Etichette alimentari, sparisce sede di stabilimento

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Dal prossimo 14 dicembre, i consumatori italiani potrebbero non leggere più in etichetta lo stabilimento dove sono prodotte le merci acquistate. Un danno per tutti i cittadini che non avranno più un’informazione che gli permetteva di prediligere – sia per questioni prettamente economiche sia per fattori legati alla sicurezza alimentare – le merci prodotte nel nostro Paese.

Il Regolamento (UE) 1169/2011, che entrerà in vigore tra qualche settimana, non prescrive la sede dello stabilimento tra le informazioni obbligatorie in etichetta, non prevista neppure dalle direttive precedenti. L’Italia aveva perciò introdotto la sede dello stabilimento quale notizia obbligatoria ulteriore con l’avallo della Commissione europea, la quale aveva riconosciuto il fondamento di tale prescrizione nell’esigenza di garantire l’efficacia di gestione della crisi.

Giuseppe L’Abbate, capogruppo M5S in Commissione Agricoltura: «È l’ennesimo colpo al tessuto produttivo italiano, al vero made in Italy, alle imprese sane ed oneste che lavorano quotidianamente, creando ricchezza ed occupazione. Da metà dicembre non sapremo più qual è la sede dove un prodotto agroalimentare è stato fabbricato e confezionato. Se da un lato ci assicurano che non calerà l’informazione per il pronto intervento degli organi di controllo sulla sicurezza alimentare, dall’altro i cittadini non potranno più sapere quale economia stanno sostenendo: se quella locale o quella di altri Stati. Alto è il timore che si tratti del primo effetto delle trattative segrete legate al TTIP (Transatlantic Trade Investment Partnership), l’accordo tra Stati Uniti d’America ed Unione Europea su cui, dal primo giorno in Parlamento, chiediamo chiarimenti ai governi Letta e Renzi. Ancor più assurda la giustificazione del sottosegretario De Vincenti alla nostra richiesta di mantenere la norma, avallata da Bruxelles. A Palazzo Chigi sarebbe stato sufficiente comunicare all’Europa l’intenzione di continuare a conservare l’obbligo della sede di confezionamento e/o produzione sulle etichette ma il Ministero dello Sviluppo Economico ha preferito nascondersi dietro la mancanza di un riferimento normativo».

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