Morire di smog (o di covid). Dall’Italia proposte per una scuola in salute

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Un recente documento congiunto dei ministeri della salute e dell'Istruzione afferma che la scuola è chiamata a integrare la promozione della salute degli studenti in tutte le sue ordinarie attività di insegnamento e apprendimento (foto wileydoc da Pixabay)

La morte della piccola Ella per asma causata da smog a Londra porta alla luce la necessità di provvedere ad ambienti sani per i più giovani. Otto proposte elaborate dalla Società Italiana di medicina ambientale insieme alla rete “La scuola che vogliamo -scuole diffuse in Puglia” e Università Federico II

Si chiamava Ella Adoo-Kissi-Debrah e aveva 9 anni quando morì nel 2013 di asma. Ella viveva a Lewishav, uno dei quartieri più difficili di Londra, a sud-est della capitale, letteralmente ingabbiato da strade trafficatissime. All’epoca la morte della bambina venne attribuita a cause naturali, ma sua madre non si è arresa e dopo anni di battaglie giudiziarie ha ottenuto che l’Alta Corte di Giustizia britannica emanasse una sentenza destinata a fare storia: che cioè la morte della piccola Ella è avvenuta anche, dice la sentenza, ”per inquinamento atmosferico essendo esposta a livelli di biossido di azoto molto alti”.

La scuola presidio di salute

Questa la sentenza, che apre la strada a più che probabili class action, ma che può avere anche risvolti legati all’emergenza causata dalla pandemia da COVID. Soprattutto apre una riflessione sugli ambienti dove bambini e ragazzi passano (o almeno passavano e, si spera, passeranno) molte ore della loro giornata, vale a dire la scuola.

Su come “vivere” gli ambienti scolastici  e basandosi sulle più recenti evidenze scientifiche, la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), la Rete La scuola che vogliamo – scuole diffuse in Puglia” e Cattedra UNESCO Educazione alla Salute e Sviluppo Sostenibile hanno stilato 8 proposte operative per consentire, anche in attesa di quello che verrà deciso a partire dal 7 gennaio 2021, la riapertura o il proseguimento delle attività scolastiche in presenza. Lo sforzo non è tanto quello di “vivacchiare” in fase di emergenza quanto di (ri)programmare a medio termine la scuola come contenitore di salute per studenti e personale docente.

Documenti e indagini sulla salubrità dell’aria a scuola

Ci sono documenti recenti, come quello congiunto del Ministero della Salute e del MIUR, “Indirizzi di Policy Integrate per la Scuola che Promuove Salute”, in cui è messo nero su bianco che la scuola è chiamata a integrare la promozione della salute degli studenti in tutte le sue ordinarie attività di insegnamento e apprendimento, nella piena consapevolezza che “cultura è salute”. E questo significherebbe «ridurre la prevalenza di comportamenti a rischio e future patologie, migliorando al contempo anche i risultati scolastici», sottolinea il professor Alessandro Miani, Presidente SIMA. Ma ci sono anche le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità  e poi gli studi scientifici: «Il microclima e le emissioni all’interno dell’aula sono i fattori chiave che determinano se un ambiente scolastico è sano o malsano. Risulta fondamentale verificare se il numero di studenti ed i ricambi d’aria sono compatibili con le volumetrie delle aule. Il controllo della concentrazione di CO2 può essere infatti un primo indicatore per ridurre il rischio di contagio», spiega il professor Gianluigi De Gennaro, Chimico dell’Ambiente UNIBA. Un’indagine del 2015 della Commissione Europea per valutare la qualità dell’aria in 114 scuole primarie di 23 paesi dell’UE, ha evidenziato che l’85% degli studenti è esposto a concentrazioni di PM2,5 e PM10 più elevate rispetto a quelle considerate sicure dall’OMS. E questo in tempi di coronavirus significa che se ci sono persone infette in aula, lo scarso ricambio d’aria in presenza può aumentare il rischio di contagi.

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Terry Marinuzzi

 Di qui le 8 proposte operative per una scuola in salute, frutto del lavoro di un gruppo tecnico-scientifico multidisciplinare a cui hanno partecipato medici, giuristi, filosofi, chimici, epidemiologi, ingegneri, pedagogisti, e che ha coinvolto il terzo settore. «Lo stato di emergenza sanitaria nazionale dovuto al Covid-19 ha reso ancora più evidente la necessità di promuovere la salute in ambito scolastico e noi crediamo che con passione, competenza e fiducia sia possibile anche in questo tempo di pandemia costruire futuro e valorizzare l’intera comunità che non può prescindere dal benessere delle giovani generazioni», è il pensiero della Rete “La scuola che vogliamo – scuole diffuse in Puglia”, per bocca della sua coordinatrice Terry Marinuzzi.

