
Il presidente Michele Tenore annuncia segnalazioni all’autorità giudiziaria e lancia un appello al Ministero dell’Ambiente e al Governo Meloni per la tutela del tratto costiero tra Otranto, Leuca e Tricase. Odra: tutto in regola
L’Ente Parco Naturale Regionale “Costa Otranto – Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase” esprime forte preoccupazione e netta contrarietà rispetto alla documentazione integrativa pubblicata il 22 gennaio 2026 sul sito del Ministero dell’Ambiente da parte della società Odra Energia srl, relativa al progetto di realizzazione di un parco eolico offshore e delle opere connesse. Parco che, secondo il progetto, dovrebbe sorgere a 13 km dalla costa tra e Castro e Leuca. Il parco prevede 90 aerogeneratori galleggianti per una capacità installata massima prevista di oltre 1300 MegaWatt e dovrebbe fornire una produzione attesa di circa 4 miliardi di Kwh/anno, equivalente al consumo di oltre 1 milione di famiglie italiane, evitando l’immissione in atmosfera di più di 2 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno.
Studi illegittimi
Dall’analisi degli atti emerge in primo luogo, secondo l’Ente parco, la presunta illegittimità degli studi, delle analisi e delle ricerche ambientali condotte dalla società Odra, in quanto realizzate in assenza della preventiva autorizzazione dell’Ente gestore dell’area naturale protetta, come previsto dalla Legge Regionale n. 30/2006. La normativa istitutiva del Parco, di fatto, vieta espressamente qualsiasi attività o intervento che possa compromettere la salvaguardia degli habitat naturali, della flora e della fauna tutelate.
In particolare, come risulta dagli atti, risultano essere stati effettuati campionamenti avifaunistici, monitoraggi botanici e studi su rettili, anfibi e chirotteri senza il necessario nulla osta dell’Ente Parco. Tali condotte, qualora accertate, configurerebbero una grave violazione della normativa vigente.
Autorità giudiziaria

“Ogni attività svolta in assenza delle necessarie autorizzazioni rappresenta una grave inosservanza delle norme di tutela ambientale e sarà oggetto di segnalazione alla competente autorità giudiziaria”, dichiara il presidente dell’Ente Parco, Michele Tenore. “La salvaguardia di un patrimonio naturale di valore straordinario non può essere subordinata a logiche economiche speculative”. Ulteriori criticità riguardano la localizzazione della cosiddetta “buca giunti”, prevista in un’area interessata da incendio nel 2021 e attualmente sottoposta ai vincoli previsti dalla Legge n. 353/2000 e dalla L.R. n.38/2016. La realizzazione dell’opera, per di più, unitamente alla viabilità di cantiere e all’utilizzo di mezzi pesanti, determinerebbe una frammentazione irreversibile degli habitat e comprometterebbe i delicati processi di rigenerazione naturale già avviati.
Cavi in mare
Analoghe preoccupazioni emergono in relazione alla posa dei cavi sottomarini, il cui tracciato interferisce con habitat marini di elevato pregio naturalistico, tra cui praterie di posidonia oceanica, coralligeno e sistemi di grotte sommerse e semisommerse. Le attività di trivellazione orizzontale previste comportano un concreto rischio di alterazione degli equilibri idrogeologici e carsici del territorio, con potenziali effetti permanenti sugli ecosistemi marini.
Non meno rilevanti risultano le criticità connesse alla presenza degli aerogeneratori, che raggiungerebbero un’altezza complessiva di 315 metri sul livello del mare e che, nonostante una parziale riduzione numerica, rimarrebbero visivamente impattanti sul paesaggio costiero. La mancata ulteriore delocalizzazione delle turbine appare legata prevalentemente a valutazioni economiche e non a effettivi impedimenti tecnici.
Rischio biodiversità
“Il danno potenziale alla biodiversità marina e terrestre sarebbe gravissimo e comprometterebbe irrimediabilmente uno degli ecosistemi più preziosi del Mediterraneo”, prosegue Tenore. “A ciò si aggiungerebbe un impatto diretto sul comparto turistico, che proprio sull’integrità paesaggistica e ambientale fonda la propria attrattività e sostenibilità economica”.
