L’obiettivo di approvare le Linee Guida nazionali per gli impianti da fonti rinnovabili non è stato raggiunto ancora da tutte le regioni – in Puglia sono in vigore dal 1° gennaio 2011, nel rispetto dei tempi previsti dalla legge – che già un’altra legge è licenziata dal Consiglio dei ministri. Infatti, il decreto legislativo riguardante l’attuazione della Direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, presentato dal ministro per lo Sviluppo Economico Paolo Romani, è stato approvato, questa mattina, da Palazzo Chigi.
Il testo ha eliminato l’introduzione di un tetto di 8 mila MW per l’incentivazione dell’energia del sole, punto contestato da una vasta mobilitazione di addetti ai lavori e associazioni di categoria. Ciononostante, rappresenta una grave minaccia al futuro del settore delle rinnovabili. Infatti, bisognerà aspettare il prossimo mese di giugno perché il Governo riveda gli incentivi per l’energia fotovoltaica, previsti meno di un anno fa con il terzo conto energia e, purtroppo, saranno rivisti al ribasso.
Una proposta che va contro la normativa europea che ci impone di ridurre le emissioni di CO2 entro il 2020, che ha suscitato non poche reazioni negli addetti ai lavori – Tommaso Farenga, direttore scientifico di Ambient&Ambienti ha già pubblicato una riflessione sull’argomento, clicca qui per leggere “Fotovoltaico, morte per decreto: 15mila famiglie a rischio” – .
Durissimo il parere di Edoardo Zanchini, responsabile nazionale energia di Legambiente, secondo cui «la versione definitiva è praticamente il peggio possibile, tutta la mobilitazione e la trattativa di queste ore alla fine non ha portato a nulla. L’introduzione di tetti annuali alla potenza incentivabile rende il quadro per chi deve tirare fuori i soldi di massima incertezza, scoraggiando gli investimenti. Si rischia un gravissimo stop del settore già nel 2011, mentre gli aspetti positivi contenuti nel decreto non sono certo frutto dell’iniziativa del governo ma il semplice recepimento degli obblighi imposti da Bruxelles».
«Il nuovo Decreto all’esame del Governo avrà effetti devastanti su tutto il settore – chiosa Enrico Cappanera, Amministratore Delegato di Energy Resources Spa -, imponendosi sul futuro economico del nostro Paese. Nel dettaglio, il taglio retroattivo del 30% per gli incentivi all’eolico e l’introduzione di aste a ribasso per gli impianti oltre i 5 MW, si abbatterebbero sul settore delle fonti rinnovabili con un duro colpo di freno agli investimenti, gli istituti di credito non elargirebbero più finanziamenti.
Le Banche di Credito Cooperativo, per esempio, hanno indirizzato la propria attività nel settore delle energie rinnovabili e della sostenibilità ambientale; è il caso della Bcc di Cassano delle Murge, in provincia di Bari e Tolve, in provincia di Potenza, che ha legato la propria attività a quella di Legambiente Puglia, per collaborare ad una corretta diffusione delle energie rinnovabili sul territorio. Grazie alla convenzione tra istituto di credito e associazione ambientalista sono stati finanziati sia impianti privati sia di enti locali a condizioni vantaggiose. Infatti, dal 2008 sono stati erogati circa 2,5 milioni di euro per la realizzazione di 50 impianti fotovoltaici. Purtroppo, però, «in Puglia, da mesi stiamo assistendo ad una campagna denigratoria contro le fonti rinnovabili – dichiara Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia -». E con il decreto Romani a farne le spese sarebbero i circa 250.000 lavoratori dell’intero indotto (componentistica, studi tecnici e legali, imprese edili, trasporti, agenzie di comunicazione ecc.) che perderebbero il posto di lavoro e con esso sarebbero frantumati anche i loro progetti di vita; e addio indipendenza energetica del nostro Paese.
Dello stesso avviso è Michele Macaluso, presidente di Renael che, con più di 40 agenzie per l’energia e l’ambiente, costituite nell’ambito del programma europeo IEE (Intelligent Energy Europe) e distribuite su tutto il territorio nazionale, costituisce una vasta rete di tecnostrutture presenti in Italia nel campo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili.
«Con questo ribadisco – continua Enrico Cappanera – che non esiste esclusivamente energia eolica o solare, mi riferisco a tutte le energie rinnovabili disponibili: da biomassa, geotermica e idroelettrica. E sulle rinnovabili il nostro Paese può far affidamento, soprattutto in considerazione delle caratteristiche morfologiche del territorio. Questo Decreto rappresenta l’ultimo tassello di un piano mirato a demonizzare e a creare diffidenza attorno allo sviluppo di un mercato “energeticamente sostenibile». «L’attuale instabilità politica ed economica dei Paesi da cui siamo energeticamente dipendenti dovrebbe evidenziare ancor più la necessità dell’Italia di ottenere una propria autonomia energetica».
Giuseppe Bratta di Geatecno s.r.l. si rivolge, con una lettera, direttamente al Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e ai parlamentari pugliesi perché intervengano a far modificare il decreto legislativo presentato dal ministro Romani «considerando l’effetto a cascata sul mondo delle medie e piccole imprese del settore cui offrire una reale opportunità di consolidamento e crescita della filiera nazionale come accaduto in altri Paesi dell’Unione Europea, in primis la Germania0. Il fotovoltaico ha raggiunto in poco più di 2 anni una quota del fabbisogno di energia elettrica nazionale pari a circa il 3% – aggiunge Bratta -, nessun’altra tecnologia energetica è in grado di raggiungere simili obiettivi in così breve tempo e con così ampio consenso popolare». Pertanto Bratta chiede a Vendola e ai parlamentari «di garantire certezza normativa continuando a proteggere le aziende, i lavoratori e le famiglie pugliesi che hanno saputo rendere la Puglia un esempio da seguire collocandola ai primi posti nelle classifiche internazionali in quanto a pratiche virtuose».
E’ vero che il settore fotovoltaico negli ultimi tempi ha generato non poche perplessità a causa di un impiego delle installazioni forse eccessivo, forse non molto rispettoso dell’ambiente: per questo motivo aggiunge Tarantini, «bisogna bloccare gli impianti che deturpano il paesaggio ma anche puntare alla riduzione e alla progressiva sostituzione delle fonti fossili».
Aggiornato alle ore 12.00 del 3 marzo 2011


