Grotte carsiche della Puglia candidate UNESCO

Approvato il protocollo d’intesa con 11 Comuni che ospitano i siti paleolitici

 

Un’altra candidatura UNESCO per la Puglia. È stato approvato dalla Giunta regionale il Protocollo d’intesa per la candidatura UNESCO delle Grotte carsiche di età preistorica. L’intesa impegna la Regione e undici Comuni del territorio (Apricena, Rignano Garganico, Monopoli, Bisceglie, Altamura, Ginosa, Ostuni, Otranto, Nardò, Castro e Parabita) a sostenere il percorso pluriennale che potrà portare al riconoscimento del valore universale di una delle più antiche prove della presenza umana nell’Europa occidentale.

Il documento istituisce un Tavolo di lavoro che – guidato dal Museo della Preistoria di Nardò (responsabile scientifica dott.ssa Filomena Ranaldo) e dalla Sezione regionale Tutela e Valorizzazione dei Patrimoni Culturali (coordinamento tecnico-organizzativo dell’arch. Alessandro Viva) – si occuperà della redazione del fascicolo di candidatura in collaborazione con il Ministero della Cultura e le istituzioni scientifiche competenti.

Il sistema delle grotte pugliesi costituisce un complesso straordinario di siti archeologici che documentano oltre 800.000 anni di presenza umana continuativa in Europa occidentale.

Tra i siti che soddisfano i requisiti di autenticità, integrità e di Eccezionale Valore Universale (OUV) previsti dall’UNESCO rientrano in questa fase: Pirro Nord (Apricena, FG), Grotta Paglicci (Rignano Garganico, FG), Grotta delle Mura (Monopoli, BA) e Grotta di Santa Croce (Bisceglie, BA), Grotta Lamalunga (Altamura, BA), Riparo L’Oscurisciuto (Ginosa, TA), Grotta di Santa Maria d’Agnano (Ostuni, BR), Grotta dei Cervi (Porto Badisco, Otranto, LE), il Complesso delle grotte di Nardò (LE), Grotta Romanelli (Castro, LE) e Grotta delle Veneri (Parabita, LE). Nelle more del lavoro di preparazione del fascicolo di candidatura sarà possibile censire e valutare l’inserimento di ulteriori siti.

Il percorso di candidatura si svilupperà secondo un modello transnazionale, aperto alla cooperazione con altri Paesi del Mediterraneo, per valorizzare il comune patrimonio del Paleolitico e promuovere un turismo culturale sostenibile fondato sulla conoscenza e la tutela dei luoghi.

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