Edilizia, il futuro è in mano al Governo

(Testo raccolto da Pierluigi de Santis)

Anche l’Ance Puglia si unisce al grido d’allarme di tutta la filiera delle costruzioni  prendendo parte alla manifestazione nazionale indetta dall’Ance- Associazione nazionale costruttori edili –  insieme a tutte le associazioni imprenditoriali del settore e alle organizzazioni sindacali lo scorso 1° dicembre . L’obiettivo è stato quello di richiamare l’attenzione di Governo, Parlamento e tutte le forze politiche sulla crisi che sta interessando il comparto delle costruzioni e richiede interventi immeditati e concreti per rilanciare lo sviluppo di un settore determinante per la ripresa economica del Paese.
Con il Presidente dell’Ance Puglia e del Distretto dell’edilizia sostenibile, Salvatore Matarrese, di ritorno dalla manifestazione, Ambiente&Ambienti ha fatto il punto.

Salvatore Matarrese, presidente di Ance Puglia e del distretto pugliese dell'edilizia sostenibile

«L’edilizia è un settore in crisi. Oltre 250 mila, infatti, sono i posti di lavoro persi a livello nazionale mentre si registra, negli ultimi 4 anni, un calo di circa 30 miliardi negli investimenti in costruzioni ed una preoccupante impennata delle chiusure delle imprese per effetto della carenza di lavori e dei gravissimi ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione. La situazione è altrettanto allarmante in Puglia dove il comparto delle costruzioni, che rappresenta il 10% del PIL regionale, registra solo nell’ultimo anno 1.500 imprese e 20 mila posti di lavoro in meno. Numerose sono le azioni che imprese e lavoratori del settore richiedono da tempo per uscire dalla crisi.

Per questo riteniamo prioritario che si sblocchino i pagamenti dovuti dalle P.A. alle imprese per i lavori eseguiti e che si consenta alle regioni di poter disporre immediatamente dei fondi FAS e delle risorse destinate dal CIPE alle priorità infrastrutturali. Risulta paradossale che le regioni abbiamo la disponibilità economica per corrispondere il cofinanziamento richiesto dai fondi comunitari ma non possano farlo per effetto delle regole imposte dal Patto di Stabilità. Questa circostanza vanifica la programmazione degli investimenti nella nostra regione, una delle più finanziate in quanto facente parte delle aree sottosviluppate, e sottrae occasioni di lavoro alle imprese penalizzando ulteriormente l’occupazione nel settore. Per questo abbiamo richiesto che sia approvato in Parlamento e inserito nel disegno di Legge di Stabilità 2011 l’emendamento che consente di nettizzare i fondi europei escludendo dai vincoli del Patto di Stabilità le spese di co-finanziamento statale e regionale dei fondi.

Un momento della manifestazione del 1 dicembre

Il problema da risolvere, quindi, riguarda la macchina amministrativa. E’ inammissibile che gli imprenditori, in un momento di crisi come quello attuale, debbano attendere anni per la realizzazione di opere sia pubbliche che private. E’ per questo che chiediamo una decisa accelerazione nelle procedure di spesa e un intervento legislativo per semplificare le norme che regolano gli iter per l’ottenimento dei permessi di costruire e la realizzazione di opere pubbliche. Bisognerebbe, inoltre, eliminare le penalizzanti distorsioni fiscali esistenti nel settore nell’ambito di una riforma del fisco orientata allo sviluppo e più equa per lavoratori, imprese e cittadini. L’attuale stato di crisi rende poi necessaria l’estensione degli ammortizzatori sociali destinati all’industria anche al settore delle costruzioni considerando che è quello che garantisce le maggiori contribuzioni previdenziali.

Certo  siamo riusciti ad ottenere qualche risultato dopo la protesta degli scorsi giorni; siamo stati ricevuti dal Governo ed ottenuto rassicurazioni. Stiamo seguendo l’iter dell’emendamento, attualmente in discussione al Senato, ed abbiamo invitato tutti i parlamentari e senatori regionali a prenderlo a cuore perché vitale per la nostra regione. Ci sono state aperture: adesso vedremo cosa succederà. Credo, comunque, che siamo in ritardo. Un’area debole come il Sud meritava da anni misure anticrisi; ma più in generale il settore richiede al governo quell’attenzione sinora disattesa, affinché si concertino insieme azioni di sistema che mettano il comparto in grado di garantire il suo effetto anticiclico. Bisognerebbe seguire l’esempio di alcuni paesi europei, oltre che di USA ed Australia, dove sono state sviluppate azioni concrete a favore del settore delle costruzioni nella consapevolezza che quest’ultimo, coinvolgendo una filiera di 15-20 settori industriali, è in grado di incidere rapidamente sull’economia e sull’occupazione».

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