“Mieli” e non “miele”, un patrimonio italiano unico al mondo

Sono oltre 40 i mieli uniflorali prodotti in Italia

Da un sondaggio sulle immagini che la parola “miele” ci ricorda, tra le risposte più frequenti abbiamo “api”, “dolce” e “salute”

 

Acacia o robinia, Agrumi, Ailanto o albero del paradiso, Asfodelo, Brugo, Camedrio maro, Cardo, Carrubo, Castagno, Ciliegio, Ciliegio canino o marasca, Colza, Corbezzolo, Coriandolo, Edera, Erba medica, Erica arborea, Erica carnicina, Erica multiflora, Eucalipto, Fiordaliso giallo, Ginestrino, Girasole, Indaco bastardo, Inula, Lampone, Lavanda, Limonio, Lupinella, Mandorlo, Marruca, Melata di abete, Melata o bosco, Melata di quercia, Melo, Rododendro, Rosmarino, Ruchetta, Santoreggia, Stregona o erba della madonna o betonica, Stregonia, Sulla, Tarassaco, Tiglio, Timo, Trifoglio alessandrino, Trifoglio bianco, Trifoglio incarnato, Verga d’oro.

Che c’è di più dolce del miele?

Sono oltre 40 i mieli uniflorali prodotti in Italia, oltre a tantissimi millefiori caratterizzati ciascuno dal territorio di provenienza. Non dovremmo quindi parlare di “miele”, al singolare, ma piuttosto di “mieli”, al plurale. Le differenze, fra un prodotto e l’altro, sono riconducibili alla diversa natura del nettare o della melata di origine e consistono in un diverso rapporto quantitativo tra i componenti principali (zuccheri e acqua). Abbiamo quindi mieli molto diversi per aspetto, consistenza, colore, odore e sapore.

È vero che il miele lo fanno le api, ma questi insetti si limitano a raccogliere le risorse zuccherine prodotte dalle piante e a renderle conservabili. Solo avendo ben chiara la natura prevalentemente vegetale del miele è possibile capirne le grandi variazioni e coglierne lo stretto legame con l’ambiente di produzione. Dire che il miele è “dolce”, per esempio, è vero, ma enormemente riduttivo. Alcuni prodotti, come per esempio il miele di castagno, hanno una connotazione amara molto decisa. E non sono presenti solo aromi di fiori, frutta o caramello, ma anche di spezie, di erba o di funghi, che rendono il miele un alimento sorprendente.

Che cos’è il miele?

Ci sono diversi modi di definire il miele. Dal punto di vista della biologia animale il miele è considerato un alimento di riserva: le api producono miele perché, solo loro, tra gli animali che si nutrono di nettare e polline, hanno la necessità di accumulare scorte di cibo. Risolvono il problema trasformando il cibo fresco dell’estate in un alimento a lunga conservazione. Per fare un paragone, potremmo dire che il miele sta al nettare come la marmellata sta alla frutta fresca. È piuttosto diffusa l’abitudine di attribuire a ogni miele uniflorale, soprattutto a quelli provenienti da piante officinali, un uso “terapeutico” , dato che è molto probabile che i mieli derivati da queste piante contengano, in piccole quantità, gli stessi principi presenti nei fiori. Questo, per il momento, non è ancora stato dimostrato. Il miele è un alimento, di conseguenza le sue proprietà benefiche sulla salute sono da ricercarsi negli aspetti nutrizionali più che in attività farmacologiche specifiche.

In cucina il miele è un ingrediente più antico dello zucchero

Camembert con miele e fichi

La maggior parte dei dolci tradizionali, quelli che in tutte le regioni d’Italia si preparano per le feste, soprattutto a Natale, contengono miele come componente insostituibile. Anche nelle preparazioni salate il miele trova una importante collocazione, apportando quel po’ di dolce necessario a completare l’armonia dei sapori e una nota aromatica inusuale. Su quale base accostare il miele a formaggi e latticini? L’abbinamento miele-formaggio può avvenire, così come per il vino, per contrapposizione o similitudine, avendo cura che il miele non sovrasti mai il gusto del formaggio bensì lo assecondi. Nel primo caso, con formaggi stagionati dal gusto molto deciso o addirittura piccante (pensiamo ad esempio a un Provolone Valpadana DOP o anche un Pecorino Romano DOP) va scelto un miele decisamente dolce, come l’acacia, fra i più conosciuti e amati per il suo aroma floreale e confettato, o un miele di erica, più raro ma con un aroma caratteristico, quasi “caramellato”. Viceversa, su un formaggio fresco, come lo stracchino, il primosale o la ricotta si abbina molto bene un miele amaro come quello di Castagno oppure di Corbezzolo, fra i più pregiati. Per chi non fosse particolarmente esperto e non voglia avventurarsi in abbinamenti troppo azzardati, la regola da seguire è invece quella della similitudine (o concordanza). Più il formaggio è fresco, più andranno scelti mieli delicati e “leggeri”, come quelli già citati o ancora agrumi, rosmarino o lupinella. Più cresce l’intensità del formaggio (pensiamo al Grana Padano DOP o al Parmigiano Reggiano DOP di grandi stagionature) più anche il miele deve bilanciare con una buona intensità aromatica, come ad esempio quello di tiglio o la melata, dal caratteristico e penetrante aroma. Sugli erborinati (come il Gorgonzola DOP) si abbina bene il “classico” millefiori o anche il miele di Sulla.

