Per Torre Guaceto una strategia di respiro nazionale

Un angolo della riserva naturale protetta di Torre Guaceto (Foto Claudia Amico)

Le dimissioni dal CDA del Consorzio di gestione di Torre Guaceto del suo vicepresidente Nicolò Carnimeo aprono una discussione su come gestire in Puglia il sistema delle aree protette

È una fase non proprio facile quella che la riserva naturale protetta di Torre Guaceto di appresta a vivere, e non per l’arrivo della brutta stagione o per le imminenti misure restrittive anti-covid che già mesi fa hanno inciso sulle attività di una delle zone più interessanti quanto a biodiversità.

La questione è di natura amministrativa. Si è infatti dimesso pochi giorni fa con lettera formale dall’incarico di vice presidente e componente del CDA del Consorzio di Torre Guaceto il Prof. Nicolò Carnimeo, delegato regionale della Puglia per il WWF Italia.

Perché le dimissioni

In una breve nota Carnimeo, che faceva parte da 6 anni del CDA del Consorzio di Torre Guaceto, ente gestore dell’area protetta, ripercorre il periodo di vicepresidenza come delegato regionale WWF (“Anni difficili ma anche colmi di soddisfazioni nei quali grazie all’apporto fondamentale della nostra associazione sono stati raggiunti importanti traguardi e risultati nella tutela dell’ambiente e nella gestione sostenibile dell’area protetta”), ma anche le difficoltà riscontrate di uscire da una politica di gestione asfittica, incapace di avere una visione e progetti di ampio respiro su Torre Guaceto (“L’ultimo CDA – si legge nella lettera di dimissioni – si caratterizza per una struttura verticistica con la quale è risultato molto difficile collaborare e nella quale ho visto troppo spesso denegate e marginalizzate le mie istanze e quelle dell’associazione che rappresento”). Il gesto però va oltre l’aspetto burocratico e offre l’occasione per ragionare con il prof. Carnimeo sulla riconosciuta dimensione internazionale di Torre Guaceto e per ridisegnare il sistema della protezione delle aree di pregio naturalistico in Puglia.

L’intervista

Professor Carnimeo, quali sono le potenzialità di Torre Guaceto?

«Torre Guaceto è un’area di valenza internazionale e che esprime valori importanti – spiega Carnimeo – è una delle aree protette dalla Convenzione di Ramsar sulle zone umide, è quindi un’area in cui gli ecosistemi vanno protetti con particolare attenzione. È inoltre una delle 10 ASPIM (l’acronimo sta per Aree Specialmente Protette di Interesse Mediterraneo, n.d.r.)  vale a dire una zona costiera caratterizzata da un elevato grado di biodiversità, habitat di particolare rilevanza naturalistica, specie rare, minacciate o endemiche.  Ed è anche un esempio esaltato a livello internazionale di pesca sostenibile. Torre Guaceto rappresenta un patrimonio ambientale unico, uno scrigno di valori che per essere perseguiti efficacemente dovrebbe veder prevalere la sua dimensione nazionale sulle esigenze territoriali e sulle logiche localistiche di corto respiro».

Come dovrebbe essere tutelata un’area protetta?

«Il sistema di gestione dell’area marina di Torre Guaceto è forse uno dei migliori esistenti perché al suo interno ci sono enti pubblici e un ente privato qualificato come il WWF Italia. Ciò serve a contemperare interessi diversi, ma affinché in determinate aree gli interessi di valenza non solo regionale siano rispettati, forse sarebbe il caso di coinvolgere altre istituzioni come la Capitaneria di Porto ed enti di valenza scientifica. Solo così si può dare respiro a un territorio che viene riconosciuto tra i più belli d’Italia, e non solo. Una valorizzazione nella regione di un’area marina protetta di interesse nazionale non può che riflettersi sulle altre aree di interesse regionale. E a questo propositio va segnalato un altro problema».

“La legge regionale sulle aree protette è datata”

Cioè?

«Il problema è la gestione del sistema-natura in Puglia. Le aree protette della regione vengono spesso gestite solo da Comuni o Enti territoriali che spesso non hanno una visione manageriale aperta e perseguono interessi locali perdendo di vista la valenza internazionale delle aree stesse. Per questo è necessario sia provvedere a modificare l’attuale legge regionale n.19 del 1997 sulle aree protette perché è ormai molto datata, sia trovare nuovi sistemi di gestione nello stesso rapporto pubblico/privato. Non sarebbe una novità, perché in altre regioni vengono sperimentati con successo sistemi di gestione ad hoc delle aree protette».

Insomma serve un cambio di passo?

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il Prof. Nicolò Carnimeo, delegato regionale della Puglia per il WWF Italia si è dimesso dalla carica di vice presidente e componente del CDA del Consorzio di Torre Guaceto (foto social)

«Serve una visione manageriale in funzione della sostenibilità delle aree protette che non possono essere lasciate a se stesse ma devono essere gestite efficacemente. Esiste una commissione regionale di riforma della legge sulle aree protette, di cui io stesso faccio parte, una commissione che ha avuto una lunga gestazione e che si è riunita una sola volta. Bisogna accelerare quel processo indispensabile per sviluppare una tutela efficace della natura in Puglia. Pensiamo ai parchi regionali: alcuni sono gestiti bene ma altri esistono solo sulla carta. E ritengo indispensabile creare un rapporto tra le zone di pertinenza regionale come le aree protette e quelle inserite in un circuito nazionale, come, appunto Torre Guaceto.

Un sistema articolato che colleghi le realtà naturalistiche pugliesi

Serve “pensare” la natura in una dimensione sovraregionale?

«Assolutamente sì, anzi addirittura europea perché nel nostro sistema gestione delle aree protette bisogna inserire e regolamentare le aree protette di interesse europeo ZSC (Zone Speciali di Conservazione) e ZPS (Zone di Protezione Speciale). Quindi la strada da seguire consiste nel creare in Puglia un sistema regionale di tutela e sviluppo sostenibile che metta in relazione sinergica i due Parchi Nazionali esistenti (quello del Gargano e quello dell’Alta Murgia), le tre aree marine protette (Torre Guaceto, Isole Tremiti e Porto Cesareo), i SIC, le aree protette regionali e inquadrare questo sistema di tutela in una gestione manageriale che coinvolga trasversalmente tutte queste realtà. E poi c’è un’ultima azione che andrebbe fatta».

Quale?

«Una reale sinergia di intenti e azioni tra politica e associazionismo».

 

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