L’Ente Parco, quindi, evidenzia la necessità di valutare gli effetti cumulativi derivanti dalla presenza di ulteriori proposte progettuali analoghe insistenti sul medesimo tratto di mare e con identico punto di approdo, nonché la durata particolarmente estesa delle attività di cantiere, stimata in oltre cinque anni, con inevitabili ripercussioni sugli habitat naturali e sulle attività socio-economiche locali. “Sorprende in ultimo – prosegue Tenore – scoprire che importanti attività di coordinamento scientifico e di indagini di campo e marine sono affidate ad una università Gastronomica: Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo”
Area marina protetta
Alla luce delle criticità rilevate, l’Ente Parco sollecita con forza tutti gli attori istituzionali coinvolti affinché si adoperino con ogni urgenza all’istituzione dell’Area Marina Protetta lungo il tratto costiero interessato, ritenuta misura indispensabile per garantire una tutela organica e duratura dell’ecosistema marino.
“Rivolgiamo un appello al Governo Meloni, al Parlamento e a tutte le istituzioni competenti affinché si assuma una posizione chiara e responsabile nella difesa di questo territorio”, conclude il presidente Tenore. “La transizione energetica rappresenta una sfida imprescindibile, ma deve essere realizzata nel pieno rispetto delle norme, della biodiversità e delle comunità locali. Non è accettabile che lo sviluppo delle energie rinnovabili avvenga a scapito di aree di altissimo valore ambientale e paesaggistico”.
Odra Energia: infondate le accuse dell’Ente parco

Non si fa attendere la replica della società Odra Energia, che dovrebbe realizzare il parco eolico offshore. “Contrariamente a quanto affermato dall’Ente parco “Costa Otranto – Santa Maria di Leuca e Bosco Tricase” – scrive la società in una nota di replica – , gli studi, le analisi e le ricerche ambientali condotte da “Odra Energia” nell’ambito del procedimento autorizzativo del parco eolico offshore galleggiante “Odra”, sono stati effettuati nel pieno rispetto della normativa regionale (in particolare la Legge Regionale 30/2006) e sono, quindi, del tutto legittimi”.
Quanto ai “campionamenti avifaunistici, monitoraggi botanici e studi su rettili, anfibi e chirotteri” menzionati dall’Ente parco nelle osservazioni inviate al Mase e nella nota diffusa, questi “non rientrano, infatti, in nessuna delle attività previste dall’art. 4, comma 1, della succitata Legge Regionale poichè consistiti in semplici sopralluoghi da parte di esperti naturalisti e che non hanno comportato né prelievi di specie animali, né raccolte o danneggiamenti a specie vegetali, come si evince dal documento ”Approfondimento sulla biodiversità nell’area di approdo” (ODR.CST.REL.028.00) che è depositato al MASE nell’ambito del procedimento di VIA. Ne discende, pertanto, che per lo svolgimento degli stessi non era richiesta alcuna autorizzazione dello stesso Ente”.
Odra: “Avviate azioni legali”
“Stante la portata gravemente diffamatoria delle affermazioni, ivi incluso il riferimento a non meglio precisate “logiche economiche speculative”, la società “Odra Energia” comunica di aver dato mandato ai propri legali di intraprendere tutte le azioni necessarie nei confronti dell’Ente parco a tutela del proprio operato e della propria reputazione.
Per quanto riguarda i paventati rischi sollevati dall’Ente parco relativamente alla localizzazione della buca giunti, all’impatto visivo degli impianti, alla posa dei cavi sottomarini e alle potenziali conseguenze sulle attività turistiche, la società ribadisce che anche a seguito delle ottimizzazioni del progetto nel frattempo apportate, il parco eolico offshore Odra rispetta i migliori standard di sostenibilità socioeconomica e ambientale”, conclude il comunicato.


