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Cava Pozzovivo, un esempio da seguire

Un laghetto circondato da una strada all’interno di una cava con pareti rinverdite laddove, fino a poco tempo fa, facevano bella mostra di sé rifiuti edili, elettrodomestici ormai dismessi, pneumatici e innumerevoli altri rifiuti di varia natura. Una differenza non da poco per la cava in contrada Pozzovivo, che a circa 4 chilometri dal centro urbano di Mola e a meno di 200 metri dalla provinciale Mola – Conversano, costituisce una delle zone agricole più fertili del territorio. 

<p>l'ex discarica in contrada Pozzovivo come si presenta oggi</p>

l'ex discarica in contrada Pozzovivo come si presenta oggi

Alcuni mesi fa, infatti, sono stati completati i lavori di bonifica, messa in sicurezza e recupero della cava Pozzovivo, che tra marzo e maggio ‘96 fu utilizzata per smaltire i rifiuti solidi urbani di Mola. Era il periodo in cui ogni paese attivava in modo provvisorio discariche in cave abbandonate, aree in cui smaltire i rifiuti solidi urbani che, nel corso degli anni, si trasformavano in discariche abusive di materiali di varia natura: vere e proprie bombe ecologiche. Le amministrazioni locali si adoperavano come potevano per fronteggiare l’emergenza rifiuti, affrontare misure di contenimento ambientale che spesso si rivelavano degli “ibridi”, quando non soluzioni irrisorie rispetto alla gravità del problema. Lungimirante appare invece la scelta fatta dal Comune di Mola, che «è riuscito a conciliare una mitigazione di impatto ambientale con un più che dignitoso risultato paesaggistico», come ci spiega l’ingegner Tommaso Farenga, capogruppo nel progetto e nella direzione dei lavori – affidati, tra gli altri, agli ingegneri Angelo Domenico Perrini, Nicola Massimo Papeo e Nicola Papeo.

<p>La cava e il degrado iniziale</p>

La cava e il degrado iniziale (foto arch. SIT&A)

Il presupposto di bonificare un sito inquinato ha consentito al Comune di Mola l’accesso al finanziamento di fondi europei (1.780.000 euro di fondi POR Puglia 2000-2006 per Azione 5a e 5b) senza in nessun modo intaccare le casse comunali. L’intervento è stato realizzato da un raggruppamento temporaneo di imprese, costituito tra la società  Geo Impianti e Costruzioni e Dalena Eco-Trend. «Il lavoro che si è prospettato – continua Farenga – riguarda poche migliaia di metri quadri di discarica andatasi a formare in una vecchia cava di tufo di almeno 5 ettari. Smaltire i rifiuti sarebbe costato troppo, quindi abbiamo pensato di recuperare la discarica costruendo una tomba, attraverso quella che noi definiamo operazione di capping. In pratica si tratta di costruire un pacchetto di strati al di sopra dei rifiuti, partendo da uno strato di argilla;

<p>I lavori di recupero della cava (foto arch. SIT&A)</p>

I lavori di recupero della cava (foto arch. SIT&A)

quindi, a seguire, una guaina di impermeabilizzazione, poi un altro strato che favorisce il drenaggio e infine il terreno, che così può prestarsi alla piantumazione, di essenze rigorosamente locali, tra cui la macchia mediterranea». Ed il laghetto? «Quello che appare come un laghetto è una cisterna idrica per raccogliere e riutilizzare, per esempio a scopo irriguo, le acque meteoriche. Dopo aver risagomato i fronti di scavo, riducendo la pendenza, pericolosa, delle pareti verticali, ora tra l’altro rinverdite – spiega l’ingegnere – sono state realizzate varie ulteriori opere di reinserimento paesaggistico ed ambientale. E, per finire, la recinzione dell’intera area e una serie di percorsi di viabilità interna: tutto un altro aspetto, direi».

Alla soddisfazione di Farenga e del suo team di lavoro si aggiunge quella di Nico Berlen, Sindaco di Mola e dell’assessore all’Agricoltura e Ambiente, Pietro Santamaria. Al punto che negli intenti futuri di Berlen ci sarebbe l’installazione di pannelli fotovoltaici nella cava Pozzovivo, per farne un parco per la produzione di energia pulita. Per Mola, si tratterebbe di un progetto pilota d’importanza regionale.

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