La sostenibilità diventa scienza economica

Foto di Ulrich Dregler da Pixabay

Nasce il “Category Management Sostenibile” un nuovo approccio scientifico basato sull’analisi del ciclo di vita dei prodotti per portare l’attenzione all’ambiente sugli scaffali dei punti vendita

Procter & Gamble Italia lancia un metodo scientifico basato sull’analisi dei dati del ciclo di vita dei prodotti applicato alle categorie merceologiche, con l’obiettivo di coniugare la sostenibilità ambientale, sociale ed economica e permettere all’industria, al distributore e al consumatore di fare scelte sempre più responsabili. Nasce così il “Category Management Sostenibile”. Un lavoro raccontato nel volume “Creare valore con il Category Management Sostenibile”, pubblicato dalla rivista Harvard Business Review Italia.

L’iniziativa, in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna, SDA Bocconi, WWF ed EIIS – European Institute for Innovation and Sustainability, è parte del programma di cittadinanza d’impresa “P&G per l’Italia” con cui Procter & Gamble si propone di investire nei prossimi anni in progetti concreti di sostenibilità ambientale e sociale nel nostro Paese contribuendo, anche con iniziative divulgative a beneficio di industria, distribuzione e consumatori, ad accrescere una cultura ambientale basata su dati scientifici avvalorati da esperti del settore.

Consapevole di quanto la sostenibilità ambientale sia una sfida complessa che richiede il coinvolgimento di tutti, P&G si è fatta promotrice di un progetto che miri a sistematizzare – per la prima volta e in modo innovativo – un approccio organico al tema, fornendo ad aziende e a distributori degli strumenti concreti e delle analisi per rendere la sostenibilità ambientale e sociale centrale nelle azioni e nel modo di operare. Come dimostra scientificamente lo studio, infatti, essa può essere un elemento cardine della competitività, purché coinvolga attivamente produttori, distributori e consumatori.

Il Category Management può definirsi sostenibile (SCM – Sustainable Category Management) quando industria e distribuzione decidono di non limitarsi a far leva sulla maggiore soddisfazione del consumatore nel breve periodo, ma si impegnano per il benessere di tutta la collettività, non solo nel momento del consumo, ma anche nel lungo periodo.

Rispetto al Category Management tradizionale, aumentano le responsabilità di industria e distribuzione, in quanto vengono chiamati non solo a riprogettare i propri prodotti e i punti vendita, ma anche a educare i consumatori nel fare scelte di acquisto e consumo più sostenibili. Se eseguito correttamente, il SCM attrarrà e fidelizzerà in modo più completo e distintivo i consumatori, generando un ritorno sull’investimento sempre maggiore nell’area della sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Partendo dal modello ECR di Category Management classico e tenendo in considerazione le principali variabili della sostenibilità secondo il Life Cycle Assessment (LCA), il gruppo di lavoro ha descritto un processo utilizzabile in qualunque ambito merceologico, in grado di portare benefici all’ambiente e alla società, senza con ciò condizionare il vantaggio competitivo dell’industria e della distribuzione. Analizzare l’LCA significa, infatti, calcolare in maniera analitica e sistematica l’impronta ambientale e sociale a partire dalle fasi di estrazione delle materie prime che costituiscono il prodotto passando alla produzione, alla distribuzione, all’uso e allo smaltimento. In questo modo, sarà più semplice e immediato capire dove intervenire con azioni migliorative, sia per le aziende che per i consumatori.

Questo metodo può drammaticamente ridurre l’impatto ambientale e sociale in modo strutturale, coinvolgendo ed educando i consumatori e creando un sistema che premi le soluzioni realmente sostenibili.

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