Le proposte per una scuola in salute

Queste in sintesi le 8 proposte:

1.Promuovere un’ottimale qualità dell’aria in aula è fondamentale per garantire il pieno benessere psico-fisico, dimostrando effetti positivi anche sul rendimento scolastico degli alunni. Soprattutto in vista della ripresa delle lezioni dopo le vacanze di Natale l’attenzione alla qualità dell’aria è tanto più cruciale soprattutto con la stagione fredda, che rende oggettivamente molto difficile tenere a lungo le finestre aperte per il ricambio d’aria. La richiesta è quella di garantire l’installazione dei sistemi di Ventilazione Meccanica Controllata (VMC) con filtrazione dell’aria in entrata, scientificamente validati. La VMC è eventualmente associabile (ma non sostituibile) all’utilizzo di purificatori d’aria certificati in grado di filtrare particelle sino a 0,1 micron.

2. Adottare protocolli e misure per il monitoraggio della qualità dell’aria in ogni scuola, prevedendo la figura di un responsabile ad hoc come già avviene negli USA. Gli insegnanti e il personale scolastico dovrebbero essere informati che una scadente qualità dell’aria ha un impatto sia sulla salute degli alunni che sul loro rendimento scolastico.

3. Adottare norme più restrittive, rispetto a quelle attualmente vigenti, per evitare il sovraffollamento delle classi senza consentire deroghe (nemmeno in base alla metratura delle aule). Va presa in considerazione la proposta di rendere stabile lo sdoppiamento delle classi attuato durante l’emergenza Covid-19, non limitandolo al solo anno scolastico in corso. Idealmente non dovrebbe essere mai superato, anche per le indubbie positive ricadute pedagogiche, il numero massimo di 20 studenti per classe, da ridurre ulteriormente in caso siano presenti uno o più alunni con gravi disabilità.

4. Ottimizzare gli orari di ingresso/uscita e adeguare il tempo scuola. Nelle Regioni in cui le attività scolastiche in presenza proseguono col conseguente obbligo di indossare le mascherine da parte dei bambini di 6-12 anni, si prenda in considerazione la riduzione del tempo scuola a 45 minuti per il computo di ogni ora di lezione, come già previsto per la didattica a distanza (per impedire uno sforzo prolungato degli alunni davanti agli schermi), dedicando gli ultimi 15 minuti a garantire un adeguato ricambio d’aria, laddove la scuola fosse ancora sprovvista di sistemi di Ventilazione Meccanica Controllata e/o di purificazione dell’aria.

Tamponi rapidi e trasporti efficienti

5.  Affrontare il problema del sovraffollamento dei trasporti pubblici, legato allo spostamento dei pendolari per motivi di lavoro e degli studenti. Uno studio condotto a Wuhan ha dimostrato come la presenza di viaggiatori positivi al SARS-COV2 sugli autobus possa tradursi in un incremento del rischio di ben 11 volte rispetto a un autobus senza positivi, evidenziando al contempo che la probabilità di contagio non è influenzata dalla vicinanza ai soggetti infetti ma da variabili legate ai flussi di ventilazione che si creano all’interno dell’autobus. Si potrebbero coinvolgere il settore privato per affrontare il problema del sovraffollamento dei trasporti pubblici, mobilitando dalle autorimesse i circa 23mila autobus da noleggio (secondo il censimento dell’ANAV) che il blocco della mobilità turistica ha quasi del tutto lasciato inutilizzati, da integrare eventualmente col parco autobus militare.

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Il controllo della concentrazione di CO2 in classe può essere un primo indicatore per ridurre il rischio di contagio da coronavirus

6. Prevedere, come in ogni comparto lavorativo, l’esecuzione e la ripetizione ogni 15 giorni dei test rapidi più affidabili a nostra disposizione, che a oggi sembrano essere i tamponi antigenici rapidi, senza escludere le potenzialità dei più maneggevoli test salivari (soprattutto nei bambini). Nel comparto scuola questa attività cadenzata di test rapidi dovrebbe riguardare studenti e personale docente e non. Idealmente, ogni 15 giorni docenti e alunni dovrebbero essere ritestati istituendo un presidio sanitario in ogni scuola, anche con l’aiuto della sanità militare e del volontariato sociale del settore o anche avvalendosi di servizi privati.

7. La salubrità delle scuole deve diventare questione prioritaria. Gli edifici scolastici dovrebbero essere circondati da spazi verdi e alberi ove possibile, al fine di creare una “barriera verde” nei confronti delle fonti esterne di inquinanti. Inoltre, piante specificamente in grado di assorbire diversi contaminanti interni (es. formaldeide, toluene, benzo-a-pirene, ecc.) potrebbero essere posizionate nelle aule agendo come filtri naturali, al fine di migliorare la qualità dell’aria. Un’esperienza, questa, sperimentata con successo in una scuola di Bolzano.

8. Implementare percorsi di formazione per docenti nell’ambito della pedagogia della salute e innovazione didattica. Gli educatori dovrebbero ricevere una formazione adeguata sui determinanti sociali e ambientali della salute e sulle metodologie didattiche partecipative (apprendimento cooperativo, giochi di ruolo e altre metodologie) che consentano loro di coinvolgere gli studenti a impegnarsi nell’adottare stili di vita sani.

La versione integrale delle 8 proposte operative per una scuola in salute è visibile al seguente link:

http://www.simaonlus.it/wpsima/wp-content/uploads/2020/12/LITALIA-FA-SCUOLA-8-PROPOSTEOPERATIVE- PER-UNA-SCUOLA-IN-SALUTE.pdf

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