Mura, vasche, fossato e prigioni. A distanza di quattro anni dall’inizio dei lavori di recupero e valorizzazione, riapre al pubblico un altro dei tesori nascosti di Lecce. Scoperti gli scavi archeologici, svelati i sotterranei. Sin dallo scorso 11 gennaio, il Castello Carlo V torna vivo come i suoi luoghi, ripuliti e restituiti alla collettività come forse, mai, lo sono stati. Passeggiare tra le sue mura procura emozioni non abituali. Soprattutto quando si scende nelle gallerie sotterranee, vengono facili, quasi per magia, alla mente, le immagini del tempo che fu, di quella vita quotidiana, attorno alla quale ruotava quella del resto della cittadinanza. E’ proprio questa porzione, a rappresentare il nuovo e sconosciuto volto della struttura ampliata e restaurata per la prima volta nel XVI proprio su ordine dell’imperatore al quale la stessa è intitolata.
La pianta del pian terreno del CastelloLa Soprintendenza ai beni archeologici e paesaggistici delle province di Lecce, Brindisi e Taranto ha svolto un lavoro che l’apprezzamento del pubblico sin dalle battute d’esordio del nuovo scenario sta sicuramente riconoscendo, sui passi di un percorso tracciato dalle ricerche che, frutto di un accordo di programma con il Comune di Lecce, l’Università del Salento continua ad effettuare. Il Castello Carlo V è il risultato di una sovrapposizione di strutture. Durante i lavori di restauro sono stati portati alla luce diversi elementi.
La Cappella di Santa Barbara è tra questi, eretta alla metà del XVI proprio sulle vecchie strutture “rasate”, inizialmente dedicata alla Vergine Immacolata, come dimostra un’iscrizione dedicatoria rinvenuta proprio durante gli scavi.
La piazza d’armiMa le testimonianze più antiche della vita del castello sono venute fuori dagli scavi operati nel cortile, nella piazza d’armi. Sono state rinvenute strutture datate all’Età Normanna, grazie al rinvenimento di strati e fosse contenenti ceramiche locali e di importazione dalle regioni limitrofe dell’Impero Bizantino nonché monete provenienti da Costantinopoli.
Nei sotterranei (lato sud-ovest) si scende invece attraverso una rampa, collocata all’interno della cortina muraria cinquecentesca subito dopo il primo androne d’ingresso. Da qui, cavalli e guarnigioni raggiungevano la galleria meridionale “interamente svuotata dell’interro e delle immondizie accumulatesi per oltre cinque secoli – recita la tabella didascalica – in seguito al suo disuso”. La galleria meridionale collega i bastioni angolari di San Giacomo a sud-est e S.S. Trinità a sud-ovest, ed è un invaso lungo 84 metri e alto 7. Otto “bocche naturali” sull’unica volta garantiscono ingresso alla luce naturale che intrecciandosi a quella artificialmente alimentata da un sistema provvisorio restituisce bene al luogo la sua natura austera.
L’ingresso del castello di Carlo VA testimoniare la presenza di attività di estrazione della pietra durante le fasi di costruzione delle mura, nella stessa galleria, sono state rintracciate delle piccole aree di cava. A ricondurre invece la galleria all’uso stalla al quale fu successivamente destinata sono state riportate alla luce tre grandi vasche, necessarie per abbeverare gli animali. Ricondotto invece al cantiere rinascimentale è, infine, un ambiente ipogeo in parte voltato, in parte ricavato nel banco di roccia. E riaffiora anche il vecchio fossato medievale sul quale la galleria fu costruita.
Eccolo il Castello riscoperto. Ad arricchire la sua riapertura c’è però anche una mostra, promossa dalla Soprintendenza, dall’Archivio di Stato, dall’Università del Salento e dal Comune di Lecce e che potrà essere visitata fino al prossimo 23 febbraio, intitolata “Castello Carlo V: tracce, memorie e protagonisti”. È una mostra documentale, allestita al primo piano. Vi si accede gratuitamente e quel che offre alla vista è un vero tesoro fatto delle antiche mappe della città, dei primi progetti del Castello e dei rinvenimenti degli scavi. Sono tanti i segreti di un passato, forse, ancora troppo poco noto.


