In Italia non può succedere…

«In Italia ogni anno si registrano circa 2000 terremoti con scosse di piccola entità. Dunque il nostro Paese è a rischio tsunami e Messina 1908 dovrebbe ricordarcelo. In quella occasione si ebbero onde addirittura più alte di quelle del maremoto nel Pacifico del 2004, che fece conoscere all’opinione pubblica lo tsunami». A dirlo è il presidente dell‘Ordine Nazionale dei Geologi Italiani, Gian Vito Graziano che, intervenendo all’indomani della tragedia in Giappone, spiega la necessità di una maggior consapevolezza del rischio e dell’educazione per meglio affrontarlo.

«In occasione del terremoto di Messina del 1908 – ha proseguito Graziano – la forza dell’acqua giocò un ruolo enorme nella devastazione della città. Ma potremmo andare indietro al maremoto del 1764 che interessò la penisola salentina o ancora più indietro a quello del 1693 che interessò tutto il meridione. L’Italia è un territorio ad alta sismicità ed aperto al mare. Più territorio costiero significa maggiore rischio tsunami. Le zone maggiormente a rischio sono ovviamente quelle a più alto rischio sismico, ovvero quelle che si affacciano davanti ai maggiori sistemi di faglie presenti a mare».

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