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Lame: non pensiamoci solo nell’emergenza

Con uno sguardo fugace al Piano Metropoli Terra di Bari 2015 non potrà sfuggire la rinnovata attenzione data al tema del verde all’interno del territorio. Particolare rilievo nell’impianto del progetto è, in effetti, attribuito al valore e al risanamento delle lame dislocate lungo tutta l’area metropolitana. In programma compaiono ambiziosi interventi di regimentazione idraulica (previsiti per Lama Balice, Canale Lamasinata, Canale Picone, bacini dei torrenti Picone e Lamasinata, Lama Picone, Cava di Maso, Bacini delle Lame Badessa e Baronali, Lama Valenzano, Canale Valenzano), di risanamento e bonifica (per Lama Balice, Lama Lamasinata, Lama San Giorgio, Lama Giotta) nonché piste ciclabili presso le Lame Balice e Giotta. Tutte misure di rilievo che però appaiono, ad oggi, rimaste su carta.

dott.ssa Elvira Tarsitano, presidente della Consulta all'Ambiente del Comune di Bari

«L’idea dovrebbe essere quella di costruire dei veri e propri corridoi ecologici, anche all’interno delle città, dando valore a zone verdi già esistenti e ricche di biodiversità. Le lame potrebbero rappresentare a pieno titolo dei veri e propri polmoni verdi per l’area metropolitana». Una considerazione che ci invita a riflettere, quella della dott.ssa Elvira Tarsitano, biologa, ma soprattutto presidente della Consulta all’Ambiente del Comune di Bari. «Troppo spesso si ritorna a parlare di lame di fronte a grandi calamità, come le frane e le alluvioni che di recente hanno colpito la penisola». Una logica tutta italiana quella di fronteggiare le emergenze non facendo tesoro delle esperienze del passato.

Un passato dimenticato anche nel capoluogo pugliese. «Sugli angoli di alcune abitazioni del quartiere Libertà ci sono ancora targhe che ricordano i livelli raggiunti dalle acque all’inizio del Novecento in occasione di un’alluvione devastante. Lo stato in cui versano le lame e i torrenti, i noti “canaloni”, è sotto gli occhi di tutti», denuncia la Tarsitano. Rifiuti di ogni sorta troppo spesso invadono quelle aree che sono destinate naturalmente a fare “da scolo” alle acque durante eventi metereologici di particolare portata. «Nell’ultimo decennio in Italia – conferma l’esperta – si registrano innalzamento delle temperature, variazioni delle precipitazioni, variazioni del livello del mare, variazioni della qualità dei suoli e rischio di desertificazione. Gli eventi estremi si verificano sempre più spesso, con maggiore frequenza ed elevata intensità».

Bari, veduta dall'alto della foce di Lama di Balice

Un allarme percepito, invece, soltanto dinanzi alla tragedia: «Sono d’accordo – continua la Tarsitano – che i media facciano vedere immagini crude e dolorose di questi disastri, qualora questo serva ad aprirci gli occhi, a non cercare le responsabilità all’esterno. Se analizzassimo le nostre abitudini, comprenderemmo facilmente che si tratta di una responsabilità condivisa. Siamo tutti coinvolti: i nostri comportamenti quotidiani continuano a incidere sui cambiamenti climatici in atto».

Come far fronte allora a questa situazione? «In primo luogo i cittadini devono rendersi conto che le lame non possono essere utilizzate come discariche a cielo aperto. Il rifiuto che lascio lì oggi, in caso di emergenza, farà “da tappo” al flusso delle precipitazioni. Quel gesto all’apparenza innocuo va a creare un danno enorme». Il presidente della consulta all’Ambiente  è un fiume in piena (stavolta benefico) quando parla della possibilità concreta per la Terra di Bari di dare valore aggiunto ad un patrimonio verde di per sé esistente. «É possibile migliorare la situazione in cui oggi versano le lame ma occorre fare ben attenzione: niente cemento e solo opere che seguano i dettami della moderna ingegneria ambientale. Studi, cioè, che prevedano l’uso esclusivo di materiali compatibili con l’ambiente». Non manca l’altolà alle amministrazioni: «I sindaci dei capoluoghi pugliesi possono inoltrare alla Regione Puglia-Servizio Lavori Pubblici la richiesta dei contributi regionali per gli interventi di manutenzione straordinaria di lame e torrenti (Lama Picone, Lamasinata, Giotta, San Giorgio, Torrente Valenzano) per la rimozione della vegetazione che impedisce il normale deflusso delle acque. Quanti comuni pugliesi lo hanno fatto?». Staremo a vedere.

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