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Gino Dato: quando l’editoria osserva il territorio

Una vita dedicata ai libri, una vera e propria vocazione che ha portato il giornalista e scrittore Gino Dato a fondare a Bari la Progedit – Progetti Editoriali srl. La casa editrice sin dagli esordi, nel 1997, si è connotata per la sua impronta progettuale e per una forte professionalità editoriale. «Progetto – spiega Gino Dato- è anche impegno, militanza civile, portati avanti con le sole armi che ci hanno insegnato a usare: le idee, la parola, i libri, per pensare a costruire attraverso le analisi e le ipotesi»

Gino Dato

Una vita tra i libri, dunque?

«In effetti, sono arrivato all’editoria dopo aver venduto libri, insegnato nelle scuole, lavorato come giornalista, poi come addetto stampa alla Fiera del Levante negli anni di Vittore Fiore e Pasquale Satalino. Ma la mia passione per il giornalismo è stata sempre pari a quella per l’editoria. Tanto che, quando nel 1973 Vito Laterza mi offrì l’occasione di diventare un “redattore editoriale”, come usava dire lui tra una sigaretta e l’altra, non resistetti al fascino dei libri. Eravamo appena – e disastrosamente – fuori dal Sessantotto. Più che di carriera, quindi parlerei di un affinamento di una vocazione: la decisione di trasformare l’attività in imprenditoria è poi scaturita da alcune vicissitudini della stessa Laterza, che ridimensionò alla fine del 1996 la sua redazione di varia a Bari, inducendo molti di noi a cercare vie alternative. Devo molto a coloro che molto mi devono e che magari mi hanno aiutato a crescere frapponendo ostacoli e chiusure in una provincia spesso molto asfittica».

La Progedit…

«La Progedit, che tocca quest’anno i quindici anni di vita, è una azienda distinta in due grandi comparti: i Servizi editoriali, ramo diretto da Marina Laterza, mia socia, che offre la nostra prestigiosa e antica esperienza a editori primari come Giunti, Carocci, Il Mulino; e la casa editrice vera e propria, nella quale appunto faccio libri con il marchio Progedit. I nostri autori sono prevalentemente operanti in Puglia, ma stiamo allargando il bacino. I lettori reagiscono in positivo in quanto le nostre attenzioni si rivolgono in particolare alla formazione, quindi agli universitari, e alle risorse e ricchezze del territorio. Ci stiamo occupando negli ultimi anni anche dei bambini, con la collana “Briciole”, diretta da Livio Sossi, noto storico della letteratura per l’infanzia. Devo aggiungere che molto ci avvaliamo della vendita on line, di una promozione diretta e di un fitto programma di iniziative. E’ la sola strada per tenere il passo con i colossi che hanno dalla loro i mass media».

La casa editrice si interessa di territorio?

«Certo, ambiente, territorio, beni ambientali, ricchezze della Puglia sono al centro dei nostri interessi, e non solo come oggetto di indagine ma anche come bacino fondamentale al quale attingere quella creatività che non è mai sufficientemente monitorata da quanti si occupano di industria culturale. Le tradizioni e il culto del territorio, la chiamerei “l’università della strada”, sono un percorso che i lettori seguono al pari dell’università paludata e scientifica, proprio perché consente di andare alle proprie radici, cercare il senso del proprio essere in una epoca di globalità spesso stranianti».

E voi chi avete dalla vostra?

«Noi godiamo di una straordinaria congiuntura favorevole della Puglia, intorno a tre filoni: un primo, la società civile molto viva e attenta ai fenomeni culturali, operante quando ancora non si parlava di eventi; un secondo, alcuni organismi di intraprendenza editoriale come i Presìdi del libro, nati per promuovere la lettura e fondati da otto editori appunto pugliesi, e come l’ultima nata, l’ Ape, Associazione pugliese editori, intorno alla quale si sono già raccolti 25 editori; terzo filone, l’intelligenza delle istituzioni. Ecco, questo è il Rinascimento pugliese ma ora occorrono strutture più solide e normative per consolidare lo slancio».

I libri hanno ancora un ruolo?

«Ma certo, per una serie di ragioni. La prima è che il libro è uno strumento di dibattito libero, e dove c’è la libertà c’è l’ecologia, specie della mente. La seconda è che il libro è un po’ un oggetto oserei dire “antiriciclo”, del quale non si butta niente, che sfida la dannazione dell’usa e getta, che, anzi, diversamente dai vestiti e dagli oggetti alla moda, i quali prima o poi s’incamminano sulla strada della distruzione, resiste alla civiltà liquida, scivolosa, evanescente. E’ più facile distruggere un cd, perderlo, che dimenticare un libro. E poi magari la terra pullulasse di pagine e pagine di libri, le nostre decisioni e pulsioni sarebbero ben piantate su strade di saggezza».

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