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Ex caserma Rossani: una spina nel fianco per Bari?


Una immagine dell'area della ex caserma Rossani vista dal satellite

 Durante il Consiglio Comunale di ieri, atmosfera al calor bianco per lo scontro tra consiglieri a proposito del destino da riservare all’ex caserma Rossani.   La seduta si è conclusa col rinvio della revoca alla delibera relativa alla destinazione d’uso dell’edificio in previsione di un successivo incontro monotematico. Che l’ex Rossani sia al centro del dibattito cittadino lo testimonia uno dei vari tavoli tecnici che vedono impegnate in queste settimane le 60 associazioni che costituiscono la Consulta dell’ambiente del Comune di Bari. Da quando fu istituita il 2005, la Consulta rappresenta un importante organismo di partecipazione in campo ambientale per l’amministrazione comunale e la cittadinanza; per questo è particolarmente significativo lo studio di fattibilità tecnico economico per la realizzazione di un polo integrato di servizi di carattere comunale e sovra comunale nell’area dell’ex-caserma Rossani, un’area che, chiarisce lo stesso documento scaturito dal tavolo tecnico, ha un significato strategico per la città di Bari, dato che rappresenta l’ultima vasta area da riqualificare, a servizio di tre quartieri (Carrassi, San Pasquale, Murat) e tre poli universitari (Ateneo, Policlinico e Campus); un’area a ridosso delle fermate degli autobus extraurbani, delle stazioni ferroviarie locali (Appulo Lucane, Bari Nord e Sud Est) e nazionale, e difatto di cerniera tra il borgo ottocentesco e il tessuto urbano moderno e contemporaneo.

Per la consulta, nel metodo per la progettazione della riqualificazione di un’area così importante per alla città di Bari, è necessario rivedere la procedura avviata del progetto di fattibilità e promuovere forme di partecipazione, facendo dell’ex Rossani un laboratorio di quartiere che tenga conto degli studi e ricerche universitarie già fatte sull’area: il tutto per poi bandire un concorso d’idee e/o di progettazione come previsto dalla LR n. 14/2008 “Misure a sostegno della qualità delle opere di architettura e di trasformazione del territorio”.

Una immagine del progetto di riqualificazione urbana della ex caserma

Nell’ambito del documento tecnico, oltre ad indicazioni sui problemi concernenti la sostenibilità finanziaria dell’intervento, il costo della realizzazione e del suo finanziamento (pubblico e/o privato) e i costi di esercizio (eventuali ricavi tariffari), si legge che la progettazione di riqualificazione deve ispirarsi ai principi dello sviluppo sostenibile e deve guidare l’intervento pubblico su aree libere comunali. L’analisi delle alternative progettuali deve considerare una destinazione a verde e servizi pubblici; un recupero degli edifici esistenti senza aggiunta di nuovi edifici; una tutela delle alberature esistenti facenti parte del contesto di un bene monumentale vincolato dal Dlgs n.42/2004; un recupero/restauro degli edifici esistenti con criteri dell’abitare sostenibile LR n.13/2008; una riduzione del consumo del suolo e aumento della permeabilità; un utilizzo delle energie alternative e del risparmio energetico; un utilizzo di materiali riciclati e riciclabili e/o a Km. zero; un arricchimento della presenza di vegetazione anche in funzione ecologica; un riutilizzo delle acque piovane provenienti dai tetti in una rete duale; una progettazione partecipata o un concorso d’idee che tenga conto dei fabbisogni rilevati. Sono stati indicati suggerimenti per gli spazi verdi e i servizi pubblici; è stato suggerito come modello da seguire “Una città dell’altra economia”, realizzata a Roma al quartiere Testaccio in ex macello. Bocciata – o quasi – la proposta di un parcheggio, un attrattore di traffico in contrasto con la politica della mobilità sostenibile già attuata dal comune con i park&ride.

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