Le barriere artificiali (BA), sono strutture mobili sommerse che, installate su fondali marini, attraggono la fauna locale, grazie a stimoli visivi, acustici e chimici e/o per la possibilità di trovare protezione dalla pesca o dai propri predatori naturali o di alimentarsi su organismi insediatisi sulle nuove superfici resesi disponibili (ISPRA).
Oggi il nostro Paese avrebbe la possibilità di ritrovarsi, senza alcun costo – quando sono progettate appositamente, le barriere sommerse hanno un costo considerevole sia di costruzione sia di posizionamento -, una barriera artificiale già costruita e posizionata su un fondale marino. L’occasione è data dalle piattaforme subacquee costruite all’Isola del Giglio sulle quali, a suo tempo, è stato posizionato il relitto della Costa Concordia, prima di tirarla su e procedere alla sua ultima “crociera” verso lo smantellamento; ma anche in Adriatico esistono altre strutture come le piattaforme petrolifere disattivate, che potrebbero essere sfruttate a fini ambientalistici e occupazionali.
L’isola del Giglio oltre a far parte del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano è un’area protetta sia come Sito di Interesse Regionale (SIR), sia come Zona di Protezione Speciale (ZPS), inoltre è stata proposta come Sito di Importanza Comunitaria (pSIC). Una barriera artificiale all'”Isola dell’inchino” è un vantaggio per gli abitanti del posto, sia sotto il profilo biologico – come abbiamo visto, diventa zona di produzione e di concentrazione di specie anche d’interesse commerciale – sia ludico, poiché la barriera diventa un luogo d’immersioni subacquee con ricadute economiche anche rilevanti (leggi le note a fondo pagina) per gli isolani.
Il tema delle “Barriere artificiali sommerse, una risorsa per l’ambiente e per l’economia” riunisce, martedì 25 novembre prossimo, all’Acquario di Genova, il gotha della biologia marina ed esperti di scienze ambientali e di subacquea.
L’istanza di un incontro con il ministero dell’Ambiente, per valutare da un punto di vista scientifico e tecnico l’opportunità di conservare le strutture d’acciaio subacquee realizzate per il recupero della Costa Concordia è del Comune del Giglio, a fronte dell’opposizione del dicastero che ha richiesto la totale rimozione delle strutture e il ripristino dei fondali, in base all’accordo stipulato tra Costa Crociere, società assicuratrici, ministero e Conferenza dei Servizi Stato/Regione.
Le piattaforme subacquee costruite all’Isola del Giglio per supportare il relitto della Costa Concordia possono diventare barriere artificiali marine a costo zero e con vantaggi sia per l’ecosistema sia per l’economia del posto«La proposta di smantellare tutto e di riportare il fondale “alle origini”, una volta rimossa la Concordia – ha ribattuto Francesco Cinelli, già professore ordinario di Ecologia all’Università di Pisa -, fu fatta sull’onda dell’emergenza e dello shock dell’evento e di un protocollo firmato in fretta e furia, non conoscendo assolutamente quali sarebbero stati i sistemi di recupero da utilizzare e le relative strutture da mettere a mare». Sulla decisione di togliere la gran quantità di materiali eterogenei di diversa natura abbandonati sul fondo, sono tutti siano d’accordo ma sullo smantellare le piattaforme «riteniamo che questa seconda operazione – continua Cinelli – sia in grado di arrecare ulteriori danni ambientali invece di restituire il fondale nelle condizioni originarie come era stato ipotizzato al momento dell’incidente».
Uno dei basamenti delle piattaforme all’Isola del GiglioDello stesso avviso è Riccardo Cattaneo-Vietti, professore ordinario di Ecologia all’Università Politecnica delle Marche, secondo cui «In questo momento l’Italia ha la possibilità di ritrovarsi, senza alcun costo, una barriera artificiale già costruita e posizionata. Demolire queste strutture, oltre all’evidente costo, può essere ancora una volta una fonte di inquinamento per quelle acque. A questo punto, è meglio lasciar fare alla natura».
L’iniziativa è promossa dall’Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee, – organizzazione no profit riconosciuta dall’UNESCO e parte dell’Advisory Board del Research Project Cognitive Robots for Cooperation with Divers in Marine Environments, finanziato dalla UE Commission.
Note
- Nel 1965 nel Mare Adriatico la piattaforma Paguro per l’estrazione del metano esplose, si incendiò e affondò creando sul fondo un cratere di 35 metri. Nel corso del tempo il sito è diventato un’oasi di vita con una flora e fauna marina così ricche che oggi, questo reef artificiale, è stato dichiarato dal ministero Zona di Tutela Biologica e successivamente Sito di Interesse Comunitario. È meta di subacquei e decine di diving center operano sul luogo, effettuando migliaia di immersioni all’anno.
- Nel 1991 la superpetroliera Haven affondò davanti ad Arenzano (GE) adagiandosi su un fondale di 80 metri. È oggi il più grande relitto visitabile da subacquei nel Mediterraneo e uno dei più grandi al mondo. Anche la Haven è divenuta un laboratorio di biologia marina meta di migliaia di subacquei e una fonte di lavoro diretto per decine di professionisti e di parecchi posti di lavoro nell’indotto.
- I principali diving center operanti sulla Haven a Settembre 2014 sono: – Mare Blu (Sestri Ponente – GE) – Haven Diving Center (Arenzano – GE) – Le Cavallette (Savona) – Bubble lounge Diving (Recco – GE) – Centro Sub Tigullio (Genova) – Portofino Divers (Santa Margherita Ligure – GE) – Nereo Sub (Spotorno – SV) – Doctor Scuba (S. Michele di Pagana – GE) – Whale Diving Center (Arenzano – GE) – Melville Diving Center (Nervi – GE) – Tech Dive (Varazze – SV). Insieme ad altri si contano più di 25 diving che impiegano in media 150 persone dirette più altrettante nell’indotto (assistenza ai mezzi nautici, operatori nella ricettività turistica, ecc.), per un totale di 300 posti di lavoro.


