
Verso questa direzione si muove il protocollo “Puglia Carbon Free”, sottoscritto da numerose realtà pugliesi. Obiettivo: ridurre le emissioni di gas serra e creare nuove opportunità di sviluppo economico
La Green Economy sta trasformando il panorama lavorativo, non solo in Italia, ma in tutto il mondo. La crescente attenzione verso la sostenibilità e la tutela dell’ambiente sta infatti creando nuove opportunità professionali, i cosiddetti Green Jobs, professioni che non solo mirano a proteggere il nostro pianeta, ma che richiedono anche competenze specifiche, le famose “green skills”.
Le aziende e le istituzioni stanno dunque investendo sempre di più in eco-tecnologie e pratiche sostenibili e questo si traduce in una domanda crescente di professionisti in vari settori. Figure come l’energy manager, il mobility manager e il manager della sostenibilità sono solo alcuni esempi di come il mercato del lavoro si stia evolvendo per rispondere a queste nuove esigenze. E proprio nell’ottica di una maggiore sostenibilità, le aziende e i mercati stanno cercando di trovare un equilibrio tra il lavoro e la tutela dell’ambiente.
Innovazione e tecnologia verde nelle nuove politiche di investimento

La transizione verde ha portato a importanti riforme e incentivi per proteggere le risorse naturali, come il potenziamento delle infrastrutture ecologiche e la promozione delle eco-tecnologie. Inoltre, nel settore privato, molte aziende stanno adottando politiche di investimento che si concentrano sull’innovazione e sull’economia verde, seguendo le linee guida dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.
Verso questa direzione si muove il protocollo “Puglia Carbon Free”, sottoscritto da numerose realtà pugliesi: Legambiente Puglia, Legacoop, Radici Future Produzioni, Acli e Arci Puglia, Libera ed ancora il Distretto per le Energie Rinnovabili e la cooperativa Noi e Voi. Un protocollo che si pone da una parte l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra e di promuovere l’uso delle energie rinnovabili e dall’altra di creare nuove opportunità di sviluppo economico e sociale per la regione, nuove professionalità legate proprio alla rivoluzione verde.
“Per favorire l’occupabilità in questo momento – ha dichiarato Leonardo Palmisano, presidente di Radici Future Produzioni – credo sia necessario favorire un criterio che aiuti le imprese a stare nella direzione della transizione ecologica ed energetica e quindi che favorisca l’introduzione di figure competenti proprio in questa ottica. Quindi, un processo che porti ad agevolare fiscalmente e commercialmente tutte quelle realtà che producono lavoro verde, generando corsie preferenziali”.
Servono luoghi di formazione per le nuove professioni

Come evidenziato nel dossier “Italia 100% Rinnovabile”, senza giovani formati e consapevoli non ci sarà nessuna transizione ecologica. Il futuro dell’energia e del lavoro dipende dalle nuove generazioni, che devono essere protagoniste e non spettatrici del cambiamento. Inoltre, nel report di Unioncamere si prevede un fabbisogno significativo di competenze green nei prossimi anni.
La domanda di green jobs riguarderà in maniera trasversale sia le professioni tecniche che quelle ad elevata specializzazione e sempre più richieste saranno le professionalità che ruotano intorno all’ambiente, all’ecosostenibilità, al risparmio energetico e all’economia circolare, ma è necessario che anche i luoghi di formazione accompagnino i giovani studenti, come sottolineato da Gianluigi De Gennaro, docente di Chimica dell’Ambiente pressi l’università degli Studi di Bari.
“Dobbiamo puntare anche sull’autoimprenditorialità ossia sulle idee dei ragazzi – spiega De Gennaro -. I green jobs si stanno evolvendo in maniera imprevedibile. Noi effettivamente non sappiamo quali saranno nel prossimo futuro le competenze più utili. Come università stiamo provvedendo a fornire strumenti di base. Penso ad esempio al tema dell’energia etica, nessuno ce l’ha nei propri corsi di laurea. Ma in termini di innovazione, non si riesce a fare una formazione buona. Ecco perchè per l’autoimprenditorialità diventa essenziale e accompagnare i nostri ragazzi in queste loro start up innovative. Non vuol dire solo aiutarli nella formazione, ma proprio nello sviluppo concreto delle loro idee. Bisogna creare dei ponti tra le conoscenze tradizionali e quelle nuove, creare delle connessioni fra tutte le discipline, orientando i giovani studenti”.


