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Diminuire le emissioni di CO2: con il nucleare si può

Il treno delle scorie radioattive giunge in territorio tedesco, controllato a vista da agenti di polizia

Sono i Castor. Undici vagoni speciali attrezzati per il trasporto di scorie nucleari. Hanno compiuto nelle ultime ore il dodicesimo e ultimo viaggio, dicono gli esperti, attraverso l’Europa, attraverso paesi e città, sfiorando le case con il loro carico di morte. Le scorie radioattive affidate dalla Germania al gruppo francese Areva per essere ritrattate nel suo stabilimento di La Hague, hanno fatto ritorno sul suolo tedesco per essere stoccate nel sito di Gorleben. La Germania ha deciso di uscire dal nucleare nel 2022 e fino ad allora, non dovrebbe più far riprocessare le scorie radioattive delle sue centrali. Secondo i programmi, si limiterà a stoccarle all’interno del Paese.

È l’ultimo episodio in termini temporali a tenere acceso il fuoco, alimentato più che mai dal grave incidente di Fukushima, che anima attivisti e gente comune contrari all’uso del nucleare, fino a scatenare violente proteste.

In Italia, a scatenare polemiche e contestazioni fino costringerlo poi a correggere la rotta su quanto detto, ci ha pensato il neoministro all’Ambiente Corrado Clini.

«l’Italia dovrebbe considerare l’energia nucleare – ha detto Clini nel corso di una trasmissione radiofonica – un’opzione sulla quale bisognerebbe riflettere molto, anche se quello che è avvenuto in Giappone ha scoraggiato. È una tecnologia chiave a livello globale e utilizzabile a certe condizioni».

Ma quella del successore di Stefania Prestigiacomo è solo un’opinione un po’ avventata oppure davvero, al di là della scelta che il Paese ha fatto con il referendum di rinunciare in maniera definitiva al nucleare, esistono le condizioni per un nucleare sicuro? Ambient&Ambienti lo ha chiesto Juan Esposito ingegnere all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Padova.

Un cartello avverte che un'altra Fukushima può succedere dovunque

«L’incidente di Fukushima è stato un evento eccezionale. Chernobyl fu una vera e propria esplosione nucleare dovuta a errore umano, con ricaduta di tutto il contenuto del nocciolo del reattore nell’ambiente circostante e che si è esteso poi a quasi tutto il resto dell’Europa. Il terremoto, lo Tsunami è una conseguenza, è stato il più violento nella storia del Giappone e uno dei più violenti da quando esistono le rilevazioni strumentali di eventi sismici».

Ingegnere, però, la centrale nucleare di Fukushima è stata progettata oltre cinquant’anni fa.

«Considerando quelli che erano gli eventi sismici massimi storici rilevabili 50anni fa, gli impianti giapponesi hanno egregiamente svolto il loro compito anche se si tratta di una tecnologia di reattori commerciali di generazione due; per come erano stati  progettati e per tutti i sistemi di emergenza che hanno avuto, hanno svolto egregiamente il loro compito. Ancora una volta la dimostrazione di aver utilizzato sistemi di sicurezza a più livelli ha permesso di limitare fortemente il danno che comunque c’è stato».

Quindi lei avrebbe visto positivamente la decisione del Governo di costruire centrali nucleari anche in Italia.

«Senza dubbio. Qui bisogna comprendere quelle che sono le politiche e le strategie di approvvigionamento energetico di una nazione. La regola fondamentale è che per mettersi al riparo da possibili sovrapprezzi delle materie prime del mercato dei combustibili fossili e dai costi ancora elevati delle cosiddette fonti alternative pulite eolico e solare, più quel contributo che può ancora venire dall’idroelettrico anche se in Italia è più sfruttato, la parola d’ordine è di differenziare, quindi avere un mix di approvvigionamento energetico».

Lei non approva programmazione di approvvigionamento energetico nel nostro Paese?

«Come a seguito del referendum del 1987, la nostra, di fatto, è stata un’operazione dettata più dall’emotività che dal freddo ragionamento, come in questo caso dev’essere, di programmazione di approvvigionamento energetico. Non c’è nessun Paese al mondo, almeno tra quelli industrializzati, i Paesi dell’OCSE, che hanno uno sbilanciamento così forte come ce l’abbiamo noi, ormai, da 25 anni, nell’approvvigionamento di energia da fonte fossile. Noi abbiamo più dell’80% di produzione di energia elettrica che viene immessa nella rete nazionale, che viene prodotta da fonti fossili: carbone, petrolio, gas naturale. Questo andava bene 25 anni fa».

Lei ritiene, quindi, che bisogni pensare di nuovo a una strategia di approvvigionamento basato sul mix energetico.

«Noi oggi non possiamo più continuare a pensare di bruciare combustibili fossili, di immettere migliaia di tonnellate di anidride carbonica in atmosfera, senza pensare di arrecare danni collaterali all’ambiente stesso. Visto che il nucleare è una di quelle pochissime fonti energetiche, come il solare e l’eolico, che permette di soddisfare questo requisito che oggi sta diventando un must, cioè una richiesta fondamentale, cioè di ridurre le emissioni».

Ingegnere Esposito, all’inizio di questa intervista lei ha fatto cenno anche a motivazioni di carattere economico.

«Il prezzo del petrolio nel corso degli ultimi dieci anni credo che sia più che triplicato e probabilmente tenderà ancora a salire nei prossimi anni. Il piano del Governo prevedeva che ci fosse un 25% di produzione da fonte pulita, eolico, solare, idroelettrico, un 25% da fonte nucleare, e un 50 %, quindi scendere drasticamente dall’80% al 50% massimo, di produzione da fonte fossile. Era una scelta sensata».   

La Germania spegnerà i suoi retattori nel 2022

Il deposito di scorie radioattive è stato ricavato all'interno di una miniera di sale

«Angela Merkel ha detto che tutti gli impianti tedeschi saranno spenti. Non immediatamente, però, come abbiamo fatto noi dopo il referendum. Ma alla fine della loro vita operativa. Fatta eccezione per quelli più vecchi o quelli che sono prossimi alla fine della loro vita operativa prevista, nessuno si sognerà in Germania di rinunciare improvvisamente a circa un 20% di approvvigionamento di energia nucleare; nessuno si sognerà domani di spegnere improvvisamente tutti i reattori. Così come non se lo sognerà la Francia, non se la sognerà l’Inghilterra non se lo sogneranno gli altri Paesi che stanno producendo energia elettrica dal nucleare».

Per concludere, ingegnere, non esclude il rischio di altri incidenti?

«Come sa, la tecnologia, qualsiasi attività umana, qualsiasi manufatto umano non è perfetto, la tecnologia non è perfetta, non per questo bisogna rinunciare alla tecnologia. Se lei prende un aereo, non penserà mai che quell’aereo, potenzialmente, prima o poi potrebbe cascare. Oppure, le faccio un altro esempio: quando ci fu l’incidente nel Vajont, nei primi anni ’60, un pezzo di montagna cadde nel bacino, sollevando quella spaventosa quantità di acqua che sormontò la diga e rase al suolo i paesi che stavano a valle. Longarone venne completamente distrutta, ci furono quasi tremila morti. Nessuno, però, si sognò di dire “quanto è brutta l’energia elettrica prodotta da idroelettrico”. Quindi, basare il discorso sul fattore emozionale non mi sembra un modo corretto di operare».

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