
Dal 13 gennaio al 18 aprile controlli ambientali a tappeto nel corso dell’operazione nazionale “Oro Blu”
È iniziata il 13 gennaio e terminerà il 18 aprile 2025 l’operazione nazionale “ORO BLU” della Guardia Costiera, mirata a contrastare gli illeciti ambientali marini e costieri, puntando l’attenzione soprattutto sugli scarichi idrici.
Dopo una prima fase di ricognizione, i militari sono passati alla fase operativa, controllando i siti e le attività che possono produrre scarichi reflui potenzialmente pericolosi e inquinanti in ambito marino-costiero, come gli scarichi reflui industriali dei cantieri navali, depositi costieri, impianti portuali, autolavaggi e lavanderie, piscine, caseifici, frantoi, aziende vinicole, concerie e colorifici, scarichi reflui domestici delle attività alberghiere e di ristorazione e scarichi reflui urbani presso depuratori comunali e impianti fognari.
I controlli alle aziende
Sono stati eseguiti i controlli ai cicli produttivi e verificate le autorizzazioni in materia ambientale, il rispetto delle prescrizioni previste e il campionamento dei reflui.
Gli esami dei campioni raccolti sono stati condotti nel Laboratorio Analisi Ambientali della Guardia Costiera, a Fiumicino, dove sono stati analizzati 40 campioni di acque di scarico e sono state accertate 12 violazioni per superamento delle concentrazioni previste dalla legge. Gli campioni sono stati analizzati nei laboratori delle ARPA locali. Attivo anche il Laboratorio Ambientale Mobile (LAM) della Guardia Costiera.
Gli esiti dell’operazione “ORO BLU”
“Complessivamente – spiega la Guardia Costiera – sono stati eseguiti 28.346 controlli, di cui 6.749 in tema di scarichi idrici (di cui solo il 6%, all’esito degli accertamenti, è risultato sprovvisto di autorizzazione), 12.070 sul ciclo dei rifiuti (circa 400 tonnellate di rifiuti sottoposti a controllo per una superficie di oltre 20 milioni di metri quadrati, pari a 2.000 campi di calcio) e 9.527 ai fini dell’individuazione di fenomeni di inquinamento marino, oltre a 4.053 controlli sul contrasto degli abusivismi demaniali e 1.111 controlli nelle Aree Marine Protette.”.
“Contestati 549 illeciti ambientali, di cui 226 amministrativi (97 per irregolarità in tema di scarichi idrici, 96 sull’irregolare gestione dei rifiuti, 5 per inquinamenti in mare, 19 per inosservanza di norme sull’uso del demanio marittimo e 9 per violazioni ai disciplinari di gestione delle AAMMP) con un importo di sanzioni elevate fino a € 1.335.216 e 323 illeciti penali (96 per irregolarità in tema di scarichi idrici, 130 sull’irregolare gestione dei rifiuti, 10 per inquinamenti in mare, 83 per fenomeni di abusivismo demaniale e 4 per violazione al disciplinare di gestione delle AAMMPP), con 151 sequestri effettuati (46 per irregolarità in tema di scarichi idrici, 63 sull’irregolare gestione dei rifiuti con una superficie occupata di 11.560 metri quadrati e 42 per fenomeni di abusivismo demaniale con una superficie occupata di 11.986 metri quadrati).”.
I casi Monopoli e Pescara
Nel corso dell’operazione, la Guardia Costiera ha eseguito “il sequestro di uno stabilimento industriale di circa 10 mila metri quadri nella periferia di Monopoli adibito a trattamenti di alluminio, che a seguito degli accertamenti condotti dalla Guardia Costiera, è risultato sprovvisto della necessaria Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) ed effettuava abusivamente lo scarico di acque reflue industriali prodotte dalle vasche di trattamento nonché di rifiuti allo stato liquido contenenti sostanze pericolose (acidi), abbandonando peraltro in maniera incontrollata e reiterata nel tempo diverse categorie di rifiuti speciali, anche pericolosi, sversando nel suolo e immettendo nelle acque sotterranee di falda rifiuti allo stato liquido.”.
A Pescara, invece, è stato “individuato all’interno di un’attività di rimessaggio, nei pressi del fiume Pescara, una discarica di rifiuti speciali prodotti da attività di cantieristica priva di autorizzazione. I rifiuti venivano abbandonati direttamente sul terreno causando la contaminazione dello stesso.”.


