Razzo spaziale cinese, i detriti caduti vicino alle Maldive

Foto di SpaceX-Imagery da Pixabay

La maggior parte del razzo si è disintegrata in volo. I detriti hanno attraversato i cieli italiani senza provocare danni

Il razzo spaziale cinese “Lunga marcia 5B” è caduto a Ovest delle Maldive, nell’Oceano Indiano, intorno alle 3.20, ora italiana, 10.20 circa ora locale.

A confermare la notizia l’agenzia spaziale cinese Cnsa. I detriti si sono disintegrati sopra l’oceano, mentre la maggior parte del razzo è andata distrutta a contatto con l’atmosfera nella fase di rientro. Alcune parti sono giunte sulla Terra nella posizione 72,47° Est e 2,65° Nord, a Ovest delle Maldive, in mare, poco distanti dalle spiagge degli atolli.

Il passaggio dei detriti è stato visto e ripreso nei cieli arabi. Durante la notte, il tavolo tecnico della Protezione Civile ha seguito ogni fase del rientro. Intorno alle 3, un altro comunicato stabiliva che il passaggio sull’Italia era avvenuto senza alcun impatto, mentre l’attenzione si era concentrata su un’unica traiettoria che riguardava Sardegna, Calabria e Sicilia. Verso le 5, invece, è rientrato l’allarme.

Il razzo spaziale cinese che aveva portato ad aprile in orbita Thiane, il modulo principale della prima stazione spaziale cinese Tiangong nell’orbita terrestre inferiore, da diversi giorni vagava poco al di sopra dell’atmosfera, in attesa che l’attrazione terrestre facesse la sua parte. Per questo era attenzionato. Intanto tra il 2021 e il 2022 sono previsti altri lanci, sia con carico di merci e sia di equipaggio, mentre la stazione sarà operativa ufficialmente nel 2023.

Il primo lancio del razzo vettore non andò bene, perché esplose il volo. Adesso, con questo risultato, la Cina può proseguire la sua ascesa nello spazio.

Resta il problema dei detriti umani nello spazio, composti da svariati frammenti di varie dimensioni di altre missioni che possono provocare gravi problemi alle attività spaziali e ai satelliti, ma che possono rientrare sulla Terra dopo un contatto, creando molti problemi e apprensioni. Anche su questo, le agenzie spaziali mondiali, in primis la NASA, stanno valutando una serie di soluzioni per catturare “le mine vaganti”.

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