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Piani strategici: liberare le risorse per il loro decollo

Il logo di Lecce 2005 - 2015

Se si percorre da nord a sud la Puglia ritroviamo delle sigle che si somigliano un po’ tutte: “Capitanata 2020”, “Monti Dauni”; “Vision 2020”; “BA 2015 – Metropoli Terra di Bari”, “Città Murgiana”, “Valle d’Itria”, “Area Vasta Brindisina”, “Area Vasta Tarantina”, “Lecce 2005/2015”, “Salento 2020”. Sono le dieci Aree vaste in cui il territorio pugliese risulta diviso e all’interno delle quali sono state individuate delle ampie strategie di sviluppo. Ma le Aree non sono sole. Sono innanzitutto legate fra loro da una visione di regione futura e devono raffrontarsi con le strategie di sviluppo delle realtà confinanti: il Molise, la Campania, la Basilicata, aree limitrofe con cui il nostro territorio ha relazioni economiche, territoriali, culturali, sociali.  

Il logo dell'Area vasta brindisina

Il Consiglio Europeo aveva già nel 2000 a Lisbona concordato un obiettivo strategico per l’Unione, da attuarsi nel decennio: sostenere occupazione, riforme economiche e coesione sociale nel contesto di un’economia basata sulla conoscenza per far diventare l’economia europea la più competitiva e dinamica del mondo. Fantastico, finché non si pensi a cosa sta avvenendo nel mondo e in Italia, in cui sembra, invece, sia prevalsa la logica del successo basato sull’ignoranza e sul qualunquismo, ossia l’incapacità di governare il difficile momento che viviamo. Quando nel 2005 ci si è accorti che gli obiettivi di Lisbona erano lontani, si è preferito ridimensionarli rimandando alla nuova strategia “UE 2020”, che ha preferito puntare su crescita economica ed occupazione, con una maggiore attenzione, fra l’altro, a sviluppo sostenibile e cambiamenti climatici.

Il logo dell'Area vasta tarantina

Ora, rileggendo quelle sigle citate all’inizio di questa riflessione, si intuisce che l’obiettivo è di arrivare pronti al 2015 o al 2020 al più tardi. Investiamo quindi le risorse comunitarie verso per l’attuazione di quella vision, senza sprecarle in mille rivoli, orientandone l’impiego, senza fare ripartizioni territoriali ma programmando il loro utilizzo attento nel tempo; proviamo a far nascere una nuova economia, senza rinvii ed urgenti utilizzazioni per soddisfare un obiettivo di spesa – da sempre la negazione della razionalità ma da sempre il modo di usare le nostre risorse economiche. Aspetto vincente dei vari piani strategici doveva inoltre essere rappresentato dalla governance, quel processo di delega della fase gestionale che avrebbe ottimizzato e favorito l’uso delle risorse. Peccato che non si sia voluto avviare il processo di delega alle aree vaste e si sia data nuova linfa al centralismo burocratico regionale, che invece si voleva ridimensionare, se non sconfiggere.

 

Il logo di Capitanata 2020

Oggi, guardando ai contenuti dei piani si osserva una buona progettualità partita dal basso, grazie anche al coinvolgimento dei cittadini. Ma si osserva anche che a volte sembra di leggere il libro dei sogni, specie se guardiamo alle risorse in gioco, ridotte significativamente rispetto alle disponibilità. Oggi, guardando all’attuazione delle previsioni dei piani, si rimpiange la mancanza di delega alle Aree Vaste, si prova rabbia per una progettualità rimasta sulla carta, per risorse non spese nonostante le necessità dei territori.

Non è una lamentela ma un messaggio: guardiamo quanto poco si sta attuando e riflettiamo sulla bontà di tanti contenuti; affiniamo un modello di gestione per utilizzare bene le risorse. Immediatamente, perché c’è bisogno di tornare a crescere. “BA2015 – Metropoli Terra di Bari” ha tante aspirazioni e una vision lungimirante. L’attuazione, anche in parte, di quanto sognato apporta ricchezza alla nostra società e va pertanto rilanciata.

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