
Sul lago di Como, soprattutto dopo il Covid, è aumentato a dismisura il traffico dei diportisti e delle navi della Navigazione Laghi. Ma che cosa succede sotto la superficie del Lario? Il progetto Re-Lake è finanziato dall’Unione Europea ed è stato esportato in Svizzera, sul lago di Lugano
Il lago di Como è diventato un brand. Immortalato sui social dai vip, scelto come set cinematografico o per campagne pubblicitarie, le sue ville storiche ospitano sfilate ed eventi. Investire sul Lario è di tendenza. Come ogni paesaggio però, il lago di Como, privato degli strati di cui la cultura, l’immaginario o semplicemente le mode rivestono i luoghi, resta un ecosistema, anche se oggi prevale la sua dimensione di sistema economico. La sua bellezza si radica nelle ere geologiche. Nato dallo scioglimento di un ghiacciaio, ha un aspetto unico tra i grandi laghi subalpini: sembra un fiordo a forma di y rovesciata.
Il boom del turismo

Nell’estate del 2025 la Lombardia ha fatto registrare un numero vertiginoso di pernottamenti: 25 milioni. Nel turismo è cresciuta a un ritmo superiore alle altre regioni italiane secondo l’Osservatorio regionale nel suo ultimo Rapporto sul Turismo. A fare da traino sono stati i grandi laghi, quello di Como in particolare, ha rasentato il tutto esaurito negli alberghi. Compete ormai con destinazioni come la Costiera amalfitana. Se ne esalta la bellezza paesaggistica ma resta decisamente in ombra un altro aspetto, minacciato dal suo stesso successo: quello del suo equilibrio naturale. Flussi di persone e interessi commerciali lo inchiodano come una cartolina al muro, e così, mentre attrae turisti e capitali stranieri, gruppi alberghieri e plurimiliardari, il lago di Como perde le sue praterie sommerse.
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Proteus per la rigenerazione del fondale
Un progetto di ripiantumazione dei fondali viene portato avanti da una associazione ambientalista, con la consulenza scientifica dell’Università dell’Insubria di Como. L’associazione si chiama Proteus, dal 1999 opera per la divulgazione scientifica e la tutela del Lago di Como. Il progetto è Re-Lake. Ideato tra il 2019 e il 2020, inizialmente autofinanziato, negli anni si è allargato trasformandosi in un interreg Italia Svizzera. Finanziato dall’Unione Europea, ha esteso il suo campo di applicazione alle acque del Lago di Lugano. L’obiettivo è quello di contrastare la desertificazione dei fondali ripiantumando ma anche creando le condizioni perché le piante, coltivate in vasca, resistano meglio una volta messe a dimora nel fondale.
Al centro del progetto una pianta comune nelle acque non troppo profonde del Nord Italia, la Vallisneria spiralis. Nel lago di Como, che ha una profondità massima di 410 metri, cresce fino a meno 7; oltre non si sviluppa perché, mano a mano che il fondale scende, non penetra abbastanza luce nel lago di Como diversamente, per esempio, dal Garda che ha una maggiore trasparenza e dove la Vallisneria spiralis si può trovare anche più in profondità.

Le piante di Vallisneria spiralis vengono coltivate nei laboratori della Fondazione Minoprio su un substrato biodegradabile artificiale derivato dall’amido di mais e studiato nel Dipartimento di scienze dell’Università dell’Insubria con la supervisione della professoressa Roberta Bettinetti. Funziona come un vaso che permette alla piantina, nelle prime fasi di vita, di attecchire meglio al fondo del lago. L’enzima che serve a degradare questo materiale è presente in natura anche in ambienti acquatici ma al suo interno è stato inserito anche un elemento stabile: un carbone vegetale derivato da scarti agricoli locali che ha il vantaggio di non degradarsi. Potrebbe sembrare un paradosso in un progetto che opera per la sostenibilità, ma non lo è.
Re-Lake per la biodiversità
Il carbonio contenuto in questo carbone vegetale oltre ad agire come ammendante agricolo, secondo i ricercatori del progetto Re-Lake massimizzerebbe un lavoro che il lago fa naturalmente, quello di stoccare il carbonio nei sedimenti del fondale. Il contributo dell’Università dell’Insubria riguarda anche l’analisi chimica del sedimento del fondale per monitorare la presenza di contaminanti come il ddt e in generale i ptb prima della piantumazione. La buona notizia è che nei posti scelti finora per la messa a dimora delle piantine questi inquinanti non sono risultati presenti. Un buon punto di partenza in un lavoro che si prefigge l’obiettivo di ricreare la prateria sommersa e la biodiversità dei fondali, motore di vita per i pesci e gli invertebrati che popolano il lago di Como, il suo capitale vivente.
Le onde non sono la normalità del lago
Più improbabile rimuovere quella che è stata individuata come la causa principale dell’erosione: l’innaturale moto ondoso causato dai mezzi della navigazione e dai motoscafi dei diportisti con un traffico che negli anni, soprattutto nel primo bacino e nei fine settimana, si è fatto sempre più intenso. Nel 2021 i sub di Proteus che si immergevano a punta Geno, racconta il responsabile scientifico del progetto Nicola Castelnuovo, notarono una drastica riduzione delle praterie rispetto a neanche 2 anni prima quando, per effetto del lockdown, il lago di Como tornò ad essere uno specchio d’acqua liscio come l’olio, immobile, non disturbato dal rumore di nessun motore. La natura si riprendeva la scena in quella sorta di limbo delle attività umane imposto da un virus: una delle sue creature più piccole aveva fermato il mondo, e il turismo.


