico-creativa (i flashmobs)».

Bari - Parco due giugno - uno scorcio

Tutto questo conferma ed evidenzia, anche nell’epoca dei network virtuali, l’importanza di ristabilire un contatto diretto fra le persone all’interno di luoghi in cui sia possibile il reciproco riconoscimento e una fattiva interazione. Il rapporto con gli spazi pubblici diventa pertanto metafora di ricerca dell’altro e di convivialità, di quella sinergia di cui l’uomo ha bisogno da sempre, di quella relazionalità (talvolta più accentuata, talvolta meno) a cui non si rinuncia; «non più una vicinanza imposta dalla coabitazione negli stessi luoghi per generazioni, ma opportunità da costruire passo dopo passo anche come garanzia di accesso a forme di microwelfare di prossimità»

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