Nucleare: contano le Regioni?

«Sarebbe un errore congelare il piano per il nucleare in Italia dopo l’emergenza giapponese, ma le Regioni italiane stiano tranquille: le centrali non verranno costruite nel territorio di chi negherà il suo assenso». Così, si esprime nella seduta delle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera svoltasi nella serata del 15 marzo, il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia che cerca di arginare l’allarmismo sul nucleare.

Nulla di nuovo dunque nel tentativo di smorzare le polemiche tanto accese nelle ultime ore: eppure una novità c’è ed è quella di riconsiderare il parere regionale come vincolante. Questo dice Scaglia per rassicurare le amministrazioni locali, in contraddizione tuttavia con quanto si era stabilito poco più di un anno fa. Allora la Cassazione aveva infatti decretato che, per la costruzione di un impianto nucleare, lo Stato ha l’obbligo di chiedere un parere alle Regioni interessate, parere comunque “non vincolante” rispetto alla decisione finale. Poi, a fine 2010, arrivò la bocciatura da parte della Consulta a quelle leggi regionali con cui Puglia, Calabria e Campania avevano bandito il nucleare nel loro territorio. Il gap riscontrato risiedeva nel fatto che non spetterebbe alle regioni legiferare in materia, competenza data tutta al governo centrale.

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