
Con due milioni di ettari coltivati, 500mila aziende agricole, 300mila addetti, un fatturato complessivo di oltre 20 miliardi di euro (pari a circa un terzo dell’intera produzione lorda vendibile agricola) e un giro d’affari all’export di 7,4 miliardi di euro, l’ ortofrutta italiana ha ancora spazi per crescere, grazie alla qualità dei prodotti, a una rete logistica che vede in Verona la porta per l’export e alla sostenibilità, elemento chiave sempre più ricercato dai consumatori. L’esigenza dei produttori, però, è quella di avere il più possibile certificazione comuni, per poter uniformare le procedure e i requisiti necessari per vendere nei paesi esteri.
Sono questi i messaggi emersi dal primo giorno di Fruit&Veg System, la start-up promossa da Veronafiere e Agrifood Consulting, in programma fino a venerdì 6 maggio a Verona. Un evento innovativo, che per la prima volta ha messo in contatto la filiera produttiva dell’ ortofrutta con il mondo della logistica: importatori, esportatori, grossisti, buyer nazionali ed esteri.

Sostenibilità – Focus sul pomodoro nella giornata inaugurale. La sostenibilità è sicuramente uno dei driver che spinge all’acquisto del prodotto italiano, anche alla luce di una accresciuta competizione a livello internazionale con nuovi paesi produttori. «I consumatori sono disposti a pagare di più se vengono rispettate qualità e sostenibilità – spiega il prof. Riccardo Scarpa dell’Università di Verona – anche se un riscontro reale in termini di maggiore remunerazione si verifica solamente in Germania, mercato analizzato insieme a Russia, Norvegia e Regno Unito».
Uniformare le certificazioni – Dal mondo delle imprese è emersa l’esigenza di uniformare il sistema certificativo richiesto per esportare. «Le certificazioni del processo o del prodotto sono per noi un potente elemento distintivo – specifica Stefano Pezzo, presidente di Fruitimprese Veneto, una realtà costituita da 42 ditte associate, per un fatturato di 500 milioni di euro, 1.000 occupati diretti e 4.000 nell’indotto – ma per il sistema ortofrutticolo italiano manca una posizione univoca, che eviti alla nostra filiera di doversi dotare di requisiti diversi per ogni nazione. Tutto questo ha un costo e, molto spesso, i requisiti oggetto di verifica si sovrappongono». Sul tema della certificazione unica sta lavorando il prof. Luigino Disegna di Csqa Certificazioni, fra i più importanti player del settore certificativo. « Il Csqa sta pensando a uno schema di certificazione che faccia sintesi -ricorda – e non escluda i determinati requisiti e che risponda al requisito della sostenibilità ambientale, economica e sociale, perché si tratta del secondo elemento della reputazione di impresa, dietro solamente alla qualità dei prodotti e prima del prestigio dell’azienda e della capacità innovativa».
Biologico e nutraceutica – Fra le tendenze in crescita sul mercato dell’ ortofrutta ci sono il comparto biologico e la nutraceutica, che si traduce – spiega la prof. Mariateresa Russo, docente di Chimica degli alimenti dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria – «nella ricerca di prodotti con caratteristiche nutrizionali che esprimono specificità come la presenza di antiossidanti, vitamine, probiotici; aspetti per i quali i consumatori sono disponibili a riconoscere un prezzo superiore». In forte ascesa anche il biologico, al punto che «nel reparto dell’ortofrutta abbiamo cominciato a lavorare sul biologico sfuso, rispettando normative più stringenti e prevedendo bilance e spazi dedicati», come specifica Roberto Simonetto, direttore vendite di Carrefour Market.


