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Hanno lottato contro la deforestazione in Amazzonia: uccisi

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Ribeiro da Silva e sua moglie Maria do Espirito Santo, ecologisti e attivisti brasiliani, sono stati assassinati, nei giorni scorsi, in un agguato. Vivevano nella Foresta Amazzonica da 24 anni e si battevano contro i taglialegna di frodo e gli allevamenti. Ribeiro da Silva, un indio di mezza età, era uno dei più importanti volti del Sudamerica aveva impegnato gli ultimi anni della sua vita all’attivismo ambientalista. La coppia di ecologisti è stata uccisa mentre rientrava nella loro capanna nel cuore della foresta vergine, nella riserva naturale di Praialta-Piranheira, nel Nord Ovest del Brasile, dove i due si erano stabiliti 24 anni fa.  Secondo la polizia locale, si è trattato di una vera e propria esecuzione; sono stati colpiti e uccisi, probabilmente da dei cecchini. Ribeiro da Silva e Maria do Espirito Santo avevano più volte denunciato i taglialegna di frodo, i furti di bestiame, l’estrazione del carbone e la deforestazione selvaggia. Per tutta risposta, più volte avevano ricevuto minacce di morte e ritrovato dei proiettili vicino casa. La notizia dell’assassinio dei due ecologisti è giunta poche ore prima che la Camera dei deputati brasiliana approvasse, dopo due anni di dibattito, una nuova legge sulla deforestazione. Oggi chi compra un appezzamento di terra coperta dalla Foresta Amazzonica è obbligato a mantenerne intatta la metà. La riforma, in attesa di passare il vaglio del Senato e di essere, quindi, firmata dal presidente Dilma Rousseff, obbliga, invece, il proprietario terriero a preservarne solo il 20 per cento. Un provvedimento contro il quale Ribeiro e Maria si sono opposti, pagando con la vita.

 

 

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