Alle ore 12:22 del 19 luglio 1985 l’argine del bacino superiore della miniera di Prestavel cedette e crollò sul bacino inferiore che cedette a sua volta. La massa di acqua precipitò a valle, sull’abitato di Stava, piccola frazione del comune di Tesero nella provincia di Trento, a una velocità di quasi 90 chilometri orari e spazzò via persone, alberi, abitazioni fino alla confluenza con il torrente Avisio. Nel disastro, morirono 286 persone, tredici corpi non sono stati mai ritrovati.
Il Consiglio Nazionale dei Geologi ha commemorato la sciagura di Stava recandosi, questa mattina 16 luglio 2015, sui luoghi della tragedia, dove «le stazioni informative relative all’attività mineraria – ha detto Paride Antolini, coordinatore della Commissione Grandi Eventi del CNG -, mostrano la presa dell’acquedotto che portava all’impianto l’acqua necessaria per la lavorazione del minerale, l’imbocco della galleria della miniera a quota 1.550 metri, i capannoni che ospitavano gli impianti di lavorazione del minerale e l’idrociclone che nella zona di Pozzole serviva per innalzare gli argini dei bacini di decantazione». Lungo il “Sentiero della Memoria” si raggiunge un punto panoramico «dal quale si può vedere la colata di fango, con gli occhi di chi la vide il 19 luglio 1985».
Ricordare Stava, sul posto, è stata per i geologi anche occasione per una escursione sul “Sentiero della Memoria”, dove «toccheremo la Geologia con mano salendo sul Dos Capèl – ha spiegato Antolini, in apertura escursione -. E domineremo lo straordinario panorama delle Dolomiti».
Nella seconda metà degli anni ‘70 fu realizzato il Geotrail, Sentiero Geologico del Dos Capèl, il primo percorso tematico dedicato alla Geologia in Italia. L’iniziativa fu del professor Elio Sommavilla, all’epoca docente all’Università di Ferrara, come parte integrante sul territorio delle esposizioni del Museo Geologico delle Dolomiti di Predazzo.
Nella seconda metà degli anni ‘70 fu realizzato il Geotrail, Sentiero Geologico del Dos Capèl, il primo percorso tematico dedicato alla Geologia in Italia (nella foto una formazione rocciosa)«È un vero appuntamento con la Geologia – continua Attolini -. Rinnovato nel 2001, il sentiero si presenta come vero e proprio museo all’aperto, un itinerario ideale per comprendere la geologia delle Dolomiti. Si compie un viaggio attraverso oltre 40milioni di anni di storia geologica dei Monti Pallidi, partendo da 280milioni di anni fa con le eruzioni vulcaniche che formarono i “porfidi quarziferi” per arrivare a circa 230milioni di anni fa con il mare tropicale brulicante di vita e il vulcanismo triassico».
Proprio nella faglia di Stava, agli occhi attenti dei geologi sono evidenti i movimenti lenti, impercettibili, del suolo, che piegano e fratturano le rocce; mentre in un canalone sotto il Dos Capèl lungo il Sentiero Geologico, strati di roccia raddrizzati in posizione quasi verticale, non sfuggono alla vista anche dei non addetti ai lavori.
Dal Passo di Pampeago fino al Passo Feudo, invece, si incontrano rocce marine della Formazione di Werfen, dove è possibile trovare qualche conchiglia fossile.
Dai panorami visibili dalle vette più importanti dell’area, come Sella e Marmolada, per esempio, si passa alle “montagne” sottomarine, a quanto rimane dell’antico vulcano di Predazzo che, nella sua breve vita, ha ricoperto di scorie, ceneri, lapilli e colate laviche le sottostanti piattaforme carbonatiche.
E, in alcuni tratti del “Sentiero della Memoria”, sono ben evidenti anche le tracce di ghiacciai che in un tempo non troppo lontano, occupavano questo territorio. «Sono, infatti, loro i veri protagonisti del capitolo più recente della lunga storia geologica di questo territorio, storia che continua ancora oggi nell’incessante modellamento del paesaggio da parte degli agenti atmosferici», ha concluso Antolini.


