Discariche e rifiuti, la crociata della Guardia di Finanza

Da tempo i finanzieri in tutta Italia sequestrano discariche abusive e sanzionano i responsabili. Gli ultimi in ordine di tempo riguardano Reggio Emilia, Civitavecchia, Milano, Messina e Latina

 

Lotta mirata contro le discariche abusive e il traffico illegale di rifiuti. La Guardia di Finanza da tempo sta svolgendo una serie di attività contro chi deturpa l’ambiente.

Da qualche anno sono centinaia gli interventi in ambito ambientale, che riguardano soprattutto le discariche abusive. L’abilità del Baschi Verdi di coprire il territorio, insieme alle altre forze dell’Ordine, si coniuga con gli altri reparti specializzati nell’analisi degli aspetti economici e finanziari, vera vocazione della Guardia di Finanza.

Dopo la stagione del contrabbando negli anni ’90 e l’istituzione dei Baschi Verdi, la Guardia di Finanza ha un reparto operativo che si è specializzato nel tempo a guardare oltre l’evidenza, scoprendo tanti illeciti in ambito ambientale.

A Reggio Emilia le Fiamme Gialle hanno eseguito 5 misure cautelari nei confronti di 5 persone, tra cui 3 pubblici ufficiali, per l’accusa di corruzione e sfruttamento della prostituzione in appalti nel settore di smaltimento dei rifiuti. Un imprenditore reggiano, ora ai domiciliari, corrompeva realmente in ogni modo, anche con escort, i funzionari pur di ottenere l’affidamento diretto di commesse pubbliche in via esclusiva per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti. Indagini, sequestri e perquisizioni in 9 province italiane.

A Civitavecchia sono state invece scoperte due aree utilizzate abusivamente come discariche. Nelle aree sono stati scoperti rifiuti pericolosi come olio motore, batterie, carcasse di veicoli, pneumatici e scafi. Entrambe le aree hanno una estensione di 4500 mq e 4mila mq.

A Milano, ci sono 14 indagati facenti parte di un sodalizio mafioso di matrice ‘ndranghetista, capeggiato da una famiglia calabrese radicata da tempo nel capoluogo meneghino, particolarmente attivo nella commissione di plurime attività illecite, tutte aggravate dal metodo mafioso, tra le quali, intestazione fittizia di attività commerciali, estorsione, truffa ai danni di agenzie di lavoro interinale e traffico di rifiuti. Le misure sono state eseguite dai finanzieri, dalla Polizia Locale e dai Carabinieri Forestali. Il gruppo, oltre ad essere ramificato in vari affari investendo denaro in esercizi commerciali, era entrato nel business dei rifiuti, utilizzando come discariche aree protette e capannoni industriali abbandonati.

A ridosso dell’alveo del torrente Mela, a Messina, i finanzieri hanno scoperto e sequestrato una discarica abusiva di circa 3mila mq, al cui interno c’erano enormi ammassi di materiale da risulta proveniente dalle demolizioni e lavorazioni del manto stradale, in particolare granulato di conglomerato bituminoso, cosiddetto “fresato di asfalto”. Denunciato il titolare della società proprietaria del terreno.

A Latina, nella pianura pontina, infine, sono state scoperte due aree, ricadenti nel territorio di Sermoneta, per complessivie 18mila mq, utilizzate per depositare abusivamente i rifiuti, circa 200mila kg, consistenti in carcasse di auto, parti di esse, batterie, oli lubrificanti, liquidi refrigeranti e materiale ferroso. Tutto è stato sequestrato mentre una persona è stata segnalata.

In tutti questi casi sono evidenti gli illeciti: mancano le autorizzazioni, non ci sono sistemi di impermeabilizzazione e di drenaggio dei liquidi inquinanti, i rifiuti sono disposti in maniera disorganizzata e in aree nascoste alla vista e non viene applicato il concetto di riciclo. Inoltre, sempre più spesso la criminalità organizzata allunga le sue mani in questo settore ritenuto estremamente redditizio. L’assenza dei sistemi di messa in sicurezza dell’area, come l’impermeabilizzazione, provoca spesso l’infiltrazione di particolato nel sottosuolo, contaminandolo, inquinando anche la falda e i terreni vicini. Spesso i rifiuti vengono gettati anche in aree dove ci sono coltivazioni agricole, ortaggi e alberi da frutto. In questo modo, gli agenti inquinanti entrano a far parte della nostra catena alimentare, provocando i problemi di salute noti ormai a tutti.

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