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Degrado delle aree, adesso c’è la terapia

CNR, Politecnico di bari e imprese private insieme per il progetto "Save Our Soil" contro il degrado del suolo

Le aree rurali possono guarire dal degrado e dall’inquinamento attraverso soluzioni innovative. E’ la novità introdotta dal progetto “SOS – Save Our Soil” realizzato da un partenariato regionale formato dal Centro nazionale di ricerca (Cnr), Politecnico di Bari e da otto imprese.

Contro il degrado del suolo – Due dei principali processi di land degradation che affliggono la risorsa suolo sono l’impoverimento della sostanza organica e la contaminazione da inquinanti organici e metalli. Contro questa “minaccia” si possono realizzare tre diversi tipi di attività: monitoraggio integrato dei suoli per raccogliere informazioni sulle condizioni di criticità e degrado attraverso tecniche tradizionali di misurazione in situe telerilevamento iperspettrale aviotrasportato; pianificazione ed attuazione di strategie d’intervento attraverso l’apporto e lo spandimento di compost; valutazione dell’efficienza del servizio integrato.

"Save Our Soil" viene sperimentato anche in un'area vicino al Mar Piccolo dove è stata rilevata una contaminazione da policlorobifenili (pcb) e vari metalli pesanti

«E’ possibile ottenere utilissime informazioni – ha spiegato Vito Felice Uricchio dell’Istituto di Ricerca sulle Acque del Cnr – con un semplice volo aereo ed attrezzature specifiche per poter orientare al meglio interventi di bonifica su qualsiasi area degradata».

Sperimentazione a taranto – Una sperimentazione è stata realizzata in tre differenti siti nel territorio della provincia di Taranto: un suolo in prossimità del Mar Piccolo, dove è stata rilevata una contaminazione da policlorobifenili(pcb) e vari metalli pesanti, e due aree agrarie povere di sostanza organica. «Abbiamo potuto osservare – ha proseguito Uricchio – l’incremento della sostanza organica nei suoli trattati attraverso le immagini telerilevate. Credo che i risultati di questa ricerca possano consentire alle aziende di vari settori di poter operare».

Un intervento previsto da "Save Our Soil" consiste nell’apporto e nello spandimento di compost

Secondo Massimo Monteleone, docente del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione ed Ambiente dell’Università di Foggia «c’è necessità di dati che siano geo-riferiti ed un monitoraggio ambientale che possa essere il più possibile ampio ma anche circoscritto per un’analisi più dettagliata. Queste conoscenze sono di forte interesse perché si parla di agricoltura a basso contenuto di carbonio e che per essere sostenibile deve ridurre al minimo le emissioni climalteranti e tesaurizzare la sostanza organica del suolo che costituisce un’importante possibilità di sequestro del carbonio. La desertificazione, del resto, è un processo irreversibile di perdita di sostanza organica. Per questo è importante identificare le aree e determinante predisporre azioni utili e tempestive, per esempio attraverso il Piano di Sviluppo Rurale. Di conseguenza si possono adottare soluzioni pratiche, dal punto di vista agronomico, come minima lavorazione, apporto di ammendanti piuttosto che avvicendamenti colturali». Si tratta, secondo il Distretto Produttivo Ambiente e Riutilizzo (DIPAR), di un progetto che nasce con la tripla “elica” perché coinvolge istituzioni, mondo dell’impresa e della ricerca. “Questo progetto – ha commentato il vice presidente del Distretto, Giuseppe Dalena –è importante per le ricadute ed i benefici che possono derivare alle aziende che fanno parte dell’aggregazione distrettuale”.

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