La classifica dei migliori mieli italiani e i danni del maltempo

In Italia è possibile produrre, in maniera occasionale o estremamente localizzata, una grande varietà di mieli uniflorali, reperibili solo direttamente nelle singole piccole aziende. Si contano 72020 apicoltori e 1.782.105 alveari. Le tonnellate di mieli prodotte nel 2022 su scala nazionale sono 23.000. Per il 2023 la situazione a livello produttivo è al momento piuttosto critica in molte zone del paese a causa del maltempo. In Valle d’Aosta le condizioni meteorologiche caratterizzate da temperature sotto la media hanno pregiudicato i raccolti del tarassaco che fiorisce in questo periodo. In Piemonte gli abbassamenti termici verificatisi a marzo e aprile hanno causato danni alle acacie. In Trentino Alto Adige le fioriture di melo e tarassaco sono terminate senza flussi nettariferi soddisfacenti. In Sardegna il raccolto di asfodelo è stato compromesso dalla siccità, così come il millefiori primaverile che ha dato risultati produttivi molto scarsi.

I mieli italiani che hanno ricevuto le Tre Gocce d’Oro (settembre 2022), quindi il massimo riconoscimento, sono i seguenti:

  • Miele d’acacia – Apicoltura Il Dono delle Api, Cremona. Zona di produzione: Parco Adda Sud
  • Miele di ailanto – Apicoltura Solemiele, Pandino (Cr). Zona di produzione: Ripalta Cremasca (Cr)
  • Miele di cardo – Apicoltura Mauro Lai, Ballo (Su). Zona di produzione: Is Caddaxioulus
  • Miele di castagno – Apicoltura Il Dono delle Api, Cremona. Zona di produzione: Vallecamonica
  • Miele di coriandolo – Azienda agricola Iannelli Assunta, Foggia. Zona di produzione: Lucera (Fg)
  • Miele di erica arborea – Santus Giacomo, Narcau (Su) – Zona di produzione: Sulcis
  • Miele di eucalipto – Su Puleo di Mariangela Cuccui, Mandas (Su) – Zona di produzione: collina sopra Mandas (Su)
  • Miele di girasole – Apicoltura Pancaldi, Budrio (Bo) – Zona di produzione: colline marchigiane
  • Miele di indaco bastardo – Azienda agricola Maccioni Piero, Larciano (Pt) – Zona di produzione: Ponte Buggianese (Pt)
  • Miele di melata – Apicoltura Codone Sofia, Alife (Ce) – Zona di produzione: collina presso Alife (Ce)
  • Miele millefiori – L’essenza degli Iblei di Uccello Alfredo, Canicattini Bagni (Sr) – Zona di produzione: macchia mediterranea presso comune di Noto (Sr)
  • Miele millefiori di Alta Montagna delle Alpi – La Piccola Arnia, Santa Giustina (Bl) – Zona di produzione: vallata dolomitica
  • Miele di rododendro – Apicoltura Bee Slow di Emiliano Barbato, San Germano Chisone (To) – Zona di produzione: pascoli di alta montagna
  • Miele di rosmarino – Sangro Salento di Cinzia Montinari, Atessa (Ch) – Zona di produzione: Mattinata (Fg)
  • Miele di Sulla – Apicoltura di Miceli, Termini Imeresi (Pa) – Zona di produzione: piana di Vicari (Pa)
  • Miele di tarassaco – Apicoltura Zipoli di Balarini Ancilla, Cremona – Zona di produzione: Cremona
  • Miele di tiglio – Beeflower, Formigine (Mo) – Zona di produzione: Formigine (Mo)
  • Miele di trifoglio – Azienda agricola Lucia Lamonarca, Ruvo di Puglia (Ba) – Zona di produzione: Alta Murgia

L’apicoltura in Puglia

L’Associazione Regionale Apicoltori Pugliesi (A.R.A.P.) promuove l’apicoltura e la tutela del territorio

La Puglia vanta una lunga tradizione apistica. Già nota in epoca greco-romana per la qualità dei suoi mieli (specialmente quello di timo e di rosmarino), ha vissuto una vera e propria età dell’oro nel corso del XVI e XVII secolo, epoche tormentate per la storia pugliese, ma tuttavia feconde per l’apicoltura locale. Ne sono testimonianza i vari toponimi che rimandano all’attività degli apicoltori, specialmente nel Salento, dove città come Melissano e Melendugno portano il miele direttamente nei loro nomi. Oggi l’apicoltura pugliese conosce una nuova primavera, grazie a grandi e piccole aziende che puntano alla rivalutazione del territorio anche sotto il profilo delle produzioni di miele e altri prodotti dell’alveare. La Puglia è infatti tra le più interessanti regioni d’Italia per l’ampia varietà dei pascoli per le api: dagli agrumeti della costa jonica, ai ciliegeti della provincia di Bari, ai seminativi della Murgia, alla macchia mediterranea della costa salentina.

A causa del maltempo, quest’anno scarsa è la produzione di miele di ciliegio nella provincia di Bari: le rese non superano nel migliore dei casi i 3 kg per alveare. Nella provincia di Taranto è in corso la produzione del miele di agrumi e si spera che l’instabilità climatica non accorci il tempo disponibile per il raccolto. Le piogge potrebbero essere invece favorevoli ai successivi raccolti estivi. Nella provincia di Foggia non risultano al momento produzioni significative in attesa del raccolto del coriandolo.

 

 

 

 

 

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