Pianta un albero contro l’ebola

Il Centro ospedaliero di Lakka, a pochi chilometri dalla capitale Freetown, della Sierra Leone

Non sarà facile da impacchettare – e sicuramente sarebbe meglio evitare dato l’eccessivo consumo di carta – ma certamente può essere un ottimo regalo da fare: un albero! No, non è un errore di stampa, semplicemente l’iniziativa lanciata dalla realtà italiana, fiorentina più precisamente, di Treedom.

Il mondo di Treedom – Treedom è una start-up molto giovane – nata solo nel 2010 – ma che in così pochi anni ha riscosso un grande interesse e organizzato tante iniziative. Di cosa si tratta? In parole molto semplici, aiuta l’ambiente in modo tecnologico e originale al tempo stesso: attraverso un sito web rapido interattivo e integrato con i social network chiunque può letteralmente “adottare” un albero e piantarlo in  qualsiasi parte del mondo da contadini locali, «con la possibilità di dedicare l’albero ad una persona speciale e di scriverci i tuoi messaggi». Molteplici sono i benefici, perché – come ben si sa – le piante assorbono la CO2 e contrastano la deforestazione, il degrado ambientale e la desertificazione, favoriscono la biodiversità. Senza dimenticare che gli stessi alberi danno anche frutti che vanno agli abitanti in loco che ringraziano due volte il “benefattore contribuente”.

Rossella Miccio

Treedom è stato protagonista di diversi progetti – Camerun, Senegal, Haiti, Kenya, Malawi, Argentina e la stessa Italia (ad esempio in Sicilia) per un totale di 180 mila piante –. Quest’anno, però, c’è uno Stato in particolare che si vuole sostenere, per ovvi motivi.
Con Emergency, per la Sierra Leone – Parliamo della Sierra Leone, colpita più di tutti dal flagello dell’ebola. Per questa ragione, in compartecipazione con Emergengy, fino al 15 febbraio sarà possibile piantare un albero di Guava; si potrà così aiutare l’associazione umanitaria in Sierra Leone per “l’Emergenza Ebola” donando il 30 % del guadagno delle vendite. I fondi ricavati serviranno a finanziare il Centro ospedaliero di Lakka, a pochi chilometri dalla capitale Freetown; si stima che ogni giorno circa 100 persone in questa nazione si ammalino di ebola e, al momento, non si notano grandi miglioramenti.

Emergency lavora in Sierra Leone dal 2001; questa malattia sta creando le maggiori difficoltà econmico-sociali dal tempo della guerra civile – durata dal 1991 al 2002 – e ha letteralmente messo in ginocchio il sistema sanitario locale, già debole di suo; alcuni ospedali hanno chiuso in estate, occorre un intervento economico e non solo, il contributo di esperti che aiutino a rallentare l’epidemia, «più sforzi, più impegno, più personale, più materiale per fornire il miglior servizio possibile» per riprendere le parole di Rossella Miccio, coordinatrice dell’Ufficio umanitario di Emergency.

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