Pista Porsche di Nardò, proteste per l’ampliamento

Pista di Nardò (Ph: Porsche)

La proposta di ampliamento è stata portata in V Commissione dal consigliere regionale Cristian Casili. Il nuovo sviluppo potrebbe abbattere 300 ettari di bosco

 

Cristian Casili
Cristian Casili

Sono state portate in V Commissione dal consigliere 5 stelle Cristian Casili le proteste di associazioni e comitati che si oppongono alla soluzione oggetto dell’accordo di programma tra regione Puglia e Nct (Nardò Technical Center) del 29 agosto scorso. L’accordo prevede un piano di espansione delle pista di collaudo, all’interno e all’esterno dell’anello esistente, oltre a edifici tecnici, nuovi centri di logistica e manutenzione, stazioni di servizio. Un programma che si svilupperà in 10 anni pregiudicando, come riportato dalle associazioni del territorio intervenute, tra i 200 e i 300 ettari di area boscata.

Casili, facendosi portavoce delle istanze del territorio, non ha esitato a definire quello in programma il “più rilevante intervento di trasformazione del territorio, unico per consistenza botanica e di biodiversità, compromettendo l’unica vera pubblica utilità: il paesaggio”.

Tra le associazioni intervenute (Italia Nostra, Custodi del Bosco di Arneo, Fare Verde e Vita Ambiente e Salute) l’idea non è quella di contrastare il progetto, ma di trovare alternative più compatibili con la tutela del paesaggio e dell’antico bosco. Attenendosi, dicono, al semplice rispetto dei vincoli posti dall’Ue: istituzione di zona protetta, direttiva Habitat, Rete natura). La domanda quindi è stata: “Sono stati mai presentati progetti alternativi concreti, sviluppati e articolati, agli uffici preposti ai procedimenti autorizzativi? Le associazioni, peraltro, lamentano la mancata attivazione del procedimento di partecipazione come previsto dalla legge regionale 28 del 2017.

Nardò Technical Centre (Porsche)

Rispetto a questo punto è intervenuto il direttore del Dipartimento Ambiente, Paesaggio e Qualità urbana, Paolo Garofoli, spiegando che la procedura del dibattito pubblico prevista come condizione all’avvio delle autorizzazioni non è richiesta in questa circostanza, alla luce dell’art. 7 comma 2 della stessa legge.

Antonietta Riccio, dirigente della sezione Autorizzazioni ambientali, ha respinto categoricamente le obiezioni sollevate sul procedimento di autorizzazione, affermando che “tutto si è svolto nel rigoroso rispetto delle linee guida nazionali, e tutte le fasi si sono svolte ritualmente”. La dirigente ha anche rappresentato che sono state valutate da Ntc cinque ipotesi alternative e che è stata presa in considerazione anche l’opzione zero: “Un’opzione – ha spiegato – che avrebbe comportato il disinteresse di Porsche ad investire e a rimanere sul territorio, dunque non percorribile”.

Sulle cinque possibili alternative ha chiesto di avere maggiori chiarimenti il consigliere Casili.

Si preannuncia, quindi, una ennesima battaglia sul suolo pugliese che deve mettere d’accordo l’economia, la politica, le comunità e l’ambiente. Nonostante quanto si creda, le comunità locali e l’ambiente hanno spesso la peggio, ma in tempi come questi, dove la sostenibilità, i cambiamenti climatici e la tutela dell’ambiente possono “dettar legge”, forse non è detto che il risultato sia poi così scontato.

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