Ravenna contro le nutrie nel parco

C’è una famigliola nel parco pubblico, tanto amata dai cittadini, che rischia la pena capitale per evitare la possibile proliferazione. Insorge OIPA che suggerisce il controllo della fertilità

Una storia insolita che vede da una parte la legge, il Comune e la città di Ravenna, dall’altra una famigliola di nutrie, amate e coccolate dai cittadini, diventate immediatamente mascotte del parco e della città.

Ma che fastidio può dare una famigliola di nutrie, padre, madre e 7 cuccioli, che si sono trasferiti nel parco pubblico di Ravenna, diventando l’attrazione principale per i residenti?

Non abbiamo una risposta a questa domanda. Ma se il gruppetto crescesse insieme al nuovo ecosistema, evidentemente non dovrebbe dare alcun problema. Se le risorse sono in equilibrio, avere animali selvatici in città è sicuramente un vantaggio, perché indica che l’assetto urbanistico è equilibrato con la natura e che la qualità ambientale è buona. Ravenna non è il primo caso di animali selvatici in città. Durante il primo lockdown la natura ha ricominciato ad occupare gli spazi lasciati in sospeso nelle città, donando all’uomo piacevoli incontri direttamente nelle strade cittadine. Ma prima del Covid, in alcune grandi città e nelle metropoli di tutto il mondo era già facile incontrare in grandi spazi verdi, ma anche tra le vie, animali selvatici come per esempio scoiattoli, uccelli, fenicotteri, cormorani, anatre, daini, cervi, volpi e cinghiali e persino scimmie. Il più delle volte, gli incontri sono piacevoli, raramente destano qualche preoccupazione.

Ma a volte, più che per eventuali problemi che per reali necessità, le amministrazioni emanano ordinanze e applicano norme che prevedono, il più delle volte, l’abbattimento preventivo o la cattura di determinate specie.

È questo quanto denunciato dall’Organizzazione Internazionale Protezione Animali (OIPA) che lancia una petizione nazionale in cui chiede la salvezza degli animali.

In questo caso, sembra che l’Amministrazione comunale di Ravenna abbia deciso che “I pochi esemplari presenti al Parco Teodorico vanno contenuti con i metodi previsti dal Piano di controllo regionale”. Secondo quanto riportato dall’OIPA, il piano prevede la soppressione dei roditori.

«Il Comune di Ravenna – afferma in una nota l’OIPA – ignora sia il parere contrario di tanti cittadini che, affezionati alle “mascotte” del parco, si propongono per farle sterilizzare a proprie spese, sia quello delle associazioni animaliste tra cui OIPAAnimal LiberationClama RavennaCruelty FreeItalia Nostra, Lav Bologna e Lega del cane. Chiediamo quale esempio il Comune, guidato da Michele de Pascale, intenda trasmettere ai cittadini, in particolare alle giovani generazioni, quando, di fronte alla possibilità di intervenire con metodi ecologici e non cruenti come la sterilizzazione, preferisce invece seguire la strada della violenza e della crudeltà, poiché, a suo dire, la “sterilizzazione non è soluzione efficace”».

«Ricordiamo che il controllo della fertilità è un metodo già utilizzato in contesti circoscritti come oasi e parchi, applicata con successo nel 2018 anche nella Città Metropolitana di Torino grazie a un progetto avviato in collaborazione con il Centro animali non convenzionali (Canc) della facoltà di Medicina veterinaria dell’Università di Torino e di cui l’Oipa è stata parte attiva», dichiara Giovanna Augello, delegata dell’Oipa di Ravenna. «La sterilizzazione, inoltre, è un metodo previsto anche dal Piano di gestione della nutria (Myocastor coypus) redatto dal Ministero dell’Ambiente e dall’Ispra che, nella parte dedicata al controllo della riproduzione, non esclude che interventi condotti mediante cattura, sterilizzazione chirurgica e successiva liberazione, possano essere utilizzati su nuclei numericamente contenuti ed ecologicamente isolati, proprio come quello presente nel Parco Teodorico».

Secondo l’OIPA, «studi scientifici hanno dimostrato l’inefficacia dei piani di abbattimento, che portano proprio al risultato opposto, cioè all’aumento esponenziale delle capacità riproduttive della nutria. Durante le campagne di eradicazione, le femmine gravide tendono a nascondersi, esponendo all’abbattimento i maschi adulti e favorendo quindi la preservazione dei giovani che feconderanno nuovamente le femmine. Non solo. Anche se si riuscisse a sterminare un’intera famiglia, la nicchia lasciata libera verrebbe ricolonizzata da altri individui.  Come attestano inoltre gli stessi veterinari che hanno condotto l’esperimento di contenimento della fertilità a Torino, il vantaggio della sterilizzazione sta anche nel fatto che si rende l’animale improduttivo, ma senza alterarne gli equilibri ormonali che gestiscono l’identità e l’operatività gerarchica all’interno di un gruppo. Dunque l’animale non procrea più e il territorio non viene abbandonato e quindi ricolonizzato da esemplari più forti».

Alla luce di quanto dichiarato dall’OIPA, per il bene delle nutrie di Ravenna, sarebbe meglio la sterilizzazione che la soppressione. In questo modo la nicchia ecologica sarebbe preservata e gli animali potrebbero vivere indisturbati, diventando anche un’attrazione turistica.

Vedremo cosa accadrà adesso. Però è bene ricordare che le nutrie sono state introdotte dall’uomo in Italia per la produzione delle pellicce. Quelle liberate o fuggite hanno colonizzato un territorio per loro nuovo e sconosciuto. Quindi, di chi è la colpa? Chi dovrebbe pagare allora?

Articoli correlati