“Cerchie di Memoria”: quando la cultura si fa radice del paesaggio

I tronchi di ulivo colpiti da Xylella diventano una collezione botanica unica

 

La presentazione del progetto “Cerchie di Memoria”

C’è un silenzio che parla più di mille parole. È quello che aleggia tra i tronchi mutilati degli ulivi salentini, simboli spezzati da una tragedia ambientale che ha segnato in profondità il volto del territorio. È da quel silenzio che nasce “Cerchie di Memoria”, il progetto promosso dal MuSA – Museo Storico-Archeologico dell’Università del Salento, con il sostegno della Fondazione per l’Orto Botanico del Salento, presentato all’Orto Botanico Universitario di Lecce, diventato luogo-simbolo della rinascita culturale e ambientale della regione.

Un progetto che guarda al passato, ma con lo sguardo rivolto al futuro: attraverso l’acquisizione e la conservazione di sezioni di tronchi di ulivo colpiti dalla Xylella fastidiosa, si vuole costruire una collezione botanica unica, testimonianza viva, seppure muta, di un’epoca e di un paesaggio cancellati in pochi anni. Segnati da batteriosi, micosi, incendi o semplicemente dalla morte silenziosa portata dal batterio, questi tronchi diventano quindi reperti da esporre e da studiare, offrendo spunti di riflessione, ricerca e memoria.

Gli ulivi del Salento, monumenti naturali da tutelare

L’epidemia di Xylella ha infatti distrutto un patrimonio ambientale e agricolo costruito nei secoli, sin dal Neolitico. Gli ulivi del Salento, veri e propri monumenti naturali, raccontano una storia lunga millenni: dai commerci con il mondo greco, alla spinta economica dell’epoca romana e bizantina, fino al radicamento profondo nella cultura contadina moderna. Oggi, con il progetto “Cerchie di Memoria”, il MuSA intende salvare ciò che resta, restituendogli voce, senso e valore.

Ma la memoria, per essere davvero tale, ha bisogno di essere condivisa. Per questo il progetto si avvale dello strumento dell’Art Bonus, che consente a cittadini e imprese di sostenere il patrimonio culturale italiano attraverso donazioni fiscalmente detraibili fino al 65%. Una forma di mecenatismo moderno che non solo consente di agire concretamente per la tutela del paesaggio e della storia, ma restituisce ai donatori anche un ritorno simbolico e identitario: contribuire alla rinascita della propria terra.

Un evento partecipato e condiviso

Il progetto “Cerchie di Memoria” si avvale dello strumento dell’Art Bonus, che consente a cittadini e imprese di sostenere il patrimonio culturale italiano attraverso donazioni fiscalmente detraibili fino al 65%

“L’iniziativa ha avuto grande successo – ha spiegato Francesco Tarantino, consigliere delegato della Fondazione per la gestione dell’Orto Botanico Universitario – perché sono intervenuti rappresentanti di rilievo del mondo imprenditoriale e associativo. L’obiettivo è stato proprio quello di sensibilizzare il tessuto produttivo del Salento a sostenere progetti che riguardano l’intera comunità. Le imprese spesso lamentano il degrado ambientale del territorio, ma molte di esse operano e traggono vantaggio da questo stesso territorio. Hanno le risorse per restituire valore. L’Art Bonus, largamente utilizzato all’estero, dovrebbe diventare una prassi anche nel Sud Italia”.

Alla presentazione del progetto hanno preso parte figure di spicco del mondo accademico, istituzionale e imprenditoriale: il professor Gian Pietro Di Sansebastiano, presidente della Fondazione per l’Orto Botanico del Salento; i consiglieri delegati Francesco Tarantino e Massimo Guastella; la direttrice del MuSA Grazia Maria Signore; la rettrice eletta Maria Antonietta Aiello; la sindaca di Lecce Adriana Poli Bortone; il presidente ISPE Fulvio Pedone; il coordinatore dei Poli Biblio-Museali della Regione Puglia Gigi De Luca; il presidente della Camera di Commercio Mario Vadrucci, oltre a rappresentanti delle principali associazioni di categoria del mondo agricolo e produttivo del territorio.

Il potere della memoria ambientale e storica

In un tempo in cui la memoria tende a perdersi nel flusso veloce dei social, “Cerchie di Memoria” sceglie di rallentare, di sedimentare il ricordo attraverso oggetti concreti e visibili. Gli anelli concentrici dei tronchi, le cerchie appunto, diventano così non solo elementi scientifici e botanici, ma veri e propri “volti” del paesaggio perduto: cronache silenziose di una tragedia verde che ha segnato l’identità del Salento.

Esporli diventa dunque un gesto etico. È dire: “noi ricordiamo”. È fare della cultura un’azione concreta, che tocca le radici della storia. E se un tempo il museo era il luogo del passato, oggi può essere anche lo spazio della resistenza, della ricostruzione, della speranza